Ungheria, la ricetta di Orbán: più figli e cristiani, meno immigrati

«Abbiamo bisogno di bambini ungheresi». Pausa. Viktor Orbán alza lo sguardo verso la platea immobile e silenziosa del castello di Buda. L’accento è sulla parola «ungheresi». «Non abbiamo bisogno di migranti, ma di bambini ungheresi». Lo ribadirà più volte nell’annuale discorso sullo stato della Nazione, un invito a contrastare la bassa natalità del Paese assediato da orde di migranti – «terroristi» – pronti a «invadere il Paese» che il suo muro è per ora riuscito a fermare. La narrativa del premier ultraconservatore sembra immutata da 12 anni, da quando è al potere. Aveva iniziato il suo discorso con l’entusiasmo di «un’economia che cresce da sette anni» grazie «alle politiche di governo e a dio». Ma è il gran finale ad effetto che strappa l’ovazione della sala gremita: «Viviamo in tempi in cui nascono sempre meno bambini in tutta Europa. I popoli dell’Occidente rispondono con l’immigrazione. Ma noi ungheresi la vediamo in una luce diversa. Non abbiamo bisogno di numeri, ma di bambini ungheresi».

I sette punti

Per il sovranista dei muri è cruciale «difendere i valori cristiani» dall’islam. «L’immigrazione significa arrendersi».

Ed è alle ultime battute che il piano contro il declino della natalità di Orbán viene svelato. Sette punti per convincere gli ungheresi a fare figli per la patria, con un piccolo aiuto dal governo: esenzione a vita dell’Irpef per le madri con più di quattro figli, prestiti ad interessi ridotti per le donne under 40 che si sposano per la prima volta e per le famiglie con almeno due figli. Non solo: congedo parentale per i nonni fino al terzo compleanno dei nipoti, sussidi per le famiglie numerose e aumento degli asili.

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Foto wiki/kremlin.ru cc by

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