Robert Fico e Andrej Kiska, cinque anni di dispute anche dai toni molto accesi

Mentre si registra un nuovo contrasto tra l’ex primo ministro e il presidente della Repubblica, facciamo un veloce riepilogo degli scontri istituzionali e personali tra Fico e Kiska che si sono visti negli anni passati.

Robert Fico, tre volte a capo del governo e presidente del partito (Smer-SD) più popolare in Slovacchia, non ha evidentemente saputo digerire il flop clamoroso alle elezioni presidenziali del 2014, dove il leader socialdemocratico – un partito allora molto più forte di oggi, in grado di reggere un governo monocolore – è stato surclassato dal suo concorrente al ballottaggio del marzo 2014 ottenendo ‘solo’ il 40% dei voti.

Andrej Kiska è sempre stato in testa tra i politici più popolari nel paese. Molto distanti su quasi tutto, dalla politica interna a quella estera, dalla visione della società allo stato della democrazia, i due si sono beccati numerose volte. Nel 2015 Fico accettò l’invito di Putin alle celebrazioni moscovite per il 70° anniversario del Victory Day. Nell’autunno 2016 ci fu uno scontro a causa delle posizioni prese da Slovacchia e gruppo Visegrad sull’immigrazione, cui si aggiunse un incontro del presidente con il Dalai Lama che irritò le autorità cinesi. Nell’autunno 2017 si accese un aspro conflitto riguardo alle controversie fiscali di Andrej Kiska, un tema che Fico cavalcò per settimane e che è ritornato in auge in questi giorni.

Dopo l’efferato omicidio di Ján Kuciak e Martina Kušnírová, alle critiche al governo provenienti dalla società civile e dall’opposizione si aggiunsero quelle non tenere del presidente, che si accodò alle richieste di elezioni anticipate. Nei giorni successivi, non riuscendo ad ottenere un nuovo voto, Kiska premeva per un rimpasto corposo dell’esecutivo, e Robert Fico lo accusò di complotto con il finanziere americano di origini magiare George Soros. Il conflitto durò una manciata di giorni, ma fu estremamente duro e senza risparmio di colpi, finché si arrivò al nuovo governo di Peter Pellegrini.

Alla nomina del suo successore alla testa del governo, Fico non risparmiò qualche strale al suo avversario. Tra le altre cose, è stato in questa occasione che Fico pronunciò una frase ormai entrata nella storia recente della Slovacchia e utilizzata come refrain nella società civile proprio contro di lui e il potere occulto del suo partito. In forma di avvertimento per il presidente, l’opposizione e i cittadini, malgrado la sua autoimmolazione “per responsabilità verso il paese”, Fico disse che lui non aveva intenzione di «andare da nessuna parte» (“ja nikam neodchádzam”). Con un sorriso forzato che sembrava più un ghigno nervoso, Fico (citiamo dal resoconto di Dennik N) facendo un gesto apparente amichevole con la mano si è avvicinato a Kiska e gli ha sussurrato quelle parole davanti ai giornalisti (nel video qui sotto, dal minuto 00:15).

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Infine, arrivando ai giorni nostri, l’ultimo contrasto di peso è il rifiuto di Kiska di nominare giudice costituzionale Robert Fico, costretto poi a ritirare la sua candidatura. Di fatto, però, il partito Smer ha fatto ostruzione nelle due votazioni per i candidati alla Corte costituzionale, e al momento nessun giudice può ancora essere nominato da Kiska, provocando un potenziale stallo della Corte che per ora agisce in regime straordinario. Se si dovesse verificare un problema alle prossime elezioni presidenziali, la Corte costituzionale non sarà in grado di dare un verdetto in quanto sono in carica al momento solo quattro giudici su tredici, dato che il mandato degli altri nove è finito 15 febbraio scorso.

(La Redazione)

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Foto Prezident SR: Robert Fico rassegna le dimissioni da primo ministro il 15.3.2018

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