Corte costituzionale: frizioni nella maggioranza, Fico si ritira. Primo turno vano

Le schermaglie per l’elezione in Parlamento dei candidati a 9 posti di giudice della Corte costituzionale sono proseguite febbrili anche in questi giorni. Il voto in Parlamento è stato più volte rimandato per dare modo alla commissione costituzionale di dare un giudizio sull’unico dei 40 candidati in corsa su cui non era stato raggiunto un verdetto definitivo riguardo ai suoi titoli per la carica. Il numero di candidati è poi sceso a 39 dopo la rinuncia del rettore dell’accademia di polizia Lucia Kurilovska. Il nuovo membro della commissione, la deputata Irén Sárközy del partito di coalizione Most-Hid che ha sostituito il dimissionario collega di partito Peter Kresak anch’egli candidato, ha dato il suo appoggio a Robert Fico, accettando come buoni i titoli presentati per la candidatura, ovvero considerando per buona la documentazione presentata da Fico per dimostrare i 15 anni di pratica legale previsti dalle norme. Sárközy, ha tuttavia voluto sottolineare che secondo lei Fico non dovrebbe essere eletto tra i diciotto candidati da presentare al presidente della Repubblica, ma che la mossa era parte della buona volontà di Most-Hid per arrivare a nominare tutti i 18 candidati in tempi brevi.

Tuttavia, lunedì Most-Híd ha annunciato che avrebbe sostenuto un voto pubblico per l’elezione dei giudici costituzionali, rifiutano le accuse di accordi sottobanco con il partito Smer-SD e il partito estremista di Kotleba, ĽSNS, denunciando i «giochi tattici giocati da alcuni partiti» che secondo alcuni media prevedevano un accordo tra Smer e ĽSNS.

Anche il Partito nazionale slovacco (SNS), altro membro di coalizione, si è schierato per il voto palese, allineandosi così a buona parte dell’opposizione e isolando il partito guida della maggioranza Smer-SD, unico a chiedere il voto segreto. Il capo di SNS e presidente del Parlamento Andrej Danko ha detto che in realtà non è possibile il voto completamente palese, ma si può fare in modo che ogni deputato riceva una scheda con i 39 nomi dei candidati e in seguito si potrà sapere chi ognuno di loro ha votato. Danko ha anche detto di lasciare mano libera nel voto ai deputati SNS.

Tra l’opposizione – senza l’estrema destra di Kotleba – ci sarebbe convergenza su una decina di candidati, ma si teme l’ostruzione della coalizione di maggioranza.

Il 7 febbraio è stata presentata in Parlamento una petizione con le firme di più di 5000 cittadini in cui si chiede il voto palese sui giudici della Corte costituzionale, un appello sostenuto anche da oltre venti iniziative civiche. Anche il presidente della Repubblica Andrej Kiska è a favore del voto pubblico, una opzione che darebbe trasparenza alla scelta dei diciotto candidati e che presumibilmente, a suo parere, porterà ad eleggere candidati di qualità, anche morali.

Ancora ieri, quando era previsto il voto nel tardo pomeriggio, la coalizione di governo non aveva raggiunto alcun accordo sui nomi da votare, e si era in attesa di un ulteriore incontro nel corso della giornata. Most-Hid ha ribadito ancora una volta che non avrebbe sostenuto come candidato l’ex primo ministro e presidente del partito Smer-SD Robert Fico. Mentre i parlamentari di SNS non hanno preso una posizione pubblica ma chiarito che il partito li lascia liberi di decidere individualmente.

Tutto questo trambusto si è dissolto quando ieri dopo pranzo Robert Fico ha dichiarato in una conferenza stampa improvvisata che avrebbe rinunciato a candidarsi. Il leader socialdemocratico ha anche minacciato di far saltare l’accordo di coalizione se i parlamentari di Most-Hid avessero votati per i candidati sostenuti dall’opposizione. «Non è possibile sedersi dietro un tavolo con un partito che preferisce i propri interessi partigiani rispetto alla comune responsabilità per il paese».

