Libro: La tutela del Made in Italy, tra problemi e soluzioni

Il mercato del falso in Italia vale circa 7 miliardi di euro e danneggia ogni anno milioni di prodotti dell’eccellenza Made in Italy, in particolare nei settori moda, arredamento e alimentari. Come contrastare il fenomeno? Quali sono le principali norme a tutela dei marchi e dei consumatori? Quali sono le opportunità offerte dalle nuove strategie di comunicazione per salvare l’export italiano? È a queste domande che risponde il volume “Tutela del Made in Italy: tra profili giuridici, brand storytelling e litigation pr”, scritto da Antonio Bana (avvocato penalista e partner dello Studio Bana di Milano) e Andrea Camaiora (esperto in comunicazione di crisi e litigation pr), pubblicato da Skill Press.

Nel libro, l’avvocato Bana esamina il quadro normativo esistente, a livello nazionale e internazionale, per il contrasto della contraffazione dei marchi Made in Italy, e approfondisce i profili giuridici dei reati di frode e contraffazione alimentare, spaziando da beni di lusso (ad esempio di moda) a prodotti della filiera agroalimentare (emblematici i casi Parmesan Cheese e Daniele Prosciutto). Come evidenziato da uno studio della Commissione europea, le principali fonti di produzione della contraffazione sono dislocate in Cina, Hong Kong, Vietnam, Turchia e India. Il fenomeno è tanto più preoccupante se si considera che esso non solo determina gravi ripercussioni sul piano economico, ma comporta anche seri rischi per la salute e la sicurezza delle persone (prodotti farmaceutici, bevande, alimenti, attrezzature mediche, giocattoli).

Nella prefazione, Andrea Camaiora delinea le probabili soluzioni per fronteggiare la contraffazione. La più efficace risponde al nome di brand storytelling: a fare la fortuna del Made in Italy su scala globale non sono solo le qualità che appartengono ai prodotti interessati, ma anche la capacità dell’immagine italiana di evocare i concetti di buona tavola, alta moda, auto di lusso, e l’intreccio di cultura, tradizione e storia che caratterizza da sempre la nostra Penisola.

La comunicazione si impone allora come strada maestra per salvare l’export italiano, ma come ogni campo, anche quello della comunicazione ha le sue rigide regole. Lo dimostrano la bufera esplosa attorno a Dolce&Gabbana in Cina e le accuse di razzismo mosse nei confronti della maison Prada. Situazioni di crisi che richiedono l’adozione di precise strategie di comunicazione, al fine di tutelare la reputazione dei marchi.

(aise)

Illustr.BuongiornoSlovacchia

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.