Tutti i candidati alle elezioni presidenziali del 16 marzo e le quotazioni

Ci avviciniamo alla data del voto per le elezioni del prossimo presidente della Repubblica, il cui primo turno si terrà sabato prossimo 16 marzo, con i seggi aperti dalle 7:00 alle 22:00. Se nessuno dei candidati raggiungerà il 50% dei voti più uno, due settimane dopo, il 30 marzo, si voterà per il ballottaggio tra i due aspiranti che avranno ottenuto il maggior numero di voti. Le elezioni per il presidente in Slovacchia sono a suffragio universale dal 1999, quando dopo un anno senza riuscire ad eleggere un presidente il sistema elettorale fu cambiato con le elezioni dirette popolari.

L’attuale presidente Andrej Kiska, eletto nel 2014, non si è ricandidato per un secondo mandato, e dunque già almeno sei mesi fa è cominciata la lunga corsa per la campagna presidenziale. Molta attenzione era stata posta sul primo partito del paese, Smer-SD, che ha tentato in tutti i modi di convincere a candidarsi il ministro degli Esteri Miroslav Lajčák, considerato un potenziale asso pigliatutto. Ma il ministro, che lo scorso anno è stato presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e dall’inizio di quest’anno è presidente dell’OSCE per conto della Slovacchia, è interessato ad altro che a fare il capo dello Stato. Il partito ha poi ripiegato su Maroš Šefčovič, vice presidente della Commissione europea, a Bruxelles da tre mandati e, sebbene rispettato da buona parte del sistema politico slovacco, probabilmente soffre il fatto di non essere molto conosciuto dai cittadini comuni. A spiazzare tutti è stata la candidatura di Zuzana Čaputová, avvocato e attivista, che ha scalato posizioni fino a finire in testa – e di gran lunga – a tutti i sondaggi.

Da sabato scorso 2 marzo, tuttavia, è in corso la moratoria di legge sui sondaggi, e sebbene sia possibile ancora svolgere indagini sulle intenzioni di voto, è vietato renderle pubbliche, e dunque anche la stampa non ha il permesso di pubblicarle. La campagna elettorale continua comunque fino al 13 marzo, quando alla mezzanotte entrerà in vigore un’altra moratoria di due giorni prima del voto. I candidati alla presidenza non possono spendere più di mezzo milione di euro per la campagna; possono accettare doni e altre donazioni da offerenti in Slovacchia, e da partiti politici registrati in Slovacchia. La spesa statale pianificata per le elezioni sarà di oltre 12,7 milioni di euro.

A causa del divieto di sondaggi, i media pubblicano nel frattempo le quotazioni dei bookmaker sui diversi candidati. Qui di seguito le quotazioni delle maggiori società di scommesse sui primi tre candidati (fonte Nový Čas):

 

Breve profilo dei candidati (in ordine alfabetico)

A cura di Buenos días Eslovaquia

La lista ratificata dei candidati comprende tredici uomini e due donne. Ognunp dei candidati ha dovuto presentare al Parlamento le firme di 15 deputati o 15.000 cittadini. Due di loro hanno rinunciato pochi giorni fa, ma i loro nomi sono stampati sulle schede di voto perché il ritiro è avvenuto dopo i termini. Si tratta di Robert Mistrík, che ha deciso di sostenere Zuzana Čaputová, e di József Menyhárt. Nei seggi dovrebbero essere esposti avvisi per informare gli elettori della rinuncia di tali candidati.

Béla Bugár (60 anni). Presidente e fondatore del partito di coalizione Most-Hid, ha un’esperienza parlamentare risalente al 1992. Bugár, di etnia ungherese, si è laureato presso la Facoltà di ingegneria meccanica dell’Università tecnica slovacca di Bratislava. È un politico moderato, noto per il suo impegno nella lotta contro la mafia e nella difesa di ideali come l’integrazione nell’Unione europea, la democrazia e i diritti delle minoranze. Il suo partito afferma che è giunto il momento per la nomina a presidente di un membro di una minoranza etnica e che Bugár rappresenta i valori di tolleranza e cooperazione. Per parte sua, Bugár ha dichiarato che il suo obiettivo principale è quello di contribuire a ridurre la tensione e la polarizzazione nella società come “il presidente di tutti”, indipendentemente dall’etnia o dalla classe sociale.

