Ora legale, domenica lancette avanti di un’ora. Rinviata l’abolizione al 2021

Domenica 31 marzo tornerà l’ora legale. Nella notte tra sabato e domenica, alle due, porteremo le lancette avanti di un’ora. Il passaggio è da ora solare a ora legale, ma non sarà l’ultimo cambio di orario dall’uno all’altro, come inizialmente previsto da una proposta della Commissione europea. I cambi di orario continueranno almeno fino al 2021. Per ora, infatti, è slittata la possibilità di abolire l’ora legale. Una iniziativa promossa dalla Commissione europea e che aveva – in un primo momento – l’obiettivo di abolire questo passaggio già entro la fine del 2019, con lo stop al cambio di orario e l’introduzione di uno stesso orario per tutto il corso dell’anno. C’è però stato un rinvio, stabilito soprattutto per volontà degli stati membri dell’Ue. Almeno fino al 2021. Per ora, quindi, è certo il ritorno all’ora solare di domenica 27 ottobre.

La proposta della Commissione Ue è stata avanzata solo qualche mese fa e prevedeva l’allineamento di tutti i Paesi, eliminando il passaggio da un tipo di orario all’altro durante l’anno. L’iniziativa è partita da Jean-Claude Juncker, presidente dell’esecutivo comunitario. Una decisione presa dopo un sondaggio a cui hanno partecipato 4,6 milioni di europei su una popolazione totale di 510 milioni di persone. Inizialmente l’idea sembrava potersi concretizzare in tempi veloci, ma poi ha subito uno stop a fine 2018. Il primo quando la presidenza austriaca ha redatto un documento con cui chiedeva di rinviare ogni decisione al 2021. Il secondo è arrivato poche settimane fa, quando la commissione Trasporti e Turismo dell’Europarlamento ha votato una mozione con cui rinvia tutto almeno al 2021.

Abolizione ora legale, cosa succede ora

Viene quindi confermato il cambio di orario per il 2019. Prima il passaggio all’ora legale il 31 marzo, poi il ritorno all’ora solare il 27 ottobre. E nulla cambierà anche nel 2020. Intanto gli stati membri dell’Ue devono decidere cosa fare: c’è anche chi sta pensando a un referendum per prendere una decisione. Ogni stato, infatti, dovrà stabilire se adottare solo l’ora legale o solo l’ora solare. I Paesi si dividono sostanzialmente in due blocchi sulla questione dell’abolizione dell’ora legale. Alcuni, come quelli nordici e la Germania, spingono per l’eliminazione del passaggio tra i due orari. Altri, soprattuto al Sud (vedi Grecia e Portogallo), ma fiancheggiati anche dal Regno Unito, vorrebbero che la situazione rimanesse così com’è.

Tutti gli stati membri, comunque, dovranno presentare entro l’aprile del 2020 i risultati delle loro analisi e prendere quindi una decisione sulla possibilità di mantenere l’ora legale o l’ora solare. Ma prima che si arrivi a un’abolizione definitiva dovremo aspettare almeno il 2021. Ad oggi si prevede che l’ultimo passaggio sia quello del marzo del 2021, ma l’ipotesi di un nuovo rinvio non è da escludere. Anche perché c’è un’altra incognita che potrebbe rallentare o bloccare l’iter: a maggio si vota per le elezioni europee. E si cambierà, quindi, sia la composizione del Parlamento europeo che, a fine anno, la Commissione europea. E i nuovi deputati e commissari potrebbero anche decidere di cambiare o smantellare il progetto fortemente voluto da Juncker.

(Stefano Rizzuti, Fanpage cc by nc nd)


Illustr. Geralt CC0

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