Inquinamento atmosferico, rumore e caldo estremo, in Ue colpiti i più vulnerabili.

Mentre l’European environment agency (Eea) presentava il rapporto  “Unequal exposure and unequal impacts: social vulnerability to air pollution, noise and extreme temperatures in Europe” che evidenzia  «gli stretti legami esistenti tra i problemi sociali e quelli ambientali in tutta l’Europa. La distribuzione di queste minacce ambientali e il loro impatto sulla salute umana rispecchiano fedelmente le differenze di reddito, disoccupazione e livelli di istruzione in Europa», il nostro ministero dell’ambiente annunciava che da oggi entra nel vivo il lavoro del tavolo sulla qualità dell’aria che ha raccolto negli scorsi mesi le proposte delle regioni della Bacino Padano, la zona d’Italia più colpita dall’emergenza smog.

Dal rapporto Eea arriva la conferma della maglia nera all’Italia per lo smog, anche se il Belpaese è in cattiva e numerosa compagnia: «L’area dell’Europa orientale (tra cui Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria) e dell’Europa meridionale (tra cui Spagna, Portogallo, Italia e Grecia), dove i redditi e l’istruzione sono inferiori e i tassi di disoccupazione superiori alla media europea, sono state maggiormente esposte agli inquinanti atmosferici, tra cui il particolato (PM) e l’ozono troposferico (O3)».

Il commissario europeo all’ambiente, Karmenu Vella, ricorda che «La Commissione europea ha costantemente sottolineato che, per quanto riguarda le questioni ambientali, la nostra è un’Europa che protegge. Il modo migliore per mettere alla prova questo principio è studiare come tutelare i più vulnerabili, i deboli e gli indifesi. L’European environment agency merita apprezzamento per questa relazione che esamina come i poveri, gli anziani e i giovanissimi siano le persone più a rischio a causa della scarsa qualità dell’aria, dell’eccessivo rumore e delle temperature estreme. Questa relazione supporta i nostri sforzi per garantire che la nostra sia un’Europa che protegge tutti». Il direttore esecutivo dell’Eea, Hans Bruyninckx, ha aggiunto: «Nonostante il successo altamente significativo delle politiche europee nel corso degli anni per migliorare la qualità della vita e proteggere l’ambiente, sappiamo che in tutta l’Ue si può fare di più per garantire che tutti gli europei, indipendentemente dall’età, dal reddito o dall’istruzione, siano adeguatamente protetti dai rischi ambientali con cui ci confrontiamo»

Il rapporto Eea sottolinea che «Sebbene la politica e la legislazione dell’Ue negli ultimi decenni abbiano condotto a miglioramenti significativi delle condizioni di vita, sia in termini economici che di qualità dell’ambiente, le disparità tra le varie aree persistono» e  sottolinea «la necessità di un migliore allineamento delle politiche sociali e ambientali e di interventi più incisivi a livello locale per affrontare con successo le questioni di giustizia ambientale».

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico e acustico, dal rapporto emerge che «Le regioni più ricche, comprese le grandi città, tendono ad avere in media livelli più elevati di biossido di azoto (NO2), soprattutto a causa dell’elevata concentrazione del traffico stradale e delle attività economiche. Tuttavia, all’interno di queste stesse aree, sono ancora le comunità più povere che tendono a essere esposte a livelli localmente più elevati di NO2». L’esposizione al rumore è molto più localizzata rispetto all’esposizione all’inquinamento atmosferico e i livelli ambientali variano notevolmente sulle brevi distanze. L’analisi ha riscontrato che «esiste un possibile nesso tra i livelli di rumore nelle città e redditi familiari più bassi: tale dato suggerisce che le città con una popolazione più povera hanno livelli di rumore più elevati».

Il cambiamento climatico ha duramente colpito l’Europa con ondate di caldo e temperature estreme e il rapporto evidenzia che anche qui il nostro è uno dei Paesi più a rischio «Le aree dell’Europa meridionale e sudorientale sono maggiormente esposte alle alte temperature. Molte regioni di Bulgaria, Croazia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna sono, inoltre, caratterizzate da redditi e istruzione più bassi, livelli più elevati di disoccupazione e una popolazione anziana più numerosa. Questi fattori socio-demografici possono ridurre la capacità delle persone di prendere misure per affrontare il caldo e di evitarlo, con conseguenti effetti negativi sulla salute». All’estremo opposto c’è il freddo: «In alcune parti d’Europa un gran numero di persone non è in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda a causa della scarsa qualità degli alloggi e del costo dell’energia; di conseguenza, si continuano a registrare malattie e decessi associati all’esposizione alle basse temperature».

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