74 anni fa la liberazione di Bratislava. Pellegrini: tenere sempre a mente il monito della guerra

La capitale Bratislava ha commemorato ieri 4 aprile i 74 anni dalla sua liberazione dalla Germania nazista, grazie a un attacco congiunto iniziato il 2 aprile da parte della Settima armata dell’esercito sovietico con il supporto delle divisioni di carri armati, incluso il Secondo reggimento di carri armati rumeni e la flotta del Danubio. Bratislava fu liberata dopo due giorni di battaglia il 4 aprile 1945. Negli scontri rimasero uccisi 742 soldati dell’Armata Rossa, insieme a 470 tedeschi e ungheresi, e 121 civili. Diversi edifici furono bruciati o danneggiati, anche se nel complesso la città non subì i danni che toccatono ad altre città europee.

Alla fine di marzo 1945 i membri delle milizie chiamate Guarda di Hlinka, e il governo del Partito popolare slovacco fondato da Andrej Hlinka, fuggirono in massa da Bratislava, mentre il governo filo-nazista del Presidente Jozef Tiso si trasferì nella cittadina di Holíč prima di fuggire in Austria. Gli occupanti tedeschi combatterono per le strade mentre si avvicinavano rapidamente le forze di liberazione, guidate dalle truppe sovietiche. Le fabbriche fermarono la loro attività, e così i trasporti pubblici, e dal 2 aprile furono interrotte in città le forniture di energia elettrica e gas mentre le artiglierie del fronte erano sempre più vicine. Le truppe fasciste in rotta saccheggiarono le fabbriche, dettero fuoco a diversi edifici e demolirono il Ponte Milan Rastislav Štefánik, che fu presto ricostruito dall’Armata Rossa e rinominato Ponte Vecchio. I tedeschi sapevano della fine imminente ma non volevano lasciare la città senza combattere, convogliando su Bratislava diverse divisioni di fanteria. Con l’aiuto delle truppe romene, in due giorni l’Armata Rossa ha ottenuto il controllo di Bratislava con battaglie che si sono combattute in diverse parti della città.

Lunedì 2 aprile 1945 iniziò la battaglia finale per il controllo della città. Le truppe ucraine dell’esercito sovietico liberarono Vajnory, villaggio a nord-est dell’abitato urbano. Il giorno successivo una grande offensiva dell’Armata Rossa, con avanzate di fanteria inframmezzate da attacchi di artiglieria e incursioni aeree, permise di conquistare posizioni strategiche. La mattina del 4 aprile partì un attacco di fanteria con supporto di carri armati sovietici e rumeni, e copertura fornita da navi della flotta sovietica del Danubio. L’esercito tedesco fu sopraffatto ma la battaglia proseguì in forma di guerriglia urbana dove agivano alcuni gruppi della Guardia di Hlinka e delle SS. Nel pomeriggio le truppe dell’Armata Rossa raggiungevano i bordi occidentali della città cacciando i tedeschi e concludendo vittoriosamente i combattimenti. La vittoria fu festeggiata a Mosca con 20 salve sparate da 220 cannoni.

Le vittime sovietiche – quasi settemila soldati – sono tumulate sulla collina dello Slavin, dove un grande monumento eretto nel 1960 commemora la liberazione della Slovacchia ad opera dell’Armata Rossa. Nel memoriale è inclusa una sala che riporta iscrizioni e un sarcofago di marmo bianco. L’obelisco sul quale svetta un soldato sovietico in bronzo che tiene la bandiera, a 39 metri di altezza, è visibile da molti angoli della città.

Deponendo una corona ai caduti presso lo Slavin, in una cerimonia che vedeva la presenza di diversi uomini politici e dell’ambasciatore russi Fedotov, il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) ha sottolineato la necessità di tenere costantemente a mente il messaggio di avvertimento della guerra, di non sottovalutare il significato della lotta antifascista. In Europa sentiamo di nuovo voci che credevamo sepolte nella storia. Sono le «voci dei neo-nazisti che difendono il fascismo e negano i diritti umani e le libertà fondamentali». «Anche in Slovacchia dobbiamo essere vigili e consapevoli della nostra responsabilità per mantenere la pace, la libertà, la democrazia e una vita sicura per tutti i cittadini». Sono passate tre generazioni da quei fatti che ci permettono di vivere senza gli orrori della guerra, ma «molti sembrano non rendersene più conto, come se il tempo non solo avesse attenuato il dolore, ma avesse anche effievolito nella nostra memoria l’avvertimento della guerra», ha ammonito Pellegrini.

In un’altra cerimonia, presso il monumento alla Vittoria nel centro di Bratislava, il presidente Andrej Kiska ha detto che migliaia di persone, uomini, donne, padri e madri, sono morti per la nostra libertà, anche a migliaia di chilometri dalle loro case. «Lo hanno fatto per rendere l’Europa e il mondo liberi e per liberarsi del male». Secondo il presidente, ancora oggi è necessario che tutti lottino contro il male nel paese, per definirlo e nominarlo chiaramente. Ed è necessario chiedersi come mai molte persone in Slovacchia sono pronte a votare politici che sostengono segretamente il male.

(Red)

Foto FB/pellegrini.peter
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