Antonino Vadalà si era comprato polizia, dogane e servizi segreti della Slovacchia

Antonino Vadalà, il calabrese residente a lungo nella Slovacchia dell’Est estradato lo scorso anno in Italia per traffico internazionale di grandi partite di droga per conto della ‘ndrangheta, aveva speso fior di quattrini per pagare il silenzio e avere la collaborazione di funzionari e alte sfere in Slovacchia, tra agenti del servizio di intelligence, poliziotti, funzionari del fisco e delle dogane. Una vera e propria trama della corruzione, che includerebbe l’allora capo del SIS e che gli sarebbe costata un milione di euro, secondo quanto lo stesso Vadalà aveva confessato a un agente sotto copertura che credeva un suo complice.

Ed era arrivato fin dentro l’ufficio del primo ministro Robert Fico grazie alla consigliera speciale del premier Mária Trošková, modella e pin-up dalle forme procaci che era stata in precedenza socia d’affari e amante dello stesso Vadalà. Secondo il servizio di Maria Grazia Mazzola andato in onda sul TG1 della Rai sabato, la polizia italiana ha intercettato 452 telefonate tra Antonino Vadalà e Mária Trošková tra il 2014 e il 2018, ovvero all’epoca in cui questa ricopriva posizioni delicate della politica slovacca.

Vadalà avrebbe inoltre avuto relazioni con l’allora ministro degli Interni Robert Kaliňák e l’ex capo del SIS Ján Valko, il quale ha respinto le accuse definendole assurde. «Respingo con fermezza le insinuaziono su di me su contatti lavorativi o privati ​​con Antonio Vadalà», ha detto Valko ai media, annunciando di voler chiedere all’attuale dirigenza del Servizio di intelligence (SIS) di investigare sulla faccenda e non escludendo di avviare una azione legale. Valko ha affermato di poter provare di non avere mai avuto contatti con Vadalà, e di non avergli mai inviato informazioni. Del resto, a suo dire nel corso del suo mandato come capo del servizio segreto non è arrivata nessuna informazione su Vadalà dalla parte italiana. Mentre il SIS avrebbe trattato e divulgato informazioni sulle attività sospette di Vadalà alle autorità competenti, come previsto dalla legge.

A riprendere in Slovacchia il contenuto dell’inchiesta di Mazzola, giornalista che da molti anni si occupa di mafie nel Belpaese e che si era occupata nelle settimane scorse del caso dell’omicidio Kuciak, è stato il quotidiano Sme, facendo scalpore nel paese. Centinaia le telefonate tra Troškova e il cosiddetto imprenditore calabrese, proprio mentre la ragazza era prima nella posizione di assistente parlamentare del deputato Smer-SD Viliam Jasaň, e poi promossa consigliere capo dell’ex primo ministro al palazzo del governo, mentre il suo ex pigmalione diventava segretario del consiglio di sicurezza slovacco, con accesso ai segreti di Stato più delicati. L’incarico della Troškova a fianco del premier l’ha vista presenziare ad incontri di ogni tipo, anche di altissimo livello politico. Fico se la portava dietro dappertutto, anche a costo di provocare imbarazzi, come quando pretese la sua presenza a un incontro ufficiale in Germania con Angela Merkel. Rimane aperta la questione se esista davvero una telefonata di Vadalà anche a Robert Fico, al tempo primo ministro del suo terzo governo. La chiamata, che risalirebbe al 2012, quando ancora Troškova non era entrata nel suo staff, era stata data per certa da Repubblica in occasione di un articolo per l’anniversario dell’omicidio di Ján Kuciak e Martina Kušnírová. Il capo dei socialdemocratici nell’ultimo mese ha fatto di tutto per smentirne l’esistenza, accusando i media di dire solo bugie.


Foto: Trošková con Fico a un evento pubblico

Oltre alle telefonate con Trošková, Vadalà secondo gli investigatori italiani che hanno lavorato all’indagine per droga condotta dalla procura di Venezia cui Mazzola si riferisce, e che ha portato al suo arresto, avrebbe dichiarato all’agente sotto copertura che era segretamente in contatto con persone di alto rango in Slovacchia. Parole confermate anche dal procuratore di Venezia Bruno Cherchi, secondo cui Vadalà è stato seguito e intercettato dal 2014 al 2018. Cherchi dice a Mazzola che Vadalà si vantava di avere rapporti diretti con il ministero dell’Interno, ma anche nel mondo delle dogane, della polizia e dei servizi segreti della Slovacchia. Ogni volta che cambia la politica, io me li compro, diceva il calabrese secondo le intercettazioni.

L’ultimo articolo di Jan Kuciak, rimasto incompiuto al momento della sua tragica uccisione, era proprio dedicato a Vadalà, alle mani della ndrangheta in Slovacchia e alle sue connessioni con la politica locale.

(La Redazione)

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