Banská Bystrica, commemorata la liberazione nel 74° anniversario

Si è celebrato ieri a Banská Bystrica il 74° anniversario della liberazione della città, avvenuta ad opera di unità degli eserciti sovietici e rumeni il 25 marzo 1945. All’evento, che si è svolto nella grande piazza dedicata alla Rivolta nazionale slovacca (SNP) che proprio da Banská Bystrica aveva preso il via alla fine dell’estate precedente, erano presenti politici, rappresentanti delle ambasciate, della vita culturale e sociale, oltre a veterani di guerra e alcuni testimoni oculari della liberazione. Non era presente alla cerimonia, come annunciato alcuni giorni fa, la premier romena Vlorica Dancila.

Nel suo intervento, il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD), nativo di Banská Bystrica, si è detto «molto preoccupato che gli estremisti siano riusciti a trovare terreno fertile nella mia città natale, [quella che è stata] il centro della rivolta antifascista durante la seconda guerra mondiale». «Mi chiedo come sia possibile. Che sia l’assenza di esperienza personale e la scarsa conoscenza o disinteresse per la storia, che sono precondizioni per interpretazioni distorte della storia?», ha chiesto il primo ministro alla folla presente. I giovani dovrebbero a suo parere imparare a conoscere il significato di guerra, occupazione e Olocausto. Dovrebbero essere istruiti sui crimini nazisti contro l’umanità e di quanto in basso possono cadere pericolosamente le persone. «È ancora vero che solo una nazione che conosce la sua storia è in grado di impedirne la ripetizione», ha sottolineato il premier.

La regione di Banská Bystrica è stata guidata dal 2013 al 2018 dal governatore Marian Kotleba, leader della formazione di estrema destra Partito popolare Nostra Slovacchia (LSNS), che vinse al ballottaggio con una percentuale del 55,53% contro il candidato socialdemocratico Vladimir Manka (Smer-SD), dopo aver ottenuto al primo turno “soltanto” il 21,30%.

La città di Banská Bystrica è considerata la “città partigiana” della Slovacchia. Da qui partì il 29 agosto 1944, sotto la guida del generale Ján Golian, l’Insurrezione nazionale conosciuta con l’acronimo SNP, oggi celebrata dalla presenza di un grande museo-memoriale (sopra) visitato da migliaia di persone, dove il 29 agosto di ogni anno si svolge una cerimonia nazionale di commmemorazione. In quel giorno reparti dell’esercito ribelli al governo di Jozef Tiso si unirono a gruppi partigiani e a combattenti delle brigate internazionali per rovesciare il regime che guidava la Repubblica Slovacca, indipendente ma di fatto collaborazionista con la Germania nazista. Il 10 settembre gli insorti avevano raggiunto il controllo di vaste aree della Slovacchia centrale e orientale, ma attesero invano i rinforzi sovietici, e la rivolta dovette soccombere ai 40.000 soldati inviati da Berlino che ebbero la meglio nei combattimenti. Qui si svolse, sul passo di Dukla, una delle battaglie più sanguinose dell’intera guerra mondiale: sette settimane di conflitto, dall’8 settembre al 27 ottobre, provocarono la morte di 21.000 militari e 65.000 feriti da entrambe le parti.

Più tardi, le truppe sovietiche iniziarono a liberare le città slovacche a partire da Est. Al loro fianco si trovavano anche unità dell’esercito romeno con circa 240mila uomini che hanno liberato, da soli o insieme all’Armata Rossa e al 1° Corpo d’armata cecoslovacco, Banská Bystrica, Brezno, Kremnica, Lučenec, Martin, Piešťany, Trenčín, Zvolen. Tuttavia, la partecipazione dei romeni alla guerra di liberazione è stata a lungo tenuta sotto silenzio, e solo vent’anni dopo la guerra uscì in Cecoslovacchia la prima pubblicazione indipendente che dava loro i meriti dovuti, grazie a anche a storici cechi e rumeni. .

(Red)

Foto vlada.gov.sk
Ladislav Luppa cc by sa
Michal Jakubský cc by

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