Zuzana Čaputová (45 anni). Avvocatessa e attivista civica, collabora con l’associazione civica VIA IURIS, che si dedica al rafforzamento dello Stato di diritto. Sostenuta dal partito Progresívne Slovensko, di cui è vicepresidente, intende continuare nel palazzo presidenziale l’attività che svolge da molti anni: aiutare le persone che hanno subito ingiustizie. Oggi, ha detto, è necessario avere un presidente “che difenda la gente e si opponga all’ingiustizia”. Ritiene essenziale prestare attenzione a tre questioni importanti: giustizia per tutti, dignità per gli anziani e protezione dell’ambiente.

Eduard Chmelár (47 anni). Storico, giornalista e analista politico, professore universitario ed ex-rettore della Media Academy di Bratislava. Ha esortato i suoi avversari a condurre una campagna elettorale “pulita e sincera” e i media a dare lo stesso spazio a tutti i candidati. Viene presentato come “il presidente della gente comune” e “uomo di pace”, preoccupato tanto per le profonde divisioni all’interno della società civile quanto per le crescenti tensioni internazionali. È contrario al dispiegamento di armi nucleari e alla creazione di basi militari di altri Paesi sul territorio nazionale, convinto della necessità di garantire alla Slovacchia un ruolo internazionale più efficace.

Martin Daňo (42 anni). Laureato in economia, imprenditore e giornalista investigativo, ha il sostegno di deputati indipendenti del partito di opposizione Sme Rodina e della coalizione di governo. Ha fondato la società Global Investigative News Network (GINN), impegnata nella lotta alla corruzione e nella difesa della libertà di stampa e della giustizia.

Štefan Harabin (61 anni). Avvocato, giudice della Corte suprema ed ex-ministro della giustizia, si presenta come candidato indipendente. Crede nel ruolo fondamentale del Presidente della Repubblica e ritiene importante porre maggiormente l’accento sulla politica estera della Slovacchia. È contrario al Global Compact delle Nazioni Unite per l’accoglienza di migranti e rifugiati, perché ritiene che questo accordo distruggerebbe la costituzione e il ruolo dello Stato slovacco. È un sostenitore convinto delle tradizioni, dei valori nazionali e del cristianesimo, contro il potere arrogante e l’ingiustizia.

Marian Kotleba (41 anni). Capo del Partito Popolare Slovacco (LSNS) dell’estrema destra ed ex-governatore della regione di Banská Bystrica. Laureato in pedagogia ed economia, Kotleba mira a difendere i “valori tradizionali”. Ha dichiarato che non svolgerà una massiccia campagna elettorale e rispetterà il limite di spesa stabilito dalla legge. Il suo partito ha come riferimento il sacerdote Jozef Tiso, primo ministro della Slovacchia indipendente nel 1939 e poi presidente della Repubblica, una figura controversa per l’introduzione delle leggi razziali naziste e il discusso ruolo nella deportazione nei campi di sterminio di circa 70.000 ebrei e di migliaia di rom. Gli analisti politici considerano l’avanzata dell’estrema destra come espressione dell’insoddisfazione di molti cittadini nei confronti del partito di governo Smer-SD. Kotleba considera la NATO una “organizzazione terroristica” ed è un forte sostenitore dell’uscita della Slovacchia dall’Unione Europea. Intende offrire uno stile diverso di politica e valori ed essere una voce forte e chiara nella difesa dello Stato di diritto.

Milan Krajniak (46 anni). Vicepresidente del partito di opposizione Sme Rodina e presidente del Comitato del Consiglio di sicurezza nazionale della Repubblica slovacca, è laureato in scienze politiche ed è esperto di marketing e pubbliche relazioni. Krajniak è convinto che il presidente non dovrebbe avere una funzione puramente “decorativa”, ma dovrebbe rappresentare concretamente gli elettori e prestare maggiore attenzione ai problemi delle persone. I tre punti principali della sua campagna elettorale si basano sulla giustizia fiscale e sociale, sui bonus per i genitori e sull’amnistia per i debitori sottoposti a procedure di esecuzione.

József Menyhárt (42 anni). Linguista, politico, professore universitario di nazionalità ungherese, presidente del Partito della Comunitá Ungherese. Mira a rappresentare gli interessi degli Ungheresi che vivono in Slovacchia, prestando maggiore attenzione a problemi concreti, al di là della semplice difesa delle tradizioni, della lingua e della cultura. L’economia, l’ambiente, la salute, i diritti umani e le questioni sociali sono i temi che più gli stanno a cuore.

