Pellegrini: se confermati, i contatti di Vadalà col governo sarebbero una mazzata

Dopo le rilevazioni uscite nei giorni scorsi (e di cui abbiamo scritto ieri) riguardo ai rapporti di Antonino Vadalà con pezzi dello Stato slovacco – polizia, dogane, ministero dell’Interno (allora gestito da Robert Kaliňák), fisco e servizi segreti che l’italiano si vantava di avere comprato – è arrivata una prima reazione dal governo in carica. Il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) ha detto oggi di non volere ancora commentare queste informazioni sui contatti di Vadalà con le autorità slovacche, perché intende attendere che gli siano portate delle prove, ma ha ammesso che se l’informazione fosse vera, sarebbe un vero colpo. «Vorrei chiedere un po’ di tempo per poter avere dettagli o conferme delle cose che ho letto», ha detto mentre si recava a un pranzo di lavoro con la direzione del suo partito Smer-SD, spiegando che a tempo debito potrà commentare, ricordando che ha sempre preso posizione sulle questioni quando gli sono state presentate delle prove.

Sempre oggi i rappresentanti del partito di opposizione OLaNO hanno invitato il procuratore generale Jaromír Čižnár, la polizia e l’intelligence slovacca a lanciare un’inchiesta immediata sui sospetti di legami tra la mafia italiana e alti funzionari statali. Il capo della commissione parlamentare per la supervisione delle attività del Servizio di intelligence slovacco (SIS) Gabor Grendel (OLaNO) ha dichiarato inoltre di aver chiesto al direttore SIS Anton Safarik di riferire sul tema alla prossima sessione della commissione.

Il capogruppo in Parlamento di OLaNO, Veronika Remišová, ha definito «inimmaginabile che i cittadini slovacchi debbano venire a sapere di sospetti estremamente gravi da procuratori e giornalisti italiani: la polizia e l’ufficio del procuratore sono obbligati per legge a indagare su eventuali sospetti di attività criminali». Il partito chiede risposte immediate dai corpi dello Stato sospettati di collusione e si domanda quali misure siano state prese dalla polizia e dalla magistratura slovacca per esaminare l’impatto della criminalità organizzata sulle decisioni prese dai funzionari governativi e per verificare se le attività di Mária Trošková (che ha prestato servizio come assistente dell’ex premier Robert Fico al palazzo di governo) e Viliam Jasaň (ex capo del consiglio di sicurezza dello stato presso l’ufficio del governo) sono state esaminati in dettaglio.

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Come riportato dalla giornalista italiana Maria Grazia Mazzotta, tra Vadalà e Trošková, sua ex socia e fidanzata, sono intercorse nel giro di un anno 452 telefonate, mentre la ragazza era prima assistente parlamentare di Jasaň e poi braccio destro di Fico al governo, con accesso a informazioni altamente sensibili per il paese. Remišová ha ricordato che Robert Fico, quando poco dopo l’omicidio di Jan Kuciak i media attaccarono lui e l’assistente, provocandone le dimissioni, aveva detto un anno fa ai giornalisti che «Forse arriverà il momento in cui dovrete scusarvi con molte persone». Invece di attaccare giornalisti e oppositori, ha detto la deputata, «Fico dovrebbe rispondere oggi a domande su come lo Stato abbia operato sotto la sua guida e quali interessi ha protetto per anni il partito Smer-SD, assumendosene la debita responsabilità».

(Red)

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