Cancro, sono 226.000 gli slovacchi ammalati, 34 mila nuovi casi ogni anno. In arrivo gli screening preventivi

Secondo le stime del Centro nazionale di informazione sanitaria (NCZI) della Slovacchia, ogni anno viene diagnosticato un tumore a oltre 34.000 slovacchi. Gli ammalati di cancro sono oggi globalmente più di 226.000 nel paese. I dati aggiornati al 2018 sono stati resi noti in occasione della Giornata mondiale contro il cancro, che cadeva il 4 febbraio.

Malgrado l’aspettativa media di vita dei pazienti affetti da malattie cancerogene sia aumentata negli ultimi anni, si sta solo lentamente avvicinando a quella dei paesi europei sviluppati e del Nord America. L’unico modo di accelerare il processo è spingere sulla prevenzione, dice l’NCZI, in particolare con gli screening periodici obbligatori che di recente sono stati inseriti in un programma nazionale supervisionato dal ministero della Salute. Da quest’anno si dovrebbe iniziare a programmare screening per la diagnosi precoce di tre tipi di tumore: colon-retto, mammella e collo dell’utero per la popolazione over 50.

Ad essere colpite da neoplasie sono più le donne (134.500 casi) degli uomini (92.000). In percentuale sulla popolazione, le malattie oncologiche vengono diagnosticate annualmente allo 0,62% degli uomini e allo 0,57% delle donne. Alle pazienti di sesso femminile sono più frequentemente diagnosticati tumori della mammella, mentre tra gli uomini è il cancro della pelle ad essere più frequente, secondo i dati di NCZI. Per entrambi i sessi il cancro del colon è uno dei tipi più rischiosi.

Il ministero della Salute è convinto che con il programma di screening si dovrebbero fare grossi passi in avanti nella diagnosi precoce dei tumori. Al momento sono partiti gli esami del sangue occulto su un campione di circa 20 mila persone per un primo test pilota per la prevenzione del cancro del colon e del retto. Il test sarà ripetuto ogni due anni per uomini e donne oltre i 50 anni. Nel corso dell’anno sarà avviato anche lo screening per il tumore al seno su donne tra i 50 e i 69 anni. I test preventivi per il cancro del collo dell’utero riguarderanno in una prima fase una popolazione di circa duemila donne tra i 23 e i 64 anni, con due prelievi citologici su base annua, cui seguiranno altri ogni 3 anni. Il ministero intende riuscire a coprire in questo modo almeno il 50% della popolazione, contro un attuale 30% che si sottopone volontariamente allo screening.

(La Redazione)

Foto jarmoluk CC0

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