Coalizione divisa su soldi Usa per ricostruire le basi aeree

Una intensa ridda di polemiche è scoppiata la scorsa settimana a livello politico dopo il ritiro del ministero della Difesa slovacco dai colloqui con gli Stati Uniti per ricevere un aiuto finanziario nel quadro dell’accordo di cooperazione bilaterale. Quasi un anno fa gli Usa hanno offerto alla Slovacchia un contributo complessivo di 105 milioni di dollari (circa 93 milioni di euro) per modernizzare le sue basi aeree militari di Sliac (vicino a Banska Bystrica) e Kuchyna (nei pressi di Malacky, a ovest di Bratislava), nell’ambito del programma European Deterrence Initiative (EDI), che ha lo scopo di aiutare a sviluppare le capacità di difesa dei paesi ai confini orientali della NATO, presentato dal presidente Obama nel 2014 dopo l’annessione russa della Crimea e rinnovato nel 2016 al summit NATO di Varsavia. Donald Trump ha continuato a sostenere l’iniziativa del suo predecessore, approvando il budget per l’EDI anche per il 2018. Gli aiuti americani avrebbero finanziato l’adeguamento delle aree aeroportuali e l’aumento della capacità dei depositi di carburante per accrescere l’utilizzo e le capacità operative delle basi aeree militari in operazioni congiunte con gli altri paesi e partner della NATO. La concessione del finanziamento è legata a un accordo da siglare tra i due paesi.

Il ministero ha addotto, quale ragione per lo stop ai negoziati, il fatto che l’accordo metterebbe a repentaglio la sovranità della Slovacchia, e l’offerta avanzata dai rappresentanti Usa non rifletterebbe le richieste operative delle Forze armate slovacche. Per ottenere l’investimento americano, si sarebbe dovuto accettare lo «schieramento di forze armate straniere sul territorio slovacco per un tempo indefinito, con la prima opzione di ritirarsi dal contratto non prima di un decennio dopo la firma», dice una dichiarazione del ministero, il che «mette in pericolo o addirittura limita la sovranità della Repubblica Slovacca». Per di più, un tale tale dispiegamento, di cui non si conosce l’entità né nel numero di soldati che nel tipo e misura di equipaggiamento militare, potrebbe essere interpretato, all’interno della terminologia della NATO, come «apertura di basi militari straniere in Slovacchia», nozione che è caparbiamente osteggiata dal ministero e che avrebbe aperto le porte a futuri presenze di truppe straniere in Slovacchia

Dichiarazioni che, nonostante sia stato assicurato che il ministro degli Esteri Miroslav Lajcak sarebbe stato informato per iscritto, pare abbiano colto di sopresa il ministero degli Affari esteri e diversi altri rappresentanti della coalizione. La decisione è stata presa senza consultazioni preliminari, o discussioni all’interno del Consiglio di sicurezza nazionale o a livello di coalizione, hanno tuonato dal ministero degli Esteri, avvertendo che questo stop avrebbe «vaste conseguenze sulla politica estera e sulla sicurezza» del paese. Secondo il ministero, l’annunciata decisione di ritirarsi dai colloqui significherebbe la fine dell’intero processo di negoziazione con gli Usa, e farebbe della Slovacchia l’unico stato membro NATO a rifiutare un simile accordo.

Da Parigi, dove partecipava a una conferenza internazionale, è intervenuto subito il primo ministro slovacco Peter Pellegrini (Smer-SD), il quale ha spiegato che la decisione non è definitiva, e che in ogni caso il suo governo non prenderà mai provvedimenti che consentirebbero a presenza di truppe straniere nel territorio della Repubblica Slovacca. Ha anche sottolineando che nessuno sta pianificando la presenza di truppe straniere nel paese, una situazione che la Slovacchia ha già vissuto in passato e che l’opinione pubblica non comprenderebbe, e che tanto preoccuperebbe l’alleato di governo Partito nazionale slovacco (SNS). Commentando i negoziati per attingere fondi della NATO, ha detto che già in passato sono stati fatti accordi per finanziamenti dello stesso tipo per ricostruire l’aeroporto di Sliac.

Il presidente di SNS Andrej Danko, che non nasconde il suo credo filorusso, tanto da volare a Mosca il mese scorso per incontrare il capo della Duma russa Volodin mentre a Bratislava atterrava Mike Pompeo, segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, ha minacciato di lasciare la coalizione con il suo partito se i colloqui con gli americani continueranno. Minacce simili a quelle fatte nel caso del Global Compact delle Nazioni Unite sulle migrazioni, che la Slovacchia ha poi rifiutato di ratificare. La Slovacchia ha i soldi sufficienti per fare da sola e «non ci possono essere truppe straniere sul territorio slovacco, tranne in caso di addestramenti militari», aveva detto Danko.

La questione ha fatto alzare il sopracciglio all’altro partito alleato di Smer al governo, Most-Hid, che chiede una spiegazione sulle ragionoi del blocco dei colloqui. La decisione del ministero della Difesa arriva nel momento in cui dobbiamo modernizzare gli aeroporti militari, e dobbiamo farlo presto, prima che arrivino i primi caccia statunitensi F-16 (previsti dal 2022), dice Most-Hid. Noi abbiamo fermato il dialogo, ma gli ungheresi, che certo non transigono quanto a sovranità, sono stati conclusi con successo, nota il portavoce di Most-Hid.

Il ministro dell’Agricoltura Gabriela Matecna (SNS) ha dichiarato che la posizione del partito in merito alla questione è definitiva. Secondo il ministro dell’Economia Peter Ziga (Smer-SD), il collega alla Difesa Peter Gajdos (SNS) ha oltrepassato i suoi poteri prendendo quella decisione in autonomia, mentre «dovrebbe essere il governo» a scegliere cosa fare. La questione dovrebbe essere sottoposta al Consiglio della coalizione, dice. Il ministro dell’Ambiente Laszlo Solymos di Most-Hid ricorda che se i paesi vicini hanno già concluso accordi del genere, allora può andare bene anche per la Slovacchia ricevere denaro per modernizzare le nostre basi aeree, ha affermato. Il collega ministro dei Trasporti e Costruzioni Arpad Ersek (anch’egli Most-Hid) ha detto che serviranno più di 40 milioni di euro per modernizzare la base aerea di Sliac, che funge anche da aeroporto civile per i voli charter, e si aspetta che il ministro Gajdos possa chiarire come intende finanziare quei lavori.

Mercoledì, il presidente del Parlamento e di SNS, Andrej Danko, ha detto in una conferenza stampa che nessuno ha rifiutato soldi americani, perché non sono stati offerti. Il Congresso americano ha solo approvato «l’eventuale aiuto calcolato per ogni anno, ma questo è soggetto a un accordo speciale che apre le condizioni legali per la presenza di truppe straniere» in Slovacchia. In pratica, ha riassunto Danko, «non potremmo prendere questo denaro e investirlo nelle basi aeree» senza accdettare truppe straniere.

(Red)


Foto: uno Spartan CJ27 in pista
a Kuchyna (mod.gov.sk)

 

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