Toto Cutugno in concerto a Bratislava: solarità e malinconia dell’italiano vero

Carismatico, con una voce inconfondibile e un carattere… terribile, per sua stessa ammissione, Toto Cutugno lo conoscono tutti, in Italia e all’estero. Che piaccia o no, è – o viene percepito – come il simbolo della “italianità”, con quella sua canzone-tormentone scritta nell’italianissimo ristorante “Mamma Rosa” e ispirata agli spettatori di un concerto in Canada. Migliaia di facce “da italiano”, che riconosceresti tra milioni, con la nostalgia di casa stampata negli sguardi.

L’italiano era un pezzo destinato ad Adriano Celentano, che all’epoca (correva l’anno 1980) stava girando il film Il bisbetico domato con Ornella Muti. Ma lui non la volle. «Questa canzone non la farò mai, perché non ho bisogno di dire sono un italiano vero, la gente lo sa».

Eppure era stato proprio Toto Cutugno a riportare il “molleggiato” al grande successo con la canzone Soli nel 1978 dopo un periodo di “stanca”. Un rapporto speciale quello tra i due artisti – due voci simili, un carattere burbero – che si conclude proprio nel 1980. Toto scrive per Adriano il suo ultimo pezzo Il tempo se ne va, inizia la sua carriera solista, dopo i primi successi con il gruppo degli Albatros (chi ha qualche… capello bianco se le ricorda bene Africa e Volo AZ 504), e vince il Festival di Sanremo con Solo noi.

La vittoria a Sanremo 1980

L’italiano viene presentata a Sanremo nel 1983 e si classifica al quarto posto, ma è la canzone piú votata dalla giuria popolare. Luoghi comuni, atmosfera nazional-popolare, quella dell’Italia della gente semplice, che lavora, spera sempre in un futuro migliore e fa mille sacrifici per i figli, ama il calcio, «gli spaghetti al dente e un partigiano come Presidente», ma ha anche gli occhi «pieni di malinconia».

In Italia Toto Cutugno si sente bistrattato, soprattutto dai critici e dai dirigenti della Rai, con i quali ha più volte litigato, e pure ferocemente. Il successo con la A maiuscola Toto ce l’ha all’estero, dai Paesi dell’Est (Bratislava nel 1982) al Medio Oriente all’America Latina, dove la musica melodica italiana raccoglie ampi consensi.

Ma i riconoscimenti non gli sono mancati anche da grandi artisti, da Domenico Modugno che considerava Cutugno come il suo successore, a Ray Charles, che non solo volle interpretare un pezzo del cantautore (Gli amori) a Sanremo nel 1990, ma anche duettare insieme. E poi il successo all’Olympia di Parigi, l’amicizia e le collaborazioni con le star del pop francese Johnny Hallyday, Mireille Mathieu e Michel Sardou.

Nel 1990, un anno dopo la caduta del Muro di Berlino, Toto Cutugno vince l’Eurofestival a Zagabria, un caso unico tra gli artisti italiani. La canzone si intitola Insieme 1992, ed è ispirata al sogno di un’Europa libera e unita. «Per noi, nel cielo mille violini, per noi, amori senza confini, io e te, sotto gli stessi ideali… Sempre piú liberi noi, non piú un sogno e noi non siamo piú soli».

È timido Toto Cutugno, e forse proprio per questo maschera le sue emozioni profonde con un atteggiamento “ruvido”. «Forse se non avessi avuto questo carattere di m… avrei ottenuto molto di più», ha ammesso. E la maschera serve anche per nascondere i drammi familiari di un’infanzia povera e segnata dalla morte prematura della sorella Anna.

Oggi Toto Cutugno ha 75 anni e quel carattere ostinato probabilmente gli è servito anche per vincere la sua lotta personale contro il cancro, con l’aiuto dei medici dell’ospedale San Raffaele di Milano e del “fratello” Al Bano, un altro che ha fama di avere un carattere “terribile”.

Ama il mare, Toto Cutugno, ama il figlio Nico (giovane promettente neolaureato), ama la vita, ma sembra proprio non rinunciare, magari involontariamente, alle polemiche. Ultima quella sulle sue presunte posizioni “filorusse” che gli sono costate la richiesta di divieto di ingresso in Ucraina presentata da alcuni deputati al capo dei servizi di sicurezza. «Io amico di Putin? L’ho incontrato, gli ho stretto la mano, come ho fatto con altri Presidenti in varie occasioni isitituzionali, ma io sono apolitico», ha dichiarato Cutugno, che a Kiev c’è andato ed è salito sul palco in barba a tutti i divieti, perché – dice – la musica non ha confini. Tanto è vero che nel 2013, in occasione del Premio alla carriera, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo aveva portato il coro dell’Armata Rossa, quei 40 soldati che disgraziatamente, la mattina di Natale del 2016 precipitarono nelle gelide acque del Mar Nero a bordo di un aereo militare. «Un colpo tremendo, avevamo tanti progetti musicali insieme…».

Il 18 maggio Toto Cutugno canterà a Bratislava, all’Axa Aréna NTC. Sarà ancora una volta “l’italiano vero” che tutti conoscono per l’atmosfera solare della sua musica che rappresenta il Bel Paese, ma anche lo spirito dei figli di una terra che spesso affrontano le difficoltà mascherandosi dietro un sorriso… come la maschera di Pulcinella.

Del concerto slovacco sono media partner anche le nostre testate Buongiorno Slovacchia e Buenos días Eslovaquia.

(Paola Ferraris)


Foto JVS Group

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