All’Europa serve una strategia comune per affrontare la Cina

L’Europa sta provando a definire una posizione comune rispetto alla Cina. Era ora, verrebbe da dire. Se l’Unione europea (a 27 o 28) ha ancora un senso, infatti, è proprio quello di operare in contesti in cui la politica delle singole nazioni non è più una soluzione praticabile, che si tratti delle multinazionali o, come in questo caso, dell’ascesa della potenza cinese.

Negli ultimi anni, in un contesto sempre più segnato dal braccio di ferro tra la Cina e gli Stati Uniti, i paesi europei si sono limitati a curare ognuno i propri interessi, permettendo a Pechino di approfittarne. Può sembrare una problematica distante, ma in realtà la posta in gioco è enorme: riuscirà l’Europa a sopravvivere anche nel ventunesimo secolo come un blocco capace di difendere i propri interessi economici, sociali ed ecologici? Non è un interrogativo da poco.

Il 12 marzo la Commissione europea ha pubblicato una lista di dieci proposte in merito ai rapporti tra l’Unione europea e la Cina che saranno discusse nelle prossime settimane dai capi di stato e di governo.

È la prima volta che Bruxelles interveniente con un simile senso d’urgenza e gravità, e la scelta è tanto più significativa se consideriamo che arriva alla vigilia della visita del presidente Xi Jinping in Europa, prima in Italia e poi in Francia. Pochi giorni dopo, a Bruxelles si terrà il vertice annuale tra l’Ue e la Cina. I contatti, insomma, si intensificano in un momento decisivo. […]

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