František Mikloško (71 anni). Matematico, fu uno degli organizzatori della “Manifestazione delle candele” del 1988 e co-fondatore del Movimento Democratico Cristiano (KDH). Ex-presidente del Parlamento e deputato per più di 20 anni, si è già presentato alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. “Io vengo dal mondo cristiano, ma ho sempre cercato contatti con il mondo secolare e sono sempre riusciti a trovarli”, ha detto. Intende dedicare tutti i suoi sforzi alla lotta per una Slovacchia dignitosa e al dialogo politico costruttivo tra la coalizione di governo e l’opposizione.

Robert Mistrík (52 anni). Chimico e imprenditore, co-fondatore del partito neoliberale Libertà e Solidarietà (SaS), si presenta come candidato indipendente con il sostegno di SaS e del partito Spolu-občianska demokracia (Insieme-Democrazia civile), fondato lo scorso anno. Ritiene essenziale il ruolo del Presidente della Repubblica come mediatore imparziale tra i partiti politici per raggiungere obiettivi importanti per i cittadini: salari più elevati per un livello di vita più dignitoso, salvaguardia dell’ambiente e difesa delle tradizioni.

Maroš Šefčovič (52 anni). Vicepresidente della Commissione europea e commissario europeo dell’Unione dell’energia nella commissione Juncker. Ha studiato presso l’Istituto statale per le relazioni internazionali di Mosca, si è laureato in giurisprudenza e ha conseguito un dottorato in diritto internazionale ed europeo presso l’Università Comenius di Bratislava. È sostenuto dal partito di governo Smer dopo la rinuncia alla candidatura del ministro degli Esteri Miroslav Lajčák. “Il nostro Paese ha bisogno di un buon presidente non partigiano”, ha detto Šefčovič, che possa riaffermare la volontà di appartenere alla Unione Europea e contribuire allo sviluppo di un Paese moderno e di successo.

Róbert Švec (42 anni). Laureato in scienze politiche presso l’Università di Trnava. Si presenta come candidato indipendente con l’appoggio del suo partito, il Movimento del Risorgimento Slovacco (SHO), fondato nel 2004 per rafforzare la coscienza nazionale e il patriottismo slovacco seguendo l’esempio di Ľudovít Štúr. Nel presentare la sua candidatura alla presidenza, Švec ha dichiarato un orientamento euroscettico: “La Slovacchia non ha bisogno di altri falsi percorsi europei, la Slovacchia ha bisogno di più Slovacchia”.

Bohumila Tauchmannová (60 anni). Laureata in economia, imprenditrice e attivista civica. Si occupa di consulenza e implementazione di progetti di responsabilità sociale, è autrice e coordinatrice di progetti educativi nazionali e collabora con varie organizzazioni di datori di lavoro nei settori del commercio e dell’industria alimentare. Si presenta come candidata indipendente, convinta che sia necessaria “una sana pressione sociale per mobilitare le forze positive in tutte le componenti della società e per apportare i cambiamenti necessari” in un Paese in cui il declino morale e l’insoddisfazione della società civile sono sempre più evidenti. “Insieme possiamo cambiare ciò che a prima vista sembra impossibile”, ha detto.

Juraj Zábojník (57 anni). Ex comandante delle forze di polizia e responsabile della sicurezza dei più alti funzionari della Repubblica slovacca. Si presenta come candidato indipendente e offre la sua esperienza professionale per la protezione dello Stato e dei cittadini, una missione che considera prioritaria per un presidente, visti i gravi problemi di sicurezza che l’Europa sta affrontando negli ultimi tempi. Secondo lui, ci sono anche problemi che nessuno ha seriamente considerato. In questo Paese, ha detto, ci sono troppi senzatetto che vivono per strada e molti senza averne colpa alcuna. Lo Stato deve intervenire con la costruzione di rifugi per i più bisognosi.

Ivan Zuzula (64 anni). Meteologo e climatologo, professore universitario e presidente del Partito conservatore slovacco. Si presenta come un sostenitore dei valori classici e tradizionali della politica, con un programma incentrato su tre temi fondamentali: prosperità, sostegno alla famiglia come fulcro della società slovacca e sviluppo sostenibile. Crede nel ruolo del presidente, una figura politica forte, capace di far sentire la sua voce nel dibattito politico.

(La Redazione, BDE)

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