La coalizione vuole il diritto di replica sulla stampa, giornalisti e opposizione si oppongono

Un numero cospicuo di giornalisti di diversi media – stampa, internet, radiotelevisione – hanno firmato una petizione in cui viene criticato l’emendamento alla legge sulla stampa che intende reintrodurre il diritto di risposta per i funzionari e politici, che i media sarebbero obbligati a pubblicare. I rappresentanti della stampa chiedono ai parlamentari di non sostenere questa modifica legislativa, che già era stata introdotta durante il primo governo di Robert Fico (2006-2010), che il governo successivo di Iveta Radicova (2010-2012) aveva poi attenuato.

I giornalisti affermano nel documento che «Dopo l’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová ci aspettavamo che lo Stato cerchi un modo per proteggere meglio i giornalisti». «Questo non è successo. Al contrario, i politici al governo, con il sostegno di ĽSNS [il partito di estrema destra – ndr], si occupano solo di come proteggere se stessi» portando in Parlamento un emendamento che vuole reintrodurre «il diritto obbligatorio di risposta anche per i politici. Sebbene essi abbiano numerose possibilità di commentare gli argomenti che li riguardano, spesso essi si rifiutano di farlo e altri non rispondono nemmeno alle domande che i media inviano loro». Il rischio, avverte il testo, è che i politici vorranno commentare ogni articolo scritto su di loro, anche se l’informazione è vera, cercando di imbrogliare le cose.

La petizione, firmata finora da quasi 1.500 persone, dice chiaramente che in una democrazia «i politici non dovrebbero decidere sui contenuti dei media». E questo avviene in un momento, si afferma, in cui gli attacchi verbali ai giornalisti descrivono gli stessi come «nemici dello Stato».

Sulla questione è intervenuto domenica in televisione, sul primo canale dell’emittente pubblica RTVS, uno dei proponenti della modifica, il deputato Smer-SD Miroslav Číž, che ha dichiarato che gli articoli sulla stampa stanno diventando uno strumento politico. «I giornalisti stanno smettendo di lavorare con l’obiettività giornalistica» come principio base, ha affermato, accusando una parte dei media di “politicizzazione”. L’articolo 19 della Costituzione, ha ricordato Číž, afferma che tutti hanno diritto alla protezione del loro buon nome, famiglia e reputazione, e «Non esclude i politici». Del resto, ha sottolineato, il progetto di legge propone il diritto di risposta solo per affermazioni fattuali, che sono nei fatti errate e riguardano l’integrità personale, ma non i commenti e i giudizi critici. Il numero due del Partito nazionale slovacco (SNS) Jaroslav Paška, presente al programma, ritiene necessario parlare della responsabilità dei giornalisti. In una democrazia funzionante non è necessario avere il diritto di replica, ma il problema è la proprietà e l’indirizzo di alcuni media, che promuovono obiettivi politici e interessi commerciali di alcuni gruppi. Per conto dell’opposizione, la deputata Jana Kiššová di Libertà e Solidarietà (SaS) critica fortemente il provvedimento, avvertendo che la “legge bavaglio” «ridurrebbe in modo significativo il lavoro dei giornalisti» perché di certo se ne abuserebbe. I politici hanno già molti modi per reagire alle notizie che vogliono confutare.

(La Redazione)

Foto MaxPixel CC0

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