Volkswagen, 3000 esuberi. OCSE: non va bene troppo automotive in Slovacchia

Sono 3.000 i lavoratori che la casa automobilistica Volkswagen Slovakia, che è il più grande datore di lavoro privato nel paese, potrebbe lasciare a casa entro la metà di quest’anno. I numeri sono stati resi pubblici dalla stessa azienda, che sta sottoponendo l’impianto produttivo di Bratislava, da dove oggi escono veicoli di quattro marchi del gruppo, a una riorganizzazione e riduzione dei turni. I licenziamenti saranno sicuramente attuati se lo stabilimento non otterrà alcun nuovo modello da produrre per i prossimi anni, una cosa riferita anche dai sindacati aziendali.

Nella fabbrica sarà eliminato un turno in due linee di produzione nel corso del 2019. Il segmento dei SUV verrà riportato a tre turni rispetto ai quattro odierni, e la produzione delle piccole city car verrà ridotta a un singolo turno dai due attuali. Si tratta di una azione in linea con le necessità del gruppo di un uso più efficiente degli investimenti e di aumentare la capacità produttiva, che la direzione del gruppo tedesco vuole far crescere del 30% entro il 2025 in tutti gli stabilimenti.

Tra i 3.000 esuberi, ci sono dipendenti che verranno assegnati alle strutture affiliate di Volkswagen e personale di Audi Hungaria che tornerà alla società madre. Non verranno poi sostituite le fluttuazioni naturali dei dipendenti, i rinnovi dei contratti a termine saranno fatti con più attenzione e si vuole limitare al massimo l’utilizzo di personale assunti tramite agenzie.

La società, che oggi dà lavoro a circa 14mila persone, ha chiarito di avere informato la sua forza lavoro della situazione, e si è detta pronta a sostenere quanto più possibile i dipendenti coinvolti nella ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Di recente, l’OCSE ha affermato che la Slovacchia produce troppe automobili. Il paese che è il primo produttore di auto al mondo pro capite è troppo dipendente dall’automotive, e rischia dei forti contraccolpi con l’avvento dell’Industria 4.0 e la massiccia implementazione di nuove automazioni. Ángel Gurría, segretario generale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico lo ha detto anche pochi giorni fa quando ha visitato la Slovacchia per presentare l’ultimo country report sul paese. Il problema è che il valore aggiunto dell’assemblaggio finale dell’auto non è così elevato, ha detto Gurría, e l’esposizione della Slovacchia come economia molto aperta la rende dipendente e suscettibile alla domanda nei mercati di esportazione.

Secondo l’OCSE, la Slovacchia dovrebbe lavorare di più per migliorare le competenze digitali dei suoi lavoratori e la loro formazione permanente, e per aumentare la quota di servizi nella sua economia. L’OCSE avverte che un quarto dei lavoratori slovacchi è analfabeta digitale, e il paese è quello maggiormente minacciato dall’automazione: ben il 70% dei posti di lavoro in Slovacchia sono a rischio a causa del progresso tecnologico.

D’altra parte, secondo il ministero del Lavoro La Slovacchia avrà bisogno di mezzo milione di lavoratori in più entro la fine del 2023.

(Red)

Foto volkswagen.sk

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