Bruxelles ingiunge la sospensione della tassa speciale sulle catene al dettaglio

La Commissione europea ha emesso ieri un’ingiunzione per chiedere alla Slovacchia di sospendere l’applicazione della legge che impone un prelievo speciale sulle catene di vendita al dettaglio, una misura che è stata introdotta quest’anno su proposta del Partito nazionale slovacco (SNS). Il gettito dell’imposta, che è stata fissata al 2,5% del fatturato netto, secondo i proponenti dovrebbe andare a sostenere gli agricoltori e i produttori alimentari slovacchi, andando a creare sia un fondo rischi sia un fondo di marketing a sostegno delle vendite di cibo slovacco. La Commissione europea ha affermato che analizzerà a fondo la legge per vedere se viola o meno le norme UE in materia di aiuti di Stato. Il Parlamento aveva approvato per la seconda volta la legge il 13 dicembre 2018, superando così il veto del presidente Andrej Kiska, malgrado il 70% degli slovacchi si fosse detto contrario. L’imposta è entrato in vigore in Slovacchia dal 1° gennaio 2019. All’inizio dell’anno un gruppo di deputati dell’opposizione aveva presentato un reclamo alla Corte costituzionale perché esaminasse la costituzionalità del provvedimento.

La ministra dell’Agricoltura Gabriela Matečná del partito SNS ha detto martedì in una conferenza stampa che l’intervento della Commissione europea è una misura eccezionale, applicata meno di dieci volte in tutta la storia dell’UE. Ora, inizieremo ad esaminare il documento, e nel frattempo gli effetti della legge speciale saranno sospesi, dunque le catene di negozi alimentari non pagheranno la tassa, e non contribuiranno al sostegno di agricoltori e produttori alimentari slovacchi. La ministra ha criticato l’intervento, dicendo che «Ci vogliono anni prima che la Commissione europea prenda decisioni in caso di problemi quali le norme sulla diversa qualità degli alimentari [nei paesi dell’Europa orientale] o le pratiche sleali delle catene di vendita al dettaglio». Tuttavia, ha osservato criticamente riferendosi alle lobby di pressione, «quando si tratta di una tassa, la Commissione […] è in grado di mandare una ingiunzione alla Slovacchia in tre giorni lavorativi». Non sappiamo cosa abbia mosso la Commissione europea per farla agire così rapidamente quando «sono in gioco interessi di ricche imprese», ma in genere «si prende del tempo quando sono a rischio i consumatori», ha detto Matečná, avvertendo che si opporrà «a questo comportamento» e chiederà «alla Commissione europea di avviare un’inchiesta».

Il ministero dell’Agricoltura ha presentato una proposta per sospendere gli effetti della legge, e il Parlamento potrebbe discutere della questione con un procedura legislativa accelerata per l’annullamento del prelievo speciale. E l’opposizione si fa sentire, ricordando di aver ripetutamente avvertito di possibili problemi legali che deriverebbero dal prelievo speciale.  Il capo del partito Libertà e Solidarietà (SaS) Richard Sulik, membro del Parlamento europeo, ha dichiarato che alla fine del 2018 ha contattato la Commissione europea in merito alla proposta di legge, prime che entrasse in vigore in Slovacchia, e aveva discusso della cosa con il Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager. Il partito Sme Rodina ha affermato di avere sottolineato l’incompatibilità della legge con le regole di libero scambio dell’UE.

Intanto la SAMO, Alleanza slovacca per il commercio moderno, organizzazione che raggruppa le maggiori catene commerciali al dettaglio, accoglie con favore la decisione della Commissione europea. «Abbiamo detto fin dall’inizio che la legge contraddice la Costituzione slovacca e le normative dell’Unione europea, in questo caso si sottolinea quanto sia importante che la Slovacchia sia ancorata nell’UE, che, anche in questo caso, ha dimostrato di essere disposta a difendere gli interessi dei cittadini dei suoi stati membri nonostante le decisioni dei singoli governi», afferma una nota di SAMO.

Mentre dall’altra parte della barricata SPPK, la La Camera slovacca per l’agricoltura e l’alimentazione (SPPK) ha dichiarato che intende rispettare la decisione di Bruxelles ma si dice delusa «che la Commissione UE abbia preso le parti della parte più forte della catena agroalimentare: da un lato, la Commissione finge di essere liberale, lasciando tutto al libero mercato e, dall’altra parte, i membri più forti dell’UE spingono i loro interessi a spese dei più deboli». SPPK ribadisce che questo giudizio è una conferma che le catene di vendita al dettaglio sovranazionali utilizzano impropriamente la loro posizione dominante sul mercato, e impongono condizioni commerciali inaccettabili ai fornitori slovacchi, ostacolando lo sviluppo dell’agricoltura e del settore alimentare in Slovacchia.

(Red)

Foto NRSR
Anthony Albright cc by sa

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