Pellegrini sui disaccordi in coalizione: potremmo essere al capolinea

Proseguono i dissapori all’interno della coalizione, principalmente alimentati dal rifiuto del Partito nazionale slovacco (SNS) nei confronti dell’offerta americana di finanziamento per l’ammodernamento delle basi aeree slovacche di Sliac e Kuchyna. Il Defence cooperation agreement che il ministero degli Esteri slovacco stava discutendo con le autorità statunitensi, accordo quadro all’interno del quale si sarebbe inserita una intesa per finanziare con dollari americani il riadattamento degli aeroporti in questione, è stato sconfessato dal ministero della Difesa, che ha annunciato a sorpresa all’inizio della scorsa settimana la sua uscita dai negoziati.

Malgrado le assicurazioni sia da parte del ministero che da parte statunitense sul contenuto dell’accordo, che non prevede né l’installazione di basi americane né la presenza fissa di truppe Usa sul suolo slovacco, i massimi rappresentanti di SNS, a partire dal suo leader Andrej Danko non hanno lasciato spazio a compromessi.

Il partito, membro della coalizione di governo, lamenta il fatto che l’accordo metterebbe a repentaglio la sovranità della Slovacchia, ed è così pronto senza rimpianti a rinunciare all’offerta di 105 milioni di dollari (93 milioni in euro). Una posizione che l’ambasciatore Usa ha definito non giustificata, e che inizialmente il premier Pellegrini aveva detto non essere definitiva. Nei giorni scorsi, tuttavia, le posizioni si sono inasprite, tanto da far dichiarare al primo ministro, in visita a Bruxelles, la possibilità di una fine prematura del suo governo vista la caparbia degli alleati. Secondo lui, la Slovacchia ha diversi problemi da risolvere, ma il “mezzo accordo” con Washington non è tra questi. Pellegrini ha detto di avere l’impressione che qualcuno stia tentando di sollevare la questione dell’intesa con gli americani in modo deliberato per creare un pasticcio politico. Da parte sua, SNS ha fatto sapere di non curarsi di quel che dice o pensa Pellegrini, che «è diventato primo ministro per una coincidenza: in realtà è l’opinione del leader di Smer-SD, l’ex premier Robert Fico, quella che conta, e che sarà presentata al consiglio di coalizione, previsto per domani, martedì.

Dopo un incontro venerdì con il ministro della Difesa Peter Gajdoš (SNS) e il ministro Miroslav Lajčák (Smer-SD), Pellegrini ha detto che è ovvio che i colloqui di cooperazione con altri Stati possono essere funzionali soltanto a condizione che la sovranità della Slovacchia sia pienamente garantita, e con il rispetto della Costituzione e delle altre leggi slovacche. Lo stesso vale per la presenza di soldati stranieri in Slovacchia, che non possono avere sede fissa e non possono essere imposti da nessuno. Il dialogo tra i tre componenti dell’esecutivo, «proposte e controproposte», ha detto Pellegrini, prevede che nel testo finale dell’accordo debba garantir sovranità e integrità territoriale della Slovacchia, altrimenti non passerà l’esame del consiglio di sicurezza, né quello di governo e Parlamento.

Sabato il Partito nazionale slovacco (SNS) ha dichiarato delusione nei confronti del primo ministro Pellegrini: egli preferisce la fine del governo piuttosto che rinunciare a un accordo di cooperazione con gli Stati Uniti. SNS ha detto in una nota ufficiale di essere pronto a sostenere una proposta in tal senso, se Pellegrini considera le elezioni anticipate l’unica soluzione praticabile, a un anno dalle elezioni parlamentari previste per marzo 2020.

Peter Pellegrini ha poi constatato con (sgradevole) sopresa nei giorni scorsi che l’altro alleato di coalizione, il partito Most-Hid, ha deciso di sostenere al ballottaggio delle presidenziali non Maroš Šefčovič, il candidato sostenuto da Smer-SD, ma Zuzana Čaputová. Most-Hid non è vincolato a sostenere nessuno dei due candidati, ha detto Pellegrini, ma il fatto che Šefčovič sia un candidato di qualità superiore lasciava presupporre che avrebbe avuto il sostegno dell’intera coalizione.

Most-Hid è intevenuto anche sulla questione elezioni anticipate dicendo che, ora che è stata messa sul tavolo, sarà il caso di discuterne anche in seno al consiglio di coalizione. Most-Hid ha dichiarato che avrebbe visto volentieri il primo ministro agire con prontezza sulla questione Usa prima che scoppiasse il caso, e allo stesso modo avrebbe gradito un suo intervento nell’elezione in Parlamento dei candidati per la Corte costituzionale, una questione che si trascina da gennaio e che ora vede il tribunale costituzionale agire con solo quattro giudici su 13.

(Red)

Foto vlada.gov.sk

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