L’inclusione dei rom nel processo educativo è insufficiente, dice la UE

Il country report 2019 della Commissione europea sulla situazione in Slovacchia (di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi qui e qui) indica tra le altre cose che l’inclusione dei rom nel processo educativo è ancora un problema di grande importanza per il paese. Secondo la Commissione le attuali misure attuate dal governo a sostegno dell’integrazione e dell’uguaglianza non sono ancora sufficienti e non soddisfano le aspettative.

Alle osservazioni che arrivano da Bruxelles, il ministero dell’Istruzione slvoacco ha risposto che il divieto di ghettizzare i bambini rom in scuole “speciali” e classi “speciali” solo in base al fatto di provenire da ambienti socialmente svantaggiati è entrato in vigore il 1° gennaio 2016. «A seguito dell’adozione di questa disposizione legislativa, il numero di alunni ammesso al primo anno delle scuole primarie “speciali” è diminuito del 37% nel 2017 rispetto al 2015», afferma il ministero. Le politiche inclusive adottate negli ultimi anni, sottolinea il ministero, anche attraverso il programma “Škola otvorená všetkým” (Una scuola aperta a tutti), hanno promosso un migliore inserimento degli scolari, anche rom, e il miglioramento delle competenze professionali del personale educativo.  Gli stipendi degli insegnanti stanno gradualmente aumentando nel corso degli anni. A questo si aggiunge un progetto di educazione non formale dei bambini in età prescolare insieme ai loro genitori che prevede di rendere obbligatorio un anno di preparazione prima dell’ammissione alla scuola elementare.

La Commissione UE ha anche indicato altre questioni legate all’istruzione, tra le quali i bassi investimenti nel settore dell’istruzione (tra i più bassi in UE, un elemento che accomuna la Slovacchia all’Italia), i bassi salari degli insegnanti e le grandi differenze tra l’est e l’ovest del paese, che si riflettono nei test a livello nazionale degli alunni delle scuole elementari.

Il 1° marzo a Kosice hanno discusso della questione rom il presidente slovacco Andrej Kiska e il commissario europeo per la Giustizia, la protezione dei consumatori e la parità di genere Vera Jourova. Kiska ha espresso il desiderio che la Slovacchia si impegni di più sull’istruzione, anche attravero l’obbligo di due anni di frequenza dell’asilo prima della scuola elementare. Ha lodato il lavoro del rappresentante del governo per i rom, ma crede che la complessità del tema necessiterebbe che a occuparsene fosse «almeno un ministro, o idealmente un vicepresidente del governo», ha affermato, accennando a precedenti governi che per l’appunto avevano posto la questione a quel livello. I bambini rom che non frequentano la scuola materna non raggiungono una sufficiente padronanza della lingua slovacca e non imparano le abitudini igieniche necessarie per andare a scuola in classi miste, ha ammesso. Con Jourova, il presidente ha discusso anche della scarsa disponibilità di acqua potabile ed elettricità negli insediamenti abitativi delle comunità rom, e della discriminazione dei datori di lavoro nei confronti dei rom.

(Red)

Foto Anglos cc by sa

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