Decine di migliaia di persone in piazza a un anno dalla morte di Ján Kuciak e Martina Kušnírová

Migliaia di persone hanno marciato ieri per le strade di oltre 30 città slovacche e di 20 località in diversi paesi stranieri per celebrare il primo anniversario dell’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová. Oltre a tantissime località in Slovacchia, gli incontri organizzati dall’iniziativa civica Za slušné Slovensko (Per una Slovacchia dignitosa) si sono svolti in diverse città ceche ma anche, tra le altre, a Varsavia, Parigi, Barcellona, Copenaghen. Il raduno più grande ha avuto luogo nella capitale slovacca, dove sono scese in strada tra 20 e 30.000 persone, tra le auali il padre di Ján, Jozef Kuciak.

Nezabúdame! Nevzdáme sa! Za Jána a Martinu. Za slušné Slovensko. My, všetci spoločne sme tí, na ktorých sme čakali. foto (c) Tomáš Benedikovič

Uverejnil používateľ Za slušné Slovensko Štvrtok 21. februára 2019

Forse 30.000 persone in piazza a Bratislava

“Non dimenticheremo e non andiamo da nessuna parte” era il motto della protesta a Bratislava, riferendosi, nella sua seconda parte, a una frase pronunciata dall’ex premier Fico mentre si dimetteva dal governo un anno fa. La folla ha ripetuto le sue richieste per un’indagine indipendente sugli omicidi, ma ha anche domandato le dimissioni del presidente del Parlamento Andrej Danko (Partito Nazionale Slovacco / SNS) e del procuratore speciale Dušan Kováčik e il ritiro completo dalla vita pubblica del leader Smer-SD Robert Fico. Tra le altre cose, i manifestanti hanno anche urlato slogan contro l’ex primo ministro Robert Fico, con frasi come «Dosť bolo Fica» (Ne abbiamo abbastanza di Fico) e «Do basy» (In galera). Anche Bela Bugar, capo del partito Most-Hid, è stato bersaglio dei manifestanti, che lo accusano di mantenere a galla la coalizione di governo voltando le spalle ai cittadini.

BRATISLAVA: Zhromaždenie Za slušné Slovensko

Uverejnil používateľ SITA Slovenská tlačová agentúra a.s. Štvrtok 21. februára 2019

Dal palco si sono rivolte ai manifestanti personalità della cultura come attori e musicisti, rappresentanti della chiesa e del terzo settore, giornalisti e pure una rappresentaza degli agricoltori della Slovacchia orientale, arrivati nella capitale nei giorni scorsi, che contesta al governo di non proteggere gli interessi dei piccoli agricoltori. Anche il papà di Ján Kuciak ha pronunciato un discorso, criticando i politici della maggioranza, sostenendo che la rivelazione più triste di questo gravissimo crimine è stato venire a sapere che il figlio era sotto sorveglianza di ex agenti dei servizi segreti ed era stato messo sotto controllo anche dalla polizia.

Juraj Seliga, uno dei giovani organizzatori dell’iniziativa, ha detto che «Non si tratta solo degli omicidi di Ján e Martina, ma anche del fatto che la loro morte e tutto ciò che è accaduto nel 2018 e nel 2019 nel paese ha buttato giù il sipario. Ora anche noi possiamo vedere come i politici sono in grado di abusare del loro potere, il modo in cui mercanteggiano con individui loschi e il modo in cui il paese viene saccheggiato».

Nelle stesse ore, la mamma di Martina, Zlatica Kušnírová, parlava ai presenti alla protesta di Kosice, la seconda città del paese, insieme al Presidente Andrej Kiska che ha elogiato gli investigatori e la polizia per la presunta cattura degli assassini materiali, anche se ha detto che «tutti noi vogliamo che siano svelati tutti i collegamenti e i nomi dietro agli omicidi». Purtroppo, un anno dopo le uccisioni la situazione in Slovacchia non è migliorata molto, ha notato il capo dello stato, sottolineando l’importanza di ricostruire la fiducia della gente nello stato. Per far questo i cittadini devono poter credere che anche i potenti vengono indagati e processati quando commettono crimini.

La polizia: su di noi una grande pressione pubblica

In un video pubblicato dalla polizia slovacca, il presidente dell’autorità Milan Lučanský ha ringraziato tutti gli agenti coinvolti nelle indagini, ed espresso l’auspicio che ci siano più giornalisti come Ján Kuciak. «Vorrei solo ringraziare il team [investigativo] e le persone che vi lavorano. Vorrei ringraziare i pubblici ministeri insieme ai loro supervisori […]. Voglio anche assicurare a tutti che questa squadra ha il mio sostegno pieno e faremo del nostro meglio per portare i colpevoli davanti alla giustizia per una punizione e condanna appropriate». Nel video appare anche la numero due della polizia, Jana Maškarová, la quale afferma che tutti nelle forze dell’ordine hanno sentito una enorme pressione dall’opinione pubblica per risolvere il caso. Certo, i cittadini hanno il pieno diritto di manifestare, ma «era tanta la pressione, che ci ha influenzato negativamente. Ovunque guardassimo vedevamo la pressione dell’opinione pubblica. Abbiamo lavorato giorno e notte […]» per «dimostrare ai cittadini di essere in grado di gestire un crimine così grave».

Dokument: Výročie smrti Jána Kuciaka

DOKUMENT OD POLICAJNÉHO ZBORU: VÝROČIE SMRTI JÁNA KUCIAKA A MARTINY KUŠNÍROVEJ

Uverejnil používateľ Polícia Slovenskej republiky Nedeľa 10. februára 2019

In questo anno di indagini, la polizia ha svolto quasi 800 azioni, eseguito 37 perquisizioni domiciliari, 24 perquisizioni di altre aree e arrestato 12 persone, e una parte dell’investigazione è stata fatta in collaborazione con la polizia ungherese. Dati che sono riportati nelle statistiche ufficiali pubblicate dalla polizia.

I giornalisti slovacchi: ‘Non dimentichiamo’
Più di quattrocento giornalisti hanno firmato una dichiarazione chiamata “Nezabúdame” (Non dimentichiamo) che è stata pubblicata ieri. «Il dolore e l’angoscia non sono andati via. Non abbiamo perso, tuttavia, la determinazione a continuare il lavoro di Ján e proseguire a scoprire il velo sulle frodi, la corruzione e la lordura che hanno portato a due assassinii a sangue freddo», si legge nel testo. «Oggi probabilmente sappiamo chi sono gli assassini e sembra che sappiamo chi ja ordinato l’assassinio. Ma ancora non sappiamo se fosse solo». «Nella polizia, nella pocura e direttamente nel governo sedevano e ancora siedono persone che non hanno voluto proteggere Ján e i giornalisti, perché proteggevano coloro su cui lui ha scritto e su cui ancora scriviamo. Abbiamo scoperto che Ján, così come altri giornalisti, erano pedinati. Che stavano preparando anche altri omicidi». I giornalisti spiegano che comunque loro non si sono fatti intimorire, faranno ancora domande e  investigheranno ancora, in modo che il pubblico sappia se l’indagine è indipendente. Un anno dopo l’omicidio, tuttavia, constatano il fatto «che le persone in Slovacchia si preoccupano di questo. Che non lasceranno devastare completamente il paese come da un tornado». «Un anno fa ci hanno ucciso un collega e con lui la sua fidanzata. Non abbiamo dimenticato. E non andremo da nessuna parte».

(Red)

Foto FB/Katarzia
FB/Klaudia Goncalves
Peter Tkáč cc by sa

 

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