L’arma più «abominevole e barbara mai concepita». 7.200 le vittime nel mondo

Già vent’anni fa, Kofi Annan aveva definito le mine antiuomo come l’arma più «abominevole e barbara mai concepita» ma ancora oggi questi ordigni, seppur messi al bando dal diritto internazionale (Convenzione di Ottawa del 1997) continuano a mietere migliaia di vittime e, quando non uccidono, mutilano e causano invalidità permanenti. Lo fanno in modo subdolo perché restano ad infestare il suolo quando, ormai in tempo di pace, le persone che lì vivono sono ignare del pericolo. Ancora nel 2017-2018, venti persone ogni giorno sono morte o rimaste invalide perché vittime di una mina o ordigni affini (dati dal Rapporto annuale dell’Osservatorio sulle mine).

Addirittura in Italia, a ormai a 70 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, decine di persone ne sono rimaste ferite negli ultimi anni, proprio come è successo ad un giovane in Valsusa: il 2 marzo 2013 a Novalesa, intento a giocare in un campo insieme a due suoi amici, il quindicenne Nicolas Marzolino trova un involucro,«una cosa rossa, argentata e lucida», ha raccontato il ragazzo oggi ventenne a Rai News. Inconsapevoli del pericolo, i ragazzi hanno giocato con questo strano oggetto, che è poi esploso tra le mani di Nicolas, costringendolo a rimanere senza vista e privo di una mano. Da allora, il ragazzo è diventato socio dell’Associazione Vittime di Guerra, per la quale testimonia e denuncia le tragedie a cui costringono gli ordigni inesplosi. Oggi, il giovane dice: «Il mio incidente è inammissibile in un Paese in pace da 70 anni. Mi chiedo: gli ordigni della Striscia di Gaza, dell’Afghanistan, della Siria, per quanto rovineranno e uccideranno esseri umani?».

La risposta a questa domanda è purtroppo drammatica. Il Rapporto dell’Osservatorio sulle mine, reso noto dalle Nazioni Unite,riporta che nel 2017-2018le vittime delle mine e di ordigni affini sono state più di 7.200, in 49 paesi, inclusi quelli in cui i conflitti sono terminati ma dove restano vaste aree minate (come in Angola, Mozambico, Birmania, Colombia, Azerbaigian o il confine tra Etiopia ed Eritrea) ma la maggioranza si registrano in Siria ed Afghanistan, paese quest’ultimo dove 45.000 persone hanno perso almeno un arto

È sconcertate leggere questi rapporti e scoprire, da un’indagine realizzata in Afghanistan (fonte Croce Rossa Internazionale) chele vittime delle mine vengono colpite solo per il 13% durante azioni militari. La maggior parte degli incidenti avvengono nelle azioni di vita quotidiana: ad esempio, 2 persone su 10 tra le vittime, sono rimaste uccise o ferite da una mina durante il lavoro nei campi, il 15% durante i viaggil’8% durante il giocoQuesti ordigni quindi colpiscono, anche ad anni di distanza dai conflitti, persone innocenti, contadini che tornano a lavorare i campi ma soprattutto i bambini.

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Foto geraldsimon00 CC0, OSCE/E.Maloletka cc by nc nd
Campi minati in Bosnia e Ucraina

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