Europei e storia: la memoria è determinante per la democrazia

L’Europa reagì al fascismo con il suo impegno per favorire la democrazia, i diritti umani e lo stato di diritto. La perdita di questa memoria europea rappresenta un pericolo concreto: e la rinascita del populismo ne è un esempio. Di Peter J. Verovšek.

La peggiore fase di recessione economica dalla “Grande Depressione” (1929-1939) ha causato una crisi di legittimazione democratica simile a quella che favorì l’ascesa del fascismo nel periodo interbellico. Nel secondo Dopoguerra (1945-1989) il ricordo delle grandi guerre (1918-45)  nella memoria collettiva e il successo economico della democrazia liberale riuscirono a isolare politicamente i movimenti neofascisti. Tuttavia, la “Grande Recessione” (2007-2013) ha ridato vita all’estrema destra, che si presenta ora come una possibile alternativa politica. Riferendosi a questo preciso momento storico, China Miéville scrive: “Non vi è mai stato un momento migliore nella storia per essere fascisti. Viviamo in un’utopia che semplicemente non è la nostra.”

In Europa occidentale gli odierni movimenti neofascisti hanno ripreso la retorica dei loro predecessori: si parla infatti di “riprendere il controllo”, di assicurarsi che “la nostra razza bianca…. continui a esistere” e di combattere “l’invasione degli stranieri”. A causa di questi familiari slogan politici e di condizioni strutturali simili a quelle degli anni ’30, caratterizzate da una crisi finanziaria seguita da un collasso economico che portarono a povertà, alta disoccupazione e migrazione di massa, si lancia l’allarme a proposito di un “ritorno del fascismo” e si teme di rivivere “gli anni della Repubblica di Weimar”. […]

Leggi tutto su Voxeurop

Illustr. BS

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.