Sviluppo sostenibile: verso una riforma della globalizzazione

La globalizzazione e le dinamiche del commercio mondiale che la caratterizzano sono state un potente fattore di sviluppo economico, nel quale la mancanza di adeguate regole e le diverse condizioni dei Paesi coinvolti hanno tuttavia consentito fenomeni distorsivi con effetti destabilizzanti sui piani sociale e politico.

La tutela della libertà degli scambi convive infatti con la necessità di assicurare a livello globale una sufficiente parità di condizioni, facendo fronte a pratiche di dumping sociale, ambientale e fiscale, di non rispetto della proprietà intellettuale e di aiuti di Stato o comunque di distorsione della concorrenza che ne alterano gli equilibri.

La necessità di regolamentare la globalizzazione
Da questo punto di vista, il messaggio politico venuto dal G20 di Buenos Aires circa la volontà dei responsabili delle principali economie mondiali di riformare l’Organizzazione mondiale del commercio per eliminare le zone grigie dell’attuale regolamentazione va visto come un passaggio necessario di un percorso con l’obiettivo di rendere sempre meno giustificabile il ricorso a pratiche protezionistiche di qualsiasi tipo.

La globalizzazione, che ha fatto uscire dalla povertà molte centinaia di milioni di abitanti del pianeta e che ha consentito a intere regioni di avviare consistenti processi di crescita economica, richiede di essere governata perché i suoi effetti si possano esplicare in maniera equilibrata e potenzialmente positiva per tutti gli attori che vi concorrono.

Purtroppo finora questo non è avvenuto. Sarebbero state necessarie politiche appropriate, volte in alcuni casi a orientare lo sviluppo e in altri a contrastarne gli effetti negativi sul piano ambientale, economico e sociale. Ma queste politiche non sono state proposte con la dovuta determinazione e, se proposte, non sono state condivise da chi avrebbe avuto la responsabilità di realizzarle, spesso per calcoli di convenienza di breve periodo.

La globalizzazione e i suoi limiti
La globalizzazione è stata perseguita dall’Occidente sulla base di una grande ‘missione’: l’allargamento dei mercati per via pacifica e la riduzione dei costi di produzione attraverso la liberalizzazione trasversale degli scambi commerciali e degli investimenti basata su regole che avrebbero dovuto essere valide per tutti. A distanza, il progetto ha rivelato i suoi limiti. Perché il risultato dell’operazione è stato, da una parte, il relativo declino dell’Occidente, e dall’altra il prorompente emergere di un mondo multipolare con potenze concorrenti che spesso esprimono assetti e valori in contrasto con quelli occidentali.

Al tempo stesso, come conseguenza di una continua rivoluzione tecnologica non adeguatamente gestita, si è prodotta una spinta verso la marginalità di ampi settori produttivi nei nostri Paesi. Il risultato è rappresentato da declassamento dei ceti medi, aumento delle diseguaglianze, erosione delle protezioni sociali e crescente mobilità delle persone verso gli hub occidentali del benessere alimentata anche da conflitti. Ulteriori conseguenze di una globalizzazione e di una crescita economica mal governate sono anche alterazioni ambientali e cambiamenti climatici.

Ci sono soluzioni a questo stato di cose?

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Foto Vagus

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