Svelata la lista dei candidati ufficiali alla Presidenza, primo turno il 16 marzo

A termini scaduti il 31 gennaio, sono 15 le candidature ufficiali ratificate per le prossime elezioni presidenziali, tra le quali ci sono due donne. Ciascuno di loro ha dovuto raccogliere le firme di almeno 15 deputati del Parlamento oppure di 15.000 cittadini, da accompagnare alla corsa al Palazzo presidenziale di Bratislava. Soltanto due (Maroš Šefčovič e Martin Daňo) hanno avuto vita facile nel rastrellare le firme di parlamentari, mentre gli altri hanno dovuto iniziare le loro campagne mesi fa per riuscire a mettere insieme le firme di migliaia di privati cittadini.

I nomi
Questi i nomi dei candidati in ordine alfabetico: Béla Bugár, Zuzana Čaputová, Martin Daňo, Štefan Harabin, Eduard Chmelár, Marian Kotleba, Milan Krajniak, József Menyhárt, František Mikloško, Robert Mistrík, Maroš Šefčovič, Róbert Švec, Bohumila Tauchmannová, Juraj Zábojník e Ivan Zuzula.

Di diversi di loro abbiamo già scritto la scorsa settimana in occasione della pubblicazione di un sondaggio che mostrava come pretendenti più accreditati l’eurocommissario Šefčovič, l’accademico Mistrík e, sorprendentemente, il giudice Harabin.

Due degli esclusi hanno annunciato di volersi rivolgere alla Corte suprema. Si tratta di Radovan Znášik, bocciato perché non avrà i 40 anni di età richiesti per legge il giorno delle elezioni (ma solo qualche settimana dopo), nonostante abbia presentato tutte le firme richieste e Jan Molnár sul quale ci sarebbero “forti sospetti” che abbia truccato le carte. Secondo la presidenza del Parlamento, egli ha ottenuto le firme per la sua candidatura da deputati che pensavano di firmare come semplici cittadini, ma la petizione sarebbe successivamente stata modificata per fare apparire le loro firme come parlamentari eletti. La raccolta di firme è stata fatta da Molnár durante una giornata di porte aperte al pubblico del Parlamento.

Le ultime candidature
Tra le ultime candidature presentate vi sono quelle del leader dell’estrema destra Marian Kotleba, del Partito popolare Nostra Slovacchia (LSNS), il quale ha dichiarato di aver voluto provarci a favore della  «difesa dei valori tradizionali». Kotleba ha detto che Non intendo giocare con la fiducia delle persone che hanno messo le loro firme sotto la mia petizione”, ha detto, aggiungendo che non farà nessuna campagna elettorale di massa e rispetterà il limite di spesa stabilito dalla legge. Uno dei miti fondanti del partito è lo Stato slovacco indipendente dell’epoca dell’ultima guerra mondiale, e la figura del suo presidente, il sacerdote Jozef Tiso, venuto a patti con la Germania hitleriana per mantenere il potere. A un giornalista che gli ha chiesto l’opinione del partito sull’Olocausto, Kotleba ha risposto «non abbiamo nulla di cui scusarci, poiché non abbiamo causato nulla del genere». Tiso e il suo governo avevano istituito le leggi razziali in Slovacchia, mandanto ai campi di concentramento circa 70 mila ebrei oltre a migliaia di rom. Su Tiso, Kotleba ha detto che «il signor Presidente Tiso è stato il primo presidente della Repubblica slovacca, un rappresentante del nostro Stato».

Il deputato Milan Krajniak, vice presidente del partito di opposizione Sme Rodina-Boris Kollar, ha dichiarato che ha intenzione concentrarsi maggiormente sulla politica interna, dicendo che l’attuale capo dello Stato non è intervenuto per cercare di affrontare particolari problemi delle persone. Tra le ambizioni di Krajniak c’è quella di promuovere un’amnistia per i debitori sottoposti a procedure di esecuzione, un tema che è diventato cavallo di battaglia di Sme Rodina. Tra le sue priorità anche un bonus per i genitori e la giustizia fiscale e la giustizia sociale. L’economia slovacca cresce e ha una sufficiente produttività, ma la gente comune che è occupata e paga le tasse non riesce ad ottenere una quota più giusta del PIL nazionale, ha detto. Parlando di Unione europea, Krajniak ha spiegato che la Slovacchia ne è membro di fatto, ma che l’attuale livello di integrazione è sufficiente, e non si dovrebbe andare oltre.

Da parte sua, Štefan Harabin, da anni giudice e negli anni 2000 ministro della Giustizia per un mandato, crede importante come eventuale vincitore porre un maggiore accento anche sulla politica estera, poiché la Slovacchia deve essere preservata nella sua sovranità. Egli crede che il paese dovrebbe ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, così come dal Global Compact delle Nazioni Unite sulle migrazioni. È possibile che il presidente cambi la direzione del paese, ha affermato.

Eduard Chmelár, analista politico, ha invitato i suoi concorrenti a fare una campagna elettorale pulita e sincera, avvertendo che per il momento non è così. E ha esortato i media a dare lo stesso spazio a tutti i candidati, temendo manipolazioni a favore di pochi. Un’elezione democratica dovrebbe essere libera ed equa, ed è «inaccettabile» che solo tre candidati, sostenuti dal centro-destra, vengano raffigurati dai media come rappresentassero l’intero spettro democratico. Ora non ci sono parlamentari, commissari europei o ex ministri, ma solo candidati, ha detto, e non tollerabile che alcuni siano invitati dovunque [sui media] a intervenire mentre altri sono del tutto esclusi.

Tra i candidati ci sono poi l’ex comandante delle Forze di polizia Juraj Zabojnik, gli imprenditori Bohumila Tauchmannova e Robert Svec e l’accademico Jozsef Menyhart.

Budget per la campagna presidenziale 500 mila euro
Per la loro campagna elettorale i candidati possono spendere un massimo di mezzo milione di euro. Il primo turno delle elezioni presidenziali si terrà il 16 marzo. Se nessuno dei candidati otterrà almeno la metà dei voti si terrà un secondo turno il 30 marzo.

La spesa statale per le elezioni sarà di quasi 13 milioni
Le elezioni costeranno oltre 12,7 milioni di euro, secondo una bozza del programma approvata dal consiglio dei ministri a fine gennaio. La somma include le spese relative al turno di ballottaggio e copra il lavoro delle commissioni elettorali, la stampa e distribuzione delle schede elettorali e del materiale informativo, le attrezzature per i seggi elettorali e il costo per la sicurezza e per mantenere l’ordine pubblico il giorno del voto.

(La Redazione)

 

Foto CoolKoon cc by sa

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