Primo turno delle presidenziali, le opinioni degli analisti

Il voto alle presidenziali 2019 è stato una dimostrazione che il paese ha molta voglia di cambiare, soprattutto dopo lo scioccante e brutale assassinio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della fidanzata Martina. Ma secondo Viera Žúborová, direttore esecutivo del think tank di Bratislava Policy Institute, è stato anche una ulteriore conferma «che i social network e internet sono nuovi strumenti per la propaganda, la manipolazione e l’auto-presentazione dei politici», e che questo tipo di comunicazione è anche accompagnato da disinformazione, bufale, incitamento all’odio e teorie cospirative. A suo parere, per arginare questo fenomeno non si può fare affidamento solo sul pensiero critico delle persone. Il voto non ha mostrato soltanto una direzione a favore di idee liberali, filo-occidentali e democratiche, ammette Žúborová, ma «gli effetti delle teorie cospirative e dei media alternativi si sentiranno nella società anche dopo l’elezione del presidente e […] in vista delle prossime elezioni parlamentari.

La politologa Darina Malová ha affermato che non ci sono state sorprese nel primo turno delle elezioni presidenziali, e Zuzana Čaputová ha dimostrato di essere in grado di raggiungere un segmento frammentato di elettori con opinioni diverse – dai liberali a coloro che sono insoddisfatti della situazione attuale nel paese. Secondo l’analista, Čaputová è stata favorita dal fatto che le elezioni presidenziali si svolgano quasi esattamente un anno dopo l’omicidio di Ján Kuciak. Un altro osservatore della scena politica slovacca, Ján Baránek, ha dichiarato che i risultati del primo turno mostrano che molte persone cercano «qualcosa di nuovo» ed egli si aspetta che pe prossime settimane saranno «molto interessanti». Il politologo Grigorij Mesežnikov del think-tank IVO – Istituto per gli affari pubblici – ha detto che Šefčovič, nel suo tentativo di discostarsi dal partito Smer-SD allo scopo di sembrare più indipendente, non ha nemmeno fatto uso del potenziale propagandistico di Smer, che oggi risulta nei sondaggi oltre il 21%.

Un altro analista politico, Tomáš Koziak del dipartimento di Scienze politiche all’Università Pavol Jozef Šafárik di Košice, ha detto che i risultati di Šefčovič mostrano un lento ma significativo declino del partito Smer, una volta dominante. «Non so se Šefčovič fosse in grado di ottenere un risultato migliore, ma Smer se lo aspettava e lo voleva» ha detto Koziak, che descrive come «spiacevolmente alto» il 14,3% raggiunto da Harabin, la cui campagna è stata piena di un «populismo primitivo». E anche Marian Kotleba avrebbe perso alcuni dei suoi voti, secondo Koziak. Ma è preoccupante che i voti di Kotleba e Harabin insieme – due rappresentanti dell’anti-sistema e dell’elettorato estremista – abbiano ottenuto il sostegno di un elettore su quattro, ha concluso.

Il sostegno mostrato a candidati come Harabin e Kotleba indica che in futuro parte della società slovacca professerà valori anti-sistema, ha detto ieri l’analista politica Aneta Vilagi dell’università Comenius, andando così a influenzare le prossime elezioni al Parlamento europeo e le elezioni generali del 2020. Questa elezione presidenziale, ha dichiarato Vilagi, è stata diversa: per la prima volta in una elezione c’erano «due campi apertamente in competizione: uno [democratico]che rivendica fedeltà ai partiti politici o alle principali forze politiche che conosciamo in Slovacchia, l’altro che che si rifà a componenti anti-sistema politica».

Intervistato da Andrea Tarquini per Repubblica, Peter Bárdy, il direttore di Aktuality.sk, il sito per cui lavorava Kuciak, ha detto che la vittoria di Zuzana Čaputová, se confermata al ballottaggio, «sarebbe un successo per la società civile, ma sarà più importante il test del 2020 con le elezioni parlamentari per vedere come la Slovacchia si svilupperà nei prossimi mesi». Bárdy ha detto che Čaputová potrebbe, da nuovo capo dello Stato, «continuare in una certa misura la politica del suo predecessore Andrej Kiska, in altre parole possiamo aspettarci una presidente che sarà europeista, pro-Nato e favorevole alle organizzazioni non governative». Escludendo che il voto significhi una «vera sconfitta per il potere, per gli autocrati, per chi […] ha assassinato Jan Kuciak», come ha incalzato Tarquini, il giornalista Bárdy è cauto: «Non credo, aspettiamo per dirlo. Ma comunque è un segnale che la Slovacchia può cambiare, che possiamo aspettare e vedere successi di politici che proteggono i cittadini, le persone decenti e oneste, e non potenti colpevoli di frodi e legati al crimine organizzato».

(Red)

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