Raccomandazioni OCSE alla Slovacchia: migliorare l’istruzione, aiutare le Pmi e integrare i rom

Durante la sua visita ieri a Bratislava il capo dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) Ángel Gurría ha illustrato i risultati dell’ultima relazione sulla Slovacchia, in cui si consiglia al governo del paese di migliorare il sistema di istruzione allo scopo di favorire la transizione verso un’economia digitale, ma anche di sostenere il contesto imprenditoriale e fare di più sull’integrazione della grande comunità rom presente nella società slovacca. Su quest’ultimo punto, si accenna ad intervenire sul sistema educativo aumentando l’accessibilità e la qualità dell’istruzione prescolare, insieme all’uso nelle scuole di assistenti di lingua rom. Un aiuto potrebbe venire dai programmi pilota finanziati dall’UE.

Riguardo alla struttura imprenditoriale, l’OCSE suggerisce misure di incentivazione per le Pmi che soffronto dei bassi profitti provenienti dalle produzioni a basso valore aggiunto. Necessario incrementare la quota di produzione più sofisticata e innovativa, ma si deve investire nelle competenze della forza lavoro che non è ancora pronta alla rivoluzione digitale dell’industria e rischia grandi contraccolpi da una automazione spinta della produzione che metterà a repentaglio un terzo dei posti di lavoro. Gurría ha sottolineato anche il calo della crescita in Slovacchia della produttività del lavoro, legata agli altri fattori di debolezza, e il governo dovrebbe destinare più fondi a ricerca e sviluppo

Dal canto suo il premier Peter Pellegrini, che ha accolto l’ospite presso il palazzo del governo, ha affermato che la massima priorità del suo esecutivo rimane il sostegno alle aree meno sviluppate della Slovacchia, e che l’integrazione [dei rom] è un passo necessario e di cui godrà l’intera economia. Educazione e lavoro per i cittadini rom sono elementi chiave «senza i quali non possiamo progredire», ha detto, spiegando a Gurría il programma pilota lanciato di recente per l’impiego di lavoratori rom nelle grandi fabbriche.

Ángel Gurría ha anche posto l’accento sulla prevista modifica dell’età pensionabile in Slovacchia, che non è ritenuta una buona idea. Il Parlamento sarà chiamato al voto finale su un tetto costituzionale dell’età pensionabile a 64 anni nella prossima sessione parlamentare. La quota di cittadini slovacchi over 65, avverte Gurría, crescerà in modo esponenziale nei prossimi anni, e abbassare l’età per andare in pensione porterebbe grandi squilibri nel sistema pensionistico e nei conti pubblici. Secondo l’OCSE va mantenuta la riforma delle pensioni del 2012-13, compreso il legame tra età pensionabile e aspettativa di vita media, senza andare a inserire una età specifica nella Carta costituzionale perché poi sarà difficile da cambiare in futuro. Il sistema slovacco, ha detto il segretario generale, è oggi usato di esempio dall’OCSE per suggerire modifiche ad altri paesi in questo settore.

A parere di Pellegrini vanno fatte le considerazioni economiche ma tenuto in conto anche le opinioni politiche. Sottolineando che serve responsabilità nei confronti dello sviluppo dell’economia per immaginare il paese tra dieci o venti anni, il primo ministro si è detto d’accordo con Gurría che la decisione da prendere è pesante e graverà sulle future generazioni. In ogni caso, Pellegrini ha rassicurato il funzionario sul fatto che la decisione sulle pensioni non avrà impatti di rilievo sulle finanze pubbliche nei prossimi anni.

(Red)

Foto oecd cc by nc

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