Si riaccende la guerra tra Fico e Kiska tra frodi fiscali e ricatti

La scorsa settimana è scoppiata una nuova bufera tra il presidente Andrej Kiska e il leader socialdemocratico ed ex primo ministro Robert Fico (Smer-SD). Kiska, ritornato sulle prime pagine dei giornali per la storia della sua società KTAG, e la presunta frode fiscale che vi è collegata. La società KTAG s.r.o., in cui il presidente figura tuttora come socio insieme al fratello Jaroslav, è stata oggetto di indagini in passato. Nel 2017 la polizia aveva interrotto un’indagine dopo che si era chiarito che la società aveva pagato le tasse precedentemente eluse e la sanzione. In seguito si è occupata del caso l’Agenzia anticrimine nazionale NAKA.

Il direttore esecutivo della società KTAG, Eduard K., è stato accusato di rimborsi illegittimi dell’IVA per 155.633 euro, soldi che la società ha richiesto allo Stato ma che erano dovuti alla contabilizzazione delle spese per la campagna presidenziale del 2014 di Kiska, finanziate dalla società e che l’autorità fiscale rifiutò di riconoscere. Peraltro, una tale procedura è vietata dalla legge, e Kiska più volte ha dichiarato che le spese per la campagna elettorale le aveva pagate di tasca sua. Kiska è rimasto fuori dall’indagine in quanto gode dell’immunità come capo dello Stato. In passato era stato amministratore della società, e può rischiare una imputazione una volta finito il suo mandato, nel giugno di quest’anno.

L’accusa penale sui sospetti di reati fiscali è stata avviata sulla base di una denuncia penale depositata dalla succursale dell’ufficio delle imposte di Prešov nel novembre 2014 e terminata a maggio 2016. Nel settembre 2017 l’ufficio del Procuratore generale ha acquisito nuove informazioni sul caso, inducendolo a riprendere il procedimento penale nel gennaio 2018. Dopo aver raccolto più prove, nell’agosto 2018 è stato avviato un procedimento penale per un altro reato fiscale, con accuse contro il funzionario di KTAG pronunciate il 13 febbraio 2019.

Il presidente Kiska ha insinuato nei giorni scorsi di un abuso di potere da parte di polizia e procura. Lui è persuaso che questa operazione sia stata ordinata da Robert Fico come vendetta per il rifiuto di Kiska di nominarlo presidente della Corte costituzionale. Kiska ha citato una comunicazione personale ricevuta da Béla Bugár, presidente del partito di coalizione Most-Hid, in cui gli è stato riferito che Fico avrebbe così fatto partire un messaggio per il presidente: o lo nomina alla Corte costituzionale oppure la guerra contro di lui è destinata a continuare. Bugár ha confermato di aver telefonato a Kiska, tenendo per sè i temi trattati, e ha detto di rifiutarsi di fare da paciere tra il capo dello stato e Fico: sono uomini adulti che dovrebbero essere in grado di risolvere i loro conflitti in modo civile da soli, ha affermato Bugár pubblicamente.

Fico respinge le illazioni di Kiska e confuta ogni idea di ricatto, ricordando che la polizia ha negato con una dichiarazione qualsiasi influenza esterna sull’indagine. Secondo Fico, il presidente Kiska è un truffatore e un bugiardo, e ha falsato la campagna presidenziale del 2014 (dove Fico è stato suo concorrente). Anche l’ufficio del Procuratore generale ha fatto sentire la sua voce, e con una nota ha esortato i politici a esercitare moderazione nelle loro dichiarazioni. «Gli organismi preposti all’applicazione della legge hanno agito in modo lecito e senza alcuna interferenza esterna. In questo contesto, chiediamo ai funzionari costituzionali di mostrare moderazione nell’esprimere eventuali conclusioni sulla causa penale ancora in sospeso e astenersi dall’usare la copertura mediatica per influenzare le operazioni degli organismi preposti all’applicazione della legge», si legge nel comunicato.

Nel frattempo, tuttavia, la polizia ha iniziato un’azione penale affidata alla NAKA sui sospetti di estorsione di Fico nei confronti di Kiska sulla base dielle informazioni pubblicate sui media. E oggi il presidente Kiska ha dichiarato che collaborerà alle indagini. «Mostrerò tutti i documenti a mia disposizione che mostreranno chiaramente […] come si è verificata l’estorsione», ha detto Kiska in mattinata.

Leggi anche:

Robert Fico e Andrej Kiska, cinque anni di dispute anche dai toni molto forti

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

(Red)

Foto www.prezident.sk: Fico e Kiska a colloquio
per la formazione del governo nel marzo 2016
Sotto: i due a settembre 2017 con il ministro Lubyova 

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.