Italia, no bipartisan al taglio dei parlamentari eletti all’estero

È stata presentata il 5 febbraio al Senato della Repubblica Italiana la petizione contro il taglio degli eletti all’estero previsto dalla riforma del governo, il cui testo è arrivato in Aula lo stesso giorno. Qui alcuni aggiornamenti sulla discussione in corso – uno e due.

La Petizione, forte di quasi 4 mila firme di intellettuali e professionisti italiani residenti all’estero, ha trovato supporto bipartisan ed è stata simbolicamente consegnata da Laura Parducci (firmataria e docente all’Università di Uppsala, Svezia) al presidente della Commissione Affari Costituzionali. Ad aprire i lavori la senatrice PD Laura Garavini, affiancata dalla stessa Parducci, da Dario Parrini, capogruppo PD della Commissione Affari Costituzionali, e da Gianclaudio Bressa, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Presenti esponenti di altri partiti, come la senatrice Francesca Alderisi (FI), l’ex deputato Fabio Porta (PD), il senatore Raffaele Fantetti (FI), il senatore Gregorio De Falco (Gruppo Misto). Assente Ignazio La Russa (FdI), che tuttavia aderisce alla petizione e alla conseguente richiesta di emendamento.

Un tema molto sentito, che in pochi giorni ha raccolto l’adesione alla petizione di migliaia di rappresentanti dell’italianità nel mondo. Professori, primari, intellettuali, politici, giornalisti e imprenditori. Ma anche tanta gente comune, che anche in queste ore – come riferito dalla senatrice Garavini – sta manifestando di fronte alle agenzie consolari di Wolfsburg, di Londra e in Belgio.
Laura Parducci ha evidenziato come un taglio ai rappresentanti degli italiani all’estero determinerebbe una sproporzione, già adesso piuttosto evidente, ma che in questo modo diventerebbe davvero insostenibile: «La nostra», ha detto, «è un’iniziativa trasversale, senza colore politico». Una petizione «molto qualificata e fondata nel merito», come l’ha definita Dario Parrini. «Questa riforma», ha aggiunto il capogruppo PD, «è stata presentata con poca attenzione agli effetti che può produrre. Speriamo che la maggioranza di governo metta giudizio e si accorga dell’evidente errore». Di riforma «pasticciata» e «profondamente sbagliata» ha parlato Bressa. «Una riduzione del genere», ha detto, «testimonia una cultura regressiva dal punto di vista delle riforme di questa maggioranza, un problema che colpisce gli italiani eletti all’estero ma anche tutta la rappresentanza in generale». «In questo modo», ha aggiunto, «viene messa in discussione la rappresentanza parlamentare ma anche la democrazia». Sulla stessa linea Fantetti, che ha parlato di un’operazione «antidemocratica e antisociale, che non tiene conto del fenomeno della nuova migrazione italiana». Fabio Porta ha infine sottolineato la qualità dei firmatari di questa petizione. Esponenti di primo piano della società italiana all’estero uniti contro una riforma «in controtendenza rispetto ai dati attuali sull’emigrazione».

(gianluca zanella\ aise)

Foto Montecitorio cc by nd

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