Un anno senza Ján e Martina. La Slovacchia li ricorda scendendo in piazza. Spunta una telefonata tra Fico e Vadalà

Oggi la Slovacchia vive il primo anniversario dell’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová, un fatto di sangue che ha scosso l’intero paese nelle sue fondamenta. Il ricordo di Ján e Martina sarà oggi tema centrale dei raduni in trentasei città in Slovacchia e 22 all’estero programmati dall’iniziativa ‘Per una Slovacchia dignitosa’, il movimento che negli ultimi dodici mesi ha portato in piazza decine di migliaia di persone come non se ne vedevano dalle proteste della Rivoluzione di velluto del 1989.

Alla manifestazione di Bratislava, che si svolgerà come al solito su Namestie SNP, parteciperanno diversi rappresentanti della società civile, iniziative pubbliche, attori, musicisti e il padre di Kuciak, Jozef, che di recente ha ricevuto diversi riconoscimenti postumi per conto del figlio, tra cui il Goldene Victoria 2018 – Pressefreiheit assegnato dagli editori tedeschi e l’onorificenza di Stato slovacca dell’Ordine di Ľudovít Štúr di primo grado.

Ján Kuciak era un giornalista investigativo della redazione del sito Aktuality.sk. Lui e la sua ragazza sono stati uccisi nella loro casa a Veľká Mača, un villaggio di duemila anime nella regione di Trnava, esattamente un anno fa, il 21 febbraio 2018, un mercoledì. Soltanto il lunedì mattina la polizia ha trovato i corpi dei giovani, entrabi 27enni, dopo che i genitori non avevano loro notizie da giorni. Entrambi uccisi con un solo colpo di pistola calibro nove, al petto per Ján, in mezzo agli occhi la ragazza, che secondo le ultime risultanze potrebbe non essere stata una vittima collaterale ma anch’essa parte del piano in quanto sapeva molto del lavoro del fidanzato, oltre che delle minacce ricevute. Sapevano di essere in pericolo, ma al tempo stesso sapevano che quello che Ján stava facendo – dissotterrare segreti, connessioni mafiose e corruzione anche ai piani alti della politica – era cosa buona e necessaria per la Slovacchia. Lo shock nel paese per l’assassinio brutale di un giornalista, un fatto mai avvenuto prima, nemmeno negli anni ’90 quando la Slovacchia ha vissuto momenti davvero bui, ha provocato la rabbia della gente e nel giro di breve un rimpasto di governo: fuori il contestatissimo ministro degli Interni Robert Kaliňák e il primo ministro Robert Fico, che si è scoperto avere una “assistente” e presunta amante contigua a un personaggio legato alla ‘ndrangheta, con cui la ragazza, ex modella dalle forme accattivanti, avrebbe avuto rapporti d’affari e anche amorosi.

Per l’indagine sono stati arrestati a fine settembre tre uomini e una donna, tutt’ora in galera anche se per ora non ci sono incriminazioni formali. Come ha detto giorni fa il Procuratore generale, le prime accuse formali potrebbero essere emesse questa estate. Sul reale mandante ci sono sospetti ma probabilmente non ancora prove schiaccianti, anche se molti indizi portano a Marián Kočner, affarista noto per i metodi spicci e le amicizie altolocate, al momento in carcere – da dicembre in regime duro di isolamento – per frode. Kočner aveva fatto pedinare il giornalista e lo aveva minacciato mesi prima dell’omicidio, ma alla denuncia del giovane la polizia non ha aperto alcuna indagine. Anzi, il capo della polizia Tibor Gašpar, costretto a dimissioni mesi dopo l’omicidio, dette l’ordine di fare uno screening completo su Kuciak. Gašpar non sarà l’unico nome illustre a dover lasciare l’incarico (e a rischiare una incriminazione): lo scorso anno è stato messo alla porta anche il capo dell’anticorruzione Robert Krajmer e poche settimane fa è toccato a Peter Hraško, direttore della NAKA, allontanato dal nuovo comandante della polizia Milan Lučanský.

