Pellegrini: con un po’ di sforzo si troverebbero 200 mila lavoratori in Slovacchia

Parlando al congresso della Confederazione dei sindacati KOZ, il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) ha detto giovedì della scorsa settimana che l’attuale carenza di lavoratori che colpisce le imprese in Slovacchia potrebbe essere risolta facendo leva sulle riserve interne della Slovacchia. Vale a dire che se si riesce ad attirare in patria una parte degli slovacchi che lavorano all’estero, e utilizzare i disoccupati delle aree meno sviluppate del paese e dagli insediamenti emarginati, si potrebbero immettere sul mercato del lavoro interno fino a 200.000 lavoratori.

Le aziende lamentano da anni che non ci sono lavoratori e, allo stesso tempo, chiedono regole semplificate per assumere personale da fuori dell’Unione europea. Ma c’è da chiedersi, ha detto il premier, se hanno fatto quanto potevano «per esaurire il potenziale che la Slovacchia ha a sua disposizione». Importare lavoratori extra UE non è l’unica soluzione, ha sottolineato, e del resto una tale immigrazione può provocare un abbassamento degli standard lavorativi anche per gli slovacchi.

Il calcolo citato dal premier di 200.000 muove risorse terrebbe in conto la possibilità di riportare a casa «solo un terzo dei nostri migranti economici, la metà dei disoccupati delle regioni meno sviluppate e, solo un quarto dei disoccupati dagli insediamenti emarginati». Secondo Pellegrini, questo potrebbe essere un possibile obiettivo a medio termine del governo. Sarà necessario investire di più nell’istruzione e nella formazione. «In Europa, per lo più i datori di lavoro lo fanno da soli, dobbiamo affrontare questo problema in modo diverso», ha aggiunto il primo ministro.

Pellegrini ha inoltre detto di apprezzare il dialogo sociale tra sindacati, datori di lavoro e governo, che «svolge un ruolo importante non solo in Slovacchia, ma fornisce anche uno strumento di base per la stabilità all’interno dell’UE».

(Red)

Foto FB/pellegrini.peter

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