Archiviata la denuncia contro il movimento ‘Per una Slovacchia dignitosa’

L’ufficio del procuratore distrettuale a Bratislava ha rigettato una denuncia anonima a carico degli organizzatori delle proteste “Per una Slovacchia dignitosa” (Za slušné Slovensko) in cui li si accusava di aver tentato di preparare un colpo di stato e di essere pagati dal finanziere americano di origine ungherese George Soros.

La denuncia era stata presentata nell’ottobre 2018 ed aveva provocato la convocazione e l’interrogatorio di alcuni dei rappresentanti dell’iniziativa civica da parte dell’Agenzia nazionale anticrimine NAKA. L’azione, assegnata all’unità anticorruzione, è poi stata fermata e il direttore dell’agenzia Peter Hraško è stato forzato a lasciare il suo incarico dal capo della polizia Milan Lučanský, reo di non avere debitamente informato sulla questione il suo superiore. L’ufficio del pubblico ministero che aveva ricevuto il fascicolo ha deciso ora di chiudere il caso non avendo trovato nessun riscontro per avviare una eventuale azione penale.

Gli organizzatori di “Per una Slovacchia dignitosa” hanno dato il via nel marzo 2018 a una serie di enormi proteste come non si vedevano dalla Rivoluzione di velluto. Le manifestazioni, nate sull’onda dell’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová, pretendevano dal governo verità e giustizia, e di fare pulizia di certi personaggi ambigui e presumibilmente corrotti. Nel giro di poche settimane prima il ministro dell’Interno Robert Kaliňák e poi il primo ministro Robert Fico, entrambi alti rappresentanti di Smer-SD, hanno dovuto rassegnare le dimissioni, e il governo è stato sottoposto a un rimpasto, rischiando di non trovare un accordo nella coalizione di maggioranza. Più tardi è stato messo all’uscio anche il capo della polizia Tibor Gašpar, che i manifestanti accusavano di essere in pasta con affaristi e personalità oscure, oltre che essere un fedele alleato di Kaliňák.

Lo scorso ottobre Juraj Šeliga, Karolína Farská, Katarína Nagy Pázmány, Táňa Sedláková e Veronika Bruncková erano stati sottoposti a interrogatorio ed era stato chiesto loro di produrre gli estratti dai propri conti bancari privati. Gli organizzatori del movimento “Za slušné Slovensko” avevano respinto con sdegno le accuse di essere stati manipolati e finanziati dall’estero o di avere orchestrato un colpo di Stato. In risposta, avevano accusato le istituzioni di cercare di intimidarli. Una manifestazione in loro sostegno aveva raccolto in piazza migliaia di persone (solo a Bratislava si stimavano 10 mila partecipanti). Queste le parole dell’invito alla protesta di venerdì 16 novembre: «Nel novembre 1989, esattamente 29 anni fa, le persone coraggiosamente si opposero al regime in cui si sentivano oppressi. Allora, la polizia segreta e il macchinario statale non avevano paura di intimidire gli attivisti civili per difendere le loro posizioni. Questo sta apparentemente accadendo di nuovo durante il governo di Smer».

Il movimento, nato con un intento moralizzatore della politica e delle istituzioni, in ogni caso non si ferma e sta preparandosi per il 21 febbraio, quando cadrà un anno dall’omicidio di Kuciak e Kušnírová e si terranno di nuovo raduni di protesta in tutto il paese con la richiesta di un cambiamento per un futuro più sereno. L’evento avrà il titolo “Za slušné Slovensko s kočíkmi a deťmi“, ovvero Per una Slovacchia decente con carrozzine e bambini.

(La Redazione)

 

Foto FB/Veronika Stanková – La manifestazione del 16/11/2018 a Bratislava
Sotto: altre manifestazioni del 2018 – Foto FB

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.