Le fotografie del giovane reporter pedinato in situazioni di normalità – mentre aspetta l’autobus o davanti alla sede della redazione del giornale – hanno fatto scalpore in Slovacchia quando pubblicate pochi giorni fa da Maria Grazia Mazzola, giornalista italiana specialista di mafie, in un servizio per il programma TV7 di Rai 1.

Dalle ultime informazioni, prima di essere liquidato Kuciak sarebbe dovuto essere rapito. Il quartetto arrestato per l’omicidio avrebbe avuto l’ordine anche di altri assassinii eccellenti: il Procuratore speciale Maros Žilinka, il sostituto Procuratore generale Peter Šufliarsky e l’ex ministro degli Interni, oggi avvocato della famiglia Kušnírová, Daniel Lipšic. Un piano davvero diabolico che, se aggiunto con il fatto che la donna accusara di avere ordinato il delitto, Alena Zsuzsová, aveva prove imbarazzanti di relazioni virtuali e in parte reali che lei aveva portato avanti per anni nei confronti di diversi personaggi influenti della politica e non, al suo presunto coinvolgimento in altri omicidi e alle registrazioni provenienti dall’intelligence di alcuni casi scottanti tenute in cassaforte dal suo presunto finanziatore, Marián Kočner, si configura in uno schema piuttosto complesso, imbarazzante e davvero drammatico per il paese. Anche e soprattutto dopo le conferme dell’amicizia e delle relazioni molto nebbiose di Kočner con l’ex procuratore generale Dobroslav Trnka.

Il giornale Repubblica ha pubblicato ieri in un lungo articolo una ricostruzione dell’omicidio di Ján Kuciak e Martina Kušnírová, in cui si sofferma su fonti di procura italiane che conoscono il retroterra dei calabresi che vivono nella Slovacchia dell’Est e mantengono legami più o meno stretti con la ‘ndrangheta. Parla delle famiglie Vadalà e Rodà, tra le quali un anno fa la polizia slovacca ha arrestato sette persone in connessione con l’omicidio, ma rilasciate poco dopo per mancanza di prove. Di queste famiglie aveva scritto Kuciak relativamente a sussidi e contributi europei ottenuti grazie ad attività nell’agricoltura e nelle energie rinnovabili, settori in cui tuttavia si profilavano molti sospetti di frodi e corruzione. Anche l’OLAF, l’ente europeo per la lotta alla corruzione, si è interessato alla faccenda, e l’Agenzia anticrimine slovacca NAKA ha in corso una indagine. Di recente una personalità illustre del partito Smer-SD è finita nella rete dell’indagine, accusata di avere chiesto e ricevuto decine di migliaia di euro di sovvenzioni illegittime. Antonino Vadalà è poi stato arrestato poche settimane dopo con l’accusa di traffico internazionale di droga ed estradato in Italia su richiesta della procura di Venezia. Egli era la mente di un traffico di cocaina che dal Sud America era destinato al Nord Italia, passando tuttavia dalla Slovacchia dove gli stupefacenti arrivavano mascherati all’interno di carichi di frutta esotica e dove Vadalà avrebbe anche pagato i doganieri per evitare controlli.

Ma la cosa si direbbe decisamente nuova che Repubblica porta alla luce, è una telefonata intercorsa tra Antonino Vadalà e il premier Robert Fico nel 2012 il cui contenuto non è stato divulgato. Questo si legge nell’articolo, ripreso ieri con grande enfasi da tutti i media slovacchi: «Come viene del resto documentato da un’intercettazione captata nel 2012 da una Procura della Repubblica italiana nell’ambito di un’indagine sul narcotraffico, allora ritenuta non di interesse e riemersa solo dopo la morte di Kuciak. Vadalà, in quella telefonata, parla con l’allora premier Robert Fico. Quello che l’omicidio di Jan costringerà in poche settimane alle dimissioni».

(La Redazione)

Foto Ing.Mgr.Jozef Kotulič cc by sa
Foto FB/Policia SR

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