Sacrario di Fagarè: una targa ai caduti slovacchi sulla linea del Piave

Il Sacrario di Fagarè, un grande memoriale ai militari caduti nella prima guerra mondiale a forma di esedra situato lungo il corso del Piave, a 20 chilometri da Treviso, è stato protagonista ieri di una commovente cerimonia a ricordo delle vittime di nazionalità slovacca della Grande guerra in questo territorio dove gli scontri tra fronti contrapposti sono stati durissimi e sanguinosi tra le truppe italiane e l’esercito dell’Austria-Ungheria. Occasione della commemorazione è stata la scopertura di una targa dedicata ai caduti slovacchi, alla presenza di numerose autorità civili e militari, tra cui l’Ambasciatore della Repubblica Slovacca Ján Šoth, diversi alti ufficiali delle forze armate italiane, il sindaco Alberto Cappelletto e una folta presenza di gruppi dell’Ana, l’Associazione nazionale alpini, alla presenza del loro presidente, Sebastiano Favero. Ha partecipato alla cerimonia anche il Gruppo Alpini Slovacchia con il capogruppo Alessandro Zazzeron.

L’evento è stato organizzato dall’Ambasciatore della Repubblica Slovacca in Italia, dalla Commissione Intergovernativa sulle Sepolture di Guerra e dal Ministero dell’Interno slovacco, con il patrocinio del Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti del Ministero della Difesa della Repubblica Italiana, rappresentato dal Generale di Divisione Pietro Primo, e la collaborazione dell’Associazione Nazionale Alpini.

Diversi sono stati i momenti che hanno caratterizzato la cerimonia. All’apertura è stata data lettura della toccante Preghiera dell’alpino («proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani», aiutaci «ad essere degni delle glorie dei nostri avi», «salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga», «rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana»…). Le autorità hanno poi reso onore con la deposizione di una corona alla Cappella ai “caduti nella Difesa del Piave”, al centro del memoriale, fermandosi per alcuni momenti in riflessione, mentre il coro degli alpini intonava un canto.

Ci si è quindi spostati nel vestibolo sinistro del Sacrario, dove, sotto a una grande mappa del fronte del Piave, con le posizioni tenute dalla III e IV armata dell’esercito regio e i nomi di località divenute epiche il tanto sangue versato (Montello, Nervesa, Bassano del Grappa, Castelfranco Veneto, San Donà di Piave, Fossalta di Piave, Monte Grappa, Monte Tomba…), è stata scoperta la lapide agli slovacchi morti in combattimento, davanti alla quale si è svolto un momento di raccoglimento.

Il testo, in slovacco e italiano, recita: «All’eterna memoria degli slovacchi caduti nella prima guerra mondiale durante l’offensiva austro-ungarica sul Piave nel giugno 1918».

Infine, uscendo all’esterno, sulla scalinata che porta al vestibolo sono stati fatti alcuni interventi delle autorità presenti. L’Ambasciatore Ján Šoth, dicendosi emozionato e commosso, ha sottolineato che «La vostra regione ha conosciuto da vicino gli orrori della Grande guerra. Ha visto morire i vostri soldati italiani, ha visto morire i nostri soldati slovacchi e tanti altri. Quando in Slovacchia si parla della Battaglia sul Piave, quasi tutti la associano ad un’enorme tragedia umana senza distinguere da quale parte si combatteva».

Ricordando che soldati slovacchi combattevano su entrambi i fronti «perchè le legioni cecoslovacche erano al fianco degli italiani», Šoth ha affermato che «la Battaglia sul Piave evoca in noi anche un’enorme ripulsa verso la sofferenza che porta la guerra. Perché non parliamo di sofferenza e dolore virtuale, ma della sofferenza, del dolore e della morte di persone reali, con le loro famiglie reali» nelle quali, dopo la loro morte, «sono rimasti posti vuoti e questo immenso dolore che le ha accompagnate per il resto della loro vita». Per questa ragione, ha proseguito l’ambasciatore, «il compito di tutti noi è ricordare sempre e non dimenticare mai dove può portare la sottovalutazione della violenza, la diffusione dell’odio fra le nazioni, il confronto politico esasperato e l’intolleranza. È nostro obbligo fare tutto il possibile per non far conoscere alle nostre famiglie e alle famiglie dei nostri figli queste sofferenze».

