Cosa sta succedendo in Africa dopo il ciclone Idai

A metà di marzo un ciclone tropicale si è abbattuto sul Mozambico, con piogge e allagamenti e distruzione hanno colpito anche il Malawi e lo Zimbabwe. Centinaia i morti, migliaia gli sfollati. E la paura di epidemie di colera e malaria peggiora la situazione.

La peggiore calamità naturale degli ultimi vent’anni in Africa. Una devastazione che le regioni colpite sentiranno per i mesi. Un’emergenza che richiede di mettere in campo tutte le risorse disponibili per affrontare la crisi, che ha portato acqua e distruzione ovunque. Così le principali organizzazioni sociosanitarie e umanitarie hanno raccontato e commentato la devastazione portata dal ciclone tropicale Idai che alla metà di marzo si è abbattuto in Mozambico. Piogge e allagamenti hanno interessato anche lo Zimbabwe e il Malawi. Sono circa tre milioni le persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria secondo l’Unicef. Oltre 750 finora i morti, in bilanci che non è possibile considerare definitivi.

Un’emergenza sanitaria, edilizia, nutrizionale e psicologica. Così l’epidemiologo di Medici senza frontiere Ivan Alejandro Pulido Tarquinoimpegnato sul campo descrive la situazione. Perché l’acqua che si è riversata nelle zone – colpendo soprattutto l’area di Beira, in Mozambico – ha causato la distruzione di abitazioni, scuole, edifici, strutture sanitarie comprese, compromesso pesca, allevamenti, raccolti, l’accesso alle cure, il sistema di distribuzione dell’acqua e dell’energia, le comunicazioni. Affrontare l’emergenza significa fare i conti con tutte le conseguenze del ciclone Idai. A cominciare da quelle sanitarie.

Oltre all’arrivo sul campo di personale, alla distribuzione di medicine e strumentazione necessarie a far fronte ai traumi provocati dalle forti piogge e inondazioni, gli interventi sanitari mirano oggi a scongiurare i rischi connessi a disastri naturali simili. Gli allagamenti infatti mettono a rischio le risorse idriche, contaminando le fonti potabili. L’acqua sporca, ma anche solo più acqua, tanta acqua, dove più zanzare possano vivere e moltiplicarsi, aumenta il rischio di malattie come tifo, colera e malaria, per esempio.

Forniture idriche non sicure e servizi igienici inadeguati costituiscono condizioni ad alto rischio infatti per la diffusione del coleraricordanodall’Oms, e a rischio sono oggi circa 130 mila persone che vivono in rifugi di fortuna. Quasi 1500 sono già i casi registrati in Mozambico di malattia: una patologia batterica a trasmissione oro-fecale, che si presenta con diarrea acquosa grave, e può essere mortale nel giro di qualche ora se non trattata. “In un paese endemico è sufficiente un paziente notificato e confermato con diagnosi di laboratorio per dichiarare un’epidemia”, commentava nei giorni scorsi Pudilo Tarquinio del’Msf, “essendo il Mozambico un paese in cui il colera è endemico, la notifica di questo singolo caso ha permesso di dichiarare ufficialmente l’epidemia di colera”. Ma ci si aspetta che i casi possano aumentare nei prossimi giorni, anche considerando che il sistema di notifica stesso dei casi è stato colpito dalla distruzione portata dal ciclone. “Nel momento in cui si potrebbe o si possa notificare un potenziale caso di colera non sempre l’intervento può essere immediato, a causa di questi grossi limiti dovuti alla catastrofe ambientale”, continua Pudilo Tarquinio, “In questo momento il rischio di un’epidemia massiccia è moto più alto a causa di queste particolari condizioni, perché non è un’epidemia di colera, è un’epidemia di colera in un’area che ha sofferto un disastro”

Per questo sono stati aperti 11 centri di trattamento per l’emergenza colera, sono stati messi a disposizione test diagnostici e kit medici per l’assistenza, e oggi, 3 aprile, è iniziata la campagna di vaccinazione con quasi 900mila dosi di vaccini messi a disposizione da Gavi, The Vaccine Alliance (sul sitodell’Organizzazione mondiale della sanità è possibile tutti gli aggiornamenti sulla gestione dell’emergenza, così come tramite il sito di Msf e dell’Ocha, l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari e i canali social collegati). Accanto alle misure preventive per il colera, sono in arrivo nelle zone colpite anche quelle contro la malaria (le inondazioni aumentano il rischio di diffusione delle zanzare, vettori della malattia), con l’arrivo previsto di 750mila reti da letto trattate con insetticidi, test per la diagnosi precoce e farmaci antimalarici. In Mozambico i casi di malaria segnalati in tre regioni sono 276 al momento.

(Anna Lisa Bonfranceschi, Wired cc by nc nd)

Foto www1.wfp.org

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