Con la Brexit diminuiranno i fondi dell’UE per la Slovacchia

Con la Brexit, la Slovacchia vedrà una riduzione dei fondi per la politica di coesione e lo sviluppo regionale dell’UE a causa dell’uscita del Regno Unito, che è attualmente un contributore netto del bilancio dell’UE. Secondo l’ufficio del vice primo ministro per gli Investimenti e l’Informatizzazione la dotazione finanziaria della Slovacchia per la politica di coesione dell’UE nel periodo 2021-2027 dovrebbe diminuire del 10%, passando da 14,8 a 13,3 miliardi di euro a prezzi correnti. La Slovacchia riarrà tuttavia il secondo beneficiario pro capite nell’UE dopo l’Estonia.

Una riduzione consistente dei fondi, , del 37% a prezzi correnti, è prevista anche per il Fondo di coesione dell’UE, che, dice l’ufficio, «è destinato solo a 15 paesi membri dell’UE, tra cui la Slovacchia, il cui PIL è inferiore al 90% della media UE». Una riduzione considerevole di questo sistema di finanziamenti «avrà un impatto sproporzionatamente alto sui paesi meno sviluppati della politica di coesione».

Il ministero delle Finanze avverte che non si può escludere un «rischio di un moderato aumento» dei trasferimenti dalla Slovacchia al bilancio UE nel 2019 e nel 2020. Infatti, con la Brexit verrà a mancare «un contributo significativo al bilancio comune dell’UE». Il ministero si starebbe preparando a questa eventualità. ma il rischio potrebbe essere limitatodallo sforzo della Commissione europea per un accordo parziale con la Gran Bretagna.

Alla fine dei conti, anche una Brexit senza accordo (la cosiddetta hard Brexit) non avrà influenza nel lungo periodo sulla stima dei trasferimenti dalla Slovacchia al bilancio UE, poiché il contributo britannico verrà comunque a mancare dopo il 2020.

Sul tema si è tenuta a Dubrovnik nei giorni scorsi una riunione ministeriale del gruppo Friends of Cohesion, composto dai membri UE dell’Europa centro-orientale, dove si è chiesto di poter utilizzare i fondi dell’UE non solo per risolvere i problemi attuali, ma anche per finanziare le riforme necessarie. Il vice primo ministro slovacco Richard Raši nella sua presentazione alla conferenza ha affrontato in modo specifico il tema della politica di coesione e delle riforme strutturali dopo il 2020. Egli ha detto che la Slovacchia sostiene il collegamento tra i due settori. «Ci sono campi in cui siamo leader e viceversa campi in cui siamo in ritardo. E dovremmo concentrarci proprio su queste aree nel nuovo periodo di programmazione. Da un lato, la Commissione europea ci ordina di investire i fondi in euro nelle priorità stabilite dall’Unione, d’altro canto ci impone di affrontare le specificità del paese. Ad esempio, nel caso della Slovacchia, le infrastrutture. Ma uno esclude l’altro», ha affermato Raši.

Il vice premier ha sottolineato che la Slovacchia insisterà affinché gli eurofondi dopo il 2020 si indirizzino verso le priorità «di cui abbiamo veramente bisogno». Le priorità includono la costruzione di autostrade, strade di prima classe e strade regionali, la modernizzazione delle ferrovie, ma anche misure nel campo della politica sociale, vale a dire disoccupazione di lunga durata e istruzione, nonché assistenza sanitaria o banda larga. Una delle principali priorità della Slovacchia, ha detto, è anche l’investimento nei distretti meno sviluppati. La Commissione europea, sostiene Raši, «deve rispettare le priorità specifiche dei singoli paesi e tenere conto dell’analisi regionale dei partner locali e socio-economici».

(La Redazione)

Foto tetracarbon CC0

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