Parlando davanti ai giornalisti, Fico ha detto di considerarsi un candidato legittimo alla Corte costituzionale, con tutti i requisiti di legge. Ha anche spiegato che credeva di poter diventare presidente della Corte e non un semplice giudice. In ogni caso, ha dichiarato di non fidarsi dell’imparzialità del presidente Kiska, chiamato a nominare nove nuovi giudici su tredici componenti della Corte costituzionale, a causa delle sue ambizioni di creare un nuovo partito. Kiska è in scadenza tra pochi mesi ed è sempre stato fortemente in contrasto con il governo. Il presidente Smer-SD ha sottolineato che sarebbe il caso di lasciare la nomina dei giudici costituzionali – il cui mandato ha una durata di dodici anni – al prossimo presidente della Repubblica che si andrà ad eleggere a marzo. Secondo gli ultimi sondaggi usciti proprio ieri il candidato in testa ora è Maroš Šefčovič, che lo stesso Fico ha convinto a correre per la presidenza.

Dopo l’annuncio di Fico, nel giro di breve Marian Kotleba ha annunciato che i parlamentari di ĽSNS non saranno presenti all’elezione dei candidati dei giudici, e il partito ritira anche il proprio candidato Radovan Hradek. Kotleba ha dichiarato che il suo partito non vuole essere coinvolto nella farsa in cui si è trasformata l’elezione dei candidati per i giudici costituzionali. Egli ha anche sottolineato che il presidente Kiska non ha il diritto di nominare nuovi giudici costituzionali alla fine del suo mandato.

Poco più tardi l’aula parlamentare ha approvato il voto palese per l’elezione dei candidati a giudice della Corte, con il sostegno sia di Most-Hid che di SNS, ma poi non è riuscita ad eleggere nessuno dei candidati alla carica di giudice costituzionale. Sui 132 presenti, solo 66 erano i voti validi, 13 deputati non hanno consegnato le schede e 53 voti non erano validi. I parlamentari di Smer-SD, contrari al voto pubblico, hanno votato scheda bianca.

Come già stabilito in precedenza, un secondo voto dovrebbe aver luogo giovedì 14 febbraio in mattinata, anche se ora, dopo le minacce di Fico, la situazione si è fatta incandescente e si rischia che la maggioranza salti. Il presidente del Parlamento Andrej Danko (SNS) ha chiesto alla commissione parlamentare costituzionale di decidere come effettuare il secondo turno di voto. Sarà la commissione a stabilire se ripetere il voto in modo palese o a scrutinio segreto, come dovrebbe essere secondo le procedure. Come si è saputo più tardi in serata, dei tre leader della coalizione sia Fico che Andrej Danko hanno votato scheda bianca. Mentre Bela Bugar di Most-Hid ha dato il suo voto a dodici candidati. Al massimo si può votare per diciotto candidati, una opzione scelta da diversi rappresentanti e leader dell’opposizione.

Il vicepresidente del Parlamento Andrej Hrnciar, deputato di Most-Hid, non ha escluso la possibilità della caduta del governo e di elezioni anticipate, una opzione tuttavia non favorita dal suo partito. Mentre Bela Bugar non pensa che questo accadrà. Pur non commentando le dichiarazioni di Robert Fico, in cui l’ex premier avverte Most-Hid di non votare insieme all’opposizione altrimenti salterà l’accordo di coalizione, Bugar sottolinea che il suo partito non aveva altra opzione che scegliere il voto palese. Smer dovrebbe capire, ha detto, che quando sono trapelate sulla stampa voci di negoziati tra Smer e gli estremisti di LSNS per la nomina dei giudici, Most-Hid ha dovuto agire per un voto pubblico allo scopo di mantenere le distanze con LSNS, con il quale ha sempre rifiutato ogni collaborazione.

Alcuni pensano che ora si dovrebbero aprire nuovi spazi di negoziato all’interno della coalizione, per accordarsi su come proseguire con l’elezione dei candidati alla Corte costituzionale. Il primo ministro Peter Pellegrini (Smer-SD) ha criticato il voto disunito dei partiti della coalizione, e ha auspicato che il secondo turno sarà a scrutinio segreto, che creerebbe meno frizioni. Pensa che sarebbe una violazione dell’accordo di coalizione se un membro della coalizione si unisce all’opposizione nelle votazioni particolarmente pesanti. «Una rottura della coalizione non sarebbe un bene per la Slovacchia, il governo ha ancora molti compiti da svolgere e piani per migliorare la vita in Slovacchia», ha dichiarato Pellegrini. Rispondendo questa mattina a domande dei giornalisti, Pellegrini ha sostenuto che la giornata di oggi sarà dedicata a cercare un consenso all’interno dei partiti di maggioranza su almeno un numero sufficiente di nomi per garantire che la Corte costituzionale sarà in grado di funzionare.

(La Redazione)

Foto nrsr.sk

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