Fico: le procure italiane non sanno di nessuna telefonata con Vadalà

L’ex premier e presidente del partito Smer-SD Robert Fico ha dichiarato oggi in una conferenza stampa che i procuratori italiani hanno categoricamente escluso la possibilità che una procura calabrese possa avere informazioni sulla presunta chiamata tra Fico e Antonino Vadalà. Fico ha detto quindi di aspettarsi che i media si scusino con lui. «Il procuratore nazionale italiano e il procuratore regionale calabrese hanno categoricamente negato che la procura di Reggio Calabria possa avere tutte le informazioni riguardanti la chiamata tra Vadalà e Robert Fico. E anche se avessero informazioni del genere, non le avrebbero mai fornire ai media». Questo passaggio citato da Fico proverrebbe da “materiali italiani” che lui avrebbe acquisito facendo uso di una comunicazione diplomatico-legale. A confermare l’informazione, secondo quanto detto da Fico, sarebbero stati il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri.

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La Repubblica aveva scritto il 20 febbraio che la procura italiana aveva registrato nel 2012 una telefonata  di Antonino Vadalà, estradato in Italia con pesanti accuse per traffico di droga dal Sud America e riciclaggio, con l’allora primo ministro Fico. Una notizia che Fico si è affrettato a etichettare come una bufala, assicurando di non conoscere l’uomo italiano, che viveva da molti anni a Michalovce, nella Slovacchia orientale. Petra Holcova, giornalista investigativa ceca che ha lavorato anche fianco a fianco con Jan Kuciak, insiste invece sul fatto che la registrazione esiste, come scritto da Repubblica.

La registrazione sarebbe presumibilmente avvenuta nel corso di controlli e intercettazioni della polizia italiana nei confronti del Vadalà, personaggio che le autorità italiane di contrasto alla mafia conoscevano già per gli affari con la ‘ndrangheta. Addirittura nel 2003 l’Italia aveva ottenuto dalla Slovacchia l’estradizione di Vadalà, che subì un processo in Calabria ma fu poi rilasciato per insufficienza di prove. Negli ultimi anni Vadalà non nascondeva le sue simpatie politiche per Smer, e lo aveva detto anche in una intervista dopo il rilascio a seguito dell’omicidio Kuciak. Si faceva fotografare con iscritti Smer (tra cui il deputato Robert Madej) e si vantava delle sue conoscenze. Aveva un tenore di vita lussuoso, con diverse supercar nel cortile di casa.

Il deputato Ondrej Dostal (Libertà e Solidarietà / SaS) ha presentato una denuncia all’Ufficio del Procuratore generale per far sì che sia aperta una indagine sulle informazioni della presunta chiamata e su «altre informazioni che indicano le connessioni tra Vadalà e rappresentanti delle autorità slovacche al fine di coprire i suoi crimini con gli stupefacenti».

Nel frattempo, sempre oggi l’Ufficio del Procuratore speciale ha affermato di non escludere di potersi occupare della telefonata in questione, in quanto «l’accusa esamina tutti i sospetti di possibili reati specificati nel codice penale», ha detto la portavoce dell’ufficio.

I nessi tra il governo di Fico e la ‘ndrangheta sono stati ricostruiti da Kuciak e poi da altri seguendo le mosse di due persone molto vicine all’ex primo ministro. Dal 2014 è arrivata all’ufficio del governo Mária Trošková (foto qui sopra), bellezza allora 27enne ed ex modella e playmate, nominata consigliere di Stato e inserita nel giro più stretto di Robert Fico, non si sa in base a quali qualità professionali. La ragazza, che nel 2007 è arrivata alla finale del concorso Miss Universo Slovakia 2007, in precedenza era stata socia in affari con Antonino Vadalà nella società a responsabilità limitata GIA MANAGEMENT e più tardi assistente di un politico di Smer, Viliam Jasaň, che aveva venduto la sua società di servizi di sicurezza privata a Pietro Catroppa, uomo vicino a Vadalà. Anche Jasaň, già deputato per una legislatura, era poi finito al palazzo del governo come responsabile del consiglio governativo di sicurezza, con accesso quotidiano a documenti top-secret. Trošková, che non aveva alcuna autorizzazione di sicurezza, partecipava regolarmente a incontri di alto livello del primo ministro, e lo accompagnava nei viaggi di lavoro anche all’estero. In una visita in Germania la ragazza era presente a un colloquio di Fico con la Merkel, una forzatura voluta dall’ex premier, causando una certa irritazione tedesca e anche degli ambienti diplomatici slovacchi. Dopo l’omicidio e la pubblicazione degli scritti di Kuciak rimasti incompleti, i due funzionari si sono autosospesi dai loro incarichi (sicuramente non volontariamente) per lasciar calmare le acque. Inseguita in ogni dove dai media e sull’orlo di una crisi nervosa, a Trošková era stata concessa una scorta dal ministero degli Interni, per difendere la sua incolumità. La ragazza era infatti divenuta piuttosto popolare e aveva surriscaldato gli animi. Si è poi trasferita in un nuovo appartamento, piuttosto lussuoso, e sarebbe stata proprio la stessa scorta ad aiutarla nell’operazione di trasloco.

Karol Mitrik, presidente della Corte dei conti (NKÚ) ma in passato capo dell’Intelligence SIS, disse in maggio dello scorso anno che i servizi segreti slovacchi non potevano non conoscere le attività della ‘ndrangheta in Slovacchia, anche se nel rapporto annuale dell’intelligence non se ne faceva menzione. L’estradizione di Vadalà dalla Slovacchia in Italia nel 2003 non lascia dubbi: era di certo persona nota anche alle autorità di contrasto in Slovacchia. Mitrik ha anche detto che trovava piuttosto «strano» il modo in cui Mária Trošková e Viliam Jasaň erano arrivati fino all’ufficio del governo. Io non sono in grado di dirlo, notava, ma chissà, forse erano puliti. Nel 2013 arrivò da Roma, attraverso l’Ambasciata Slovacca, una informativa sui contatti di Antonino Vadalà con la ‘ndrangheta in Calabria, e si parla di incontri regolari con i rappresentanti dei clan, come dimostrerebbe la corrispondenza esistente tra l’Ambasciata e la DIA (Direzione investigativa antimafia), che è il principale organo italiano per la lotta contro la mafia. Nelle carte si leggeva di «indagini connesse con l’utilizzo di risorse europee», un filone che anche Kuciak stava seguendo, e del sospetto che il soggetto avesse costituito in Slovacchia una ‘ndrina con una dozzina di persone. Viene anche citato il ruolo di Vadalà nel nascondere Domenico Ventura, boss ricercato per omicidio, e i suoi incontri in Calabria con personaggi di gruppi della criminalità organizzata.

(La Redazione)

Foto EU2016SK CC0
Foto: Trošková con Fico a un evento pubblico

 

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