Concludendo con i ringraziamenti a coloro – persone e istituzioni – che hanno permesso e favorito la realizzazione di questa iniziativa, il diplomatico ha espresso il desiderio che «questo sacrario possa continare ad essere il luogo che collega le nostre nazioni, non solamente attraverso la storia della sofferenza comune ma anche attraverso la realtà dei nostri ottimi rapporti slovacco – italiani e attraverso la coscienza della nostra responsabilità di non dare mai per scontata la pace. Dipende da ognuno di noi il tener viva la memoria del passato per le future generazioni. Dipende da ognuno di noi di impegnarsi a imparare dalla storia. Per far sì che le parole su un mondo migliore non rimangano solo un progetto astratto. Gloria a Voi, soldati del Piave!».

Nel suo intervento, il direttore generale della Sezione della Pubblica Amministrazione del Ministero dell’Interno slovacco, Adrián Jenčo, ha ripercorso alcune fasi della guerra e il loro significato per gli slovacchi. «In questa guerra senza volere si sono trovati anche gli slovacchi. Slovacchi che hanno dovuto eseguire gli ordini della monarchia austro-ungarica e combattere anche in territorio italiano. Costoro prevalentemente operavano in unità di artiglieria, truppe di montagna e battaglioni dei fucilieri da campo. L’offensiva austro-ungarica nella regione Veneto è cominciata nel giugno 1918, con aspri combattimenti che si svolsero allo scopo di poter attraversare il fiume Piave. Il 17 giugno 1918 la testa di ponte per una lunghezza di 20 chilomentri fu spazzata via dal contrattacco italiano e 24 mila soldati austro-ungarici furono catturati».

In seguito, ha proseguito Jenčo, «numerosi prigionieri slovacchi e cechi si unirono alle legioni cecoslovacche che hanno contribuito alla nascita della Cecoslovacchia sotto il comando del generale Milan Rastislav Štefánik. Sulla base dell’Accordo tra il Ministero italiano della guerra e il Consiglio Nazionale cecoslovacco, a capo della divisione legionare appena costituita fu nominato il generale Andrea Graziani. La stampa italiana dava conto della partecipazione slovacca ai combattimenti, particolarmente quelli vicino a San Donà di Piave e Fossalta di Piave, ed i soldati più coraggiosi furono premiati con croci di guerra e medaglie da parte del Re Vittorio Emanuele III». «Il fiume Piave è molto famoso da noi in Slovacchia», ha detto Jenčo, «Grazie anche alle parole di Viliam Apfel che nel libro Il tempo senza un addio, scrive: „Uno dei miei antenati ed il fiume italiano Piave sono stati gli argomenti, di cui si parlava spesso da noi. Il fratello più grande di mia nonna, infatti, è caduto lì lontano in quella terra sconosciuta, sulla riva del fiume con un nome strano che – come ho saputo – è stato causa della morte di numerosi slovacchi. Anche quell’acqua combatteva silenziosa dalla parte degli Italiani. I soldati austro-ungarici si gettavano nel fiume in piena con la speranza di salvarsi dal raggio di fuoco, però il Piave li trascinava senza pietà dentro le tempestose onde.“

Il Sacrario di Fagarè

Costruito nel 1935 in stile neoclassico su progetto dell’architetto Pietro Del Fabro, il monumento di Fagarè è realizzato in marmo chiaro, e si sviluppa attraverso un portico a forma di grande esedra allungata racchiusa tra due robusti corpi terminali. Una breve scalinata corre lungo la facciata, e nel portico si aprono nove navate con volta a botte. I due corpi terminali sono costituiti da un ampio vestibolo e da una navata interna.

AI centro del porticato è collocata la Cappella decorata da un artistico mosaico dal titolo “L’Apoteosi” e da due pregevoli bronzi raffiguranti “Angeli in Preghiera” su disegni del Col. Giovanni Spadea. Nel Sacrario riposano i resti di soldati caduti nelle battaglie del Piave (1917-18) provenienti da 80 cimiteri di guerra del basso Piave. Le salme identificate sono sistemate nelle otto navate poste ai lati della Cappella con loculi individuali disposti su 13 righe e sigillati con lapidi di marmo che recano il nome del Caduto. Tre furono le Battaglie che l’esercito italiano affrontò lungo la linea del Piave, ma la secondadal 15 al 23 giugno 1918, fu la più sanguinosa: 34.000 morti e 100.000 feriti da parte austriaca, con circa 24.500 prigionieri. Da parte italiana si stimano complessivamente perdite per 90.000 uomini.

(La Redazione)

Foto: P. Solieri/B.Slovacchia

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