Confermata la pena a Bašternák, cinque anni in carcere di minima sicurezza

La Corte d’appello regionale di Bratislava ha condannato a cinque anni in un carcere di minima sicurezza l’imprenditore Ladislav Bašternák per il reato di evasione fiscale. Il tribunale regionale ha quindi confermato il verdetto dello scorso anno emesso dalla Corte distrettuale di Bratislava II, che è così definitivo e non può più essere contestato. Il presidente del senato giudicante composto di tre membri ha detto che l’appello dell’imputato è stato ritenuto ingiustificato, e ha deciso anche di procedere alla confisca dei suoi beni. Confermando la pena a cinque anni, i giudici hanno tenuto in considerazione le attenuanti generiche, la mancanza di precedenti penali e la dichiarazione di colpevolezza di Bašternák, che lo scorso anno aveva tentato di fare uso dell’istituto legale del “pentimento efficace” che permette sconti di pena versando contemporaneamente all’ufficio imposte quanto dovuto. Il codice penale, tuttavia, prevede per questo tipo di reato una condanna tra i sette e i dodici anni. Bašternák non era presente alla lettura della sentenza, ed era rappresentato dal suo avvocato Peter Filip. La corte ha ordinato a Bašternák di presentarsi in carcere per scontare la pena già il giorno stesso, giovedì. E così è stato: l’imprenditore è stato visto entrare nel carcere di Bratislava poche ore dopo, in attesa di sapere in quale delle diciassette strutture carcerarie del paese dovrà scontare la sua pena. Negli istituti di minima sicurezza i detenuti sono ospitati in camere e non celle, hanno contatto diretto con i loro visitatori, e l’accesso agli edifici è abbastanza semplice durante il giorno. I detenuti possono spostarsi all’interno delle aree riservate della prigione, e possono lavorare al di fuori del carcere con il permesso di circolare liberamente per svolgere il loro lavoro. Bašternák potrebbe essere rilasciato dopo aver scontato due terzi o anche solo metà della sua pena.

Il reato di cui si parla è riguardava un rimborso Iva richiesto e ottenuto per quasi 2 milioni di euro dalla sua società BL 202 in seguito all’acquisto di 12 appartamenti nel complesso residenziale di lusso Five Star Residence a Bratislava. Secondo la sentenza, lo scopo della compravendita degli appartamenti «era solamente funzionale a ottenere un vantaggio fiscale», che si è palesato in una richiesta di «rimborso di IVA pari a quasi 2 milioni di euro» del tutto illecita. Oltre alla reclusione, all’imputato è stata vietata la gestione di un’impresa per lo stesso periodo di cinque anni. L’accusa aveva anche chiesto la confisca delle proprietà dell’imprenditore, richiesta non accolta in primo grado ma approvata dalla Corte d’appello.

La Procura speciale aveva accusato l’uomo di frode fiscale nel marzo dell’anno scorso, dopo che per mesi il nome di Bašternák ha occupato le prime pagine dei giornali insieme ai suoi presunti soci in affari e alle sue relazioni con politici di primo piano, in particolare del partito socialdemocratico Smer-SD. Tra i personaggi che frequentava come amico figuravano ad esempio gli ex ministri Robert Kaliňák e Ján Počiatek con cui in passato aveva fatto affari. Il presidente di Smer ed ex premier Robert Fico è tutt’ora residente in un appartamento in affitto la cui proprietù fa capo a Bašternák in un altro noto residence di lusso, il Bonaparte. Sotto le finestre della sua abitazione si sono svolti nell’estate 2016 sit-in settimanali per chiedere le dimissioni del primo ministro e del suo sodale Kaliňák, che da Bašternák avrebbe ottenuto favori ad oggi poco chiariti. Tra i suoi compari di business spiccava anche Marián Kočner, altro frodatore seriale che faceva della truffa e della malversazione una attività molto redditizia, e che è stato accusato formalmente la scorsa settimana di essere il mandante dell’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak.

Ma lo scaltro imprenditore, che era pronto alla condanna, aveva già trasferito praticamente tutte le sue proprietà alla moglie. Unico immobile ancora ufficialmente a suo nome è proprio l’appartamento in cui vive Fico con la famiglia, che si presume sarà sequestrato dallo Stato. Il che dovrebbe significare che sarà messo in vendita, presumibilmente all’asta, e che Robert Fico dovrà traslocare. L’ex premier del resto aveva promesso due anni fa, il 25 febbraio 2017, su pressione dell’opposizione e dell’opinione pubblica, di lasciare l’immobile nel caso fossero confermate le accuse contro Bašternák. Ma alla prima condanna del novembre scorso Fico non fece una piega e continuò tranquillamente ad abitare al Bonaparte. La deputata Veronika Remisova del partito OLaNO ha annunciato la redazione di una proposta di legge che consentirebbe allo Stato di procedere al pignoramento di tutte le proprietà acquisite in modo illegale, a chiunque risultino intestate. «Non possiamo più tollerare che le persone vengano derubate da truffatori che succhiano il sangue allo Stato mentre questo non è in grado di confiscare loro ciò che hanno rubato», ha detto.

A unire i due “imprenditori” – anche se le loro storie vanno tenute separate – era il fatto di essere stati per molti anni degli intoccabili vicini al potere che hanno goduto di protezione ai piani alti. Anche la data della loro “caduta” dall’empireo dei potenti li ha uniti per sempre: la condanna definitiva di Bašternák e l’incriminazione di Kočner per il caso Kuciak sono arrivate lo stesso giorno, il 14 marzo 2019. La graniticità delle loro posizioni è stata oggi scalfita, e potrebbe segnare l’inizio di un nuovo corso per la Slovacchia.

(La Redazione)

Foto: frame da video Markiza.sk
Un momento delle proteste per il ‘caso Bašternák’

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