Ottanta anni fa nasceva il primo Stato slovacco del presidente Tiso

Il 14 marzo 1939, ottanta anni fa, il dott. Jozef Tiso divenne il capo di uno Stato slovacco di nuova fondazione soggetta alla Germania nazista. Naque dopo l’occupazione tedesca dei territori occidentali della Cecoslovacchia, che sarebbero stati riuniti sotto il nome di Protettorato di Boemia e Moravia e direttamente amministrati dalla Germania. Quel governo della Slovacchia indipendente retto da Tiso si rese colpevole della emanazione di leggi razziali sull’esempio di quelle tedesche, e complice dei nazisti nella deportazione forzata degli ebrei (oltre 70 mila) e di minoranze come quella dei rom. Uno stato, e un presidente, che il Partito popolare Nostra Slovacchia (LSNS), la formazione parlamentare di estrema destra guidata da Marian Kotleba, vede come un esempio fulgido della storia slovacca del secolo scorso, in contrasto con quello attuale “soggiogato” dall’Unione europea, e momento di relativa pace e prosperità economica nei pochi anni della sua esistenza, dal 1939 al 1945.

La maggioranza degli slovacchi, e le rappresentanze ufficiali di governo e parlamento, considerano quel periodo come una delle grandi tragedie della storia slovacca, in cui una parte dei cittadini fu privata dei propri diritti e sottoposta a repressione, deportazione e morte. La pace e reltiva prosperità del periodo è dovuta, dicono i critici, unicamente alla nefasta alleanza stipulata con il regime nazista tedesco. Fu solo grazie alla Rivolta nazionale slovacca del 1944 contro il regime fascista che la nazione slovacca potè figurare dopo la guerra a fianco degli alleati vittoriosi.

(Red)

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Foto: il presidente slovacco Jozef Tiso con Hitler a Berlino nel 1941 (CC0)
Sotto: il presidente Tiso con il ministro degli Esteri tedesco Von Ribbentrop (CC0)

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