Ján Kuciak, la Rai trasmette le fotografie dei pedinamenti del giornalista ucciso. Tutta la storia dall’inizio e il video del servizio

Il servizio di Maria Grazia Mazzola andato in onda venerdì sera su TV7, il settimanale giornalistico Rai del Tg1, ha provocato un piccolo terremoto in Slovacchia. Le immagini dei pedinamenti di Ján Kuciak mostrate nel servizio, fotografie prese da lontano con il teleobiettivo mentre si spostava dal lavoro a casa, per la strada, alla fermata dell’autobus hanno confermato una volta per tutte che il giovane reporter investigativo ucciso un anno fa era spiato anche nelle sue attività quotidiane. Le fotografie proverrebbero dal dossier della polizia sull’indagine. Osservando l’abbigliamento di Kuciak e altre persone ritratte, le immagini non sembrano essere state riprese in inverno, il che suggerirebbe che i pedinamento erano in atto da tempo. Secondo Mazzola, l’omicidio era stato ordinato dall’alto. Tutti i maggiori media slovacchi hanno ripreso la notizia.

A spiarlo l’ex capo del controspionaggio
Secondo le informazioni apparse a fine ottobre sul quotidiano Denník N, sarebbe stato Peter Tóth, ex giornalista ed ex capo del controspionaggio al servizio di intelligence SIS, a fornire il materiale agli inquirenti. Tóth, che ufficialmente nega tutto, sarebbe stato arruolato per spiare Ján Kuciak e trovare del marcio nella sua vita da Marián Kočner, l’oligarca che lo aveva minacciato di mettere alla berlina lui e tutti i famigliari fino a quando non avrebbe smesso di scrivere sui suoi affari. Kuciak denunciò le minacce, ma la polizia non si occupò mai di questo affare se non dopo l’uccisione del giornalista e della fidanzata Martina. Tóth, che è stato descritto come amico e collaboratore di Kočner, ha iniziato a collaborare come testimone confidenziale (protetto) con la squadra investigativa che indaga sul doppio omicidio di Ján Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová dall’inizio di ottobre, qualche giorno dopo gli arresti e le accuse emesse contro quattro persone sospettate dell’assassinio. Peter Tóth non si era occupato solo di Kuciak ma anche di altri reporter, tra i quali il giornalista di Aktualíty Marek Vagovič, il giornalista di Sme Adam Valček, il redattore capo della rivista .týždeň Štefan Hríb e Monika Tódová di Denník N, un giornale spesso molto ben informato. Kočner è in prigione dal giugno del 2018 per una frode di molti milioni di euro, ma si stanno vagliando diversi altri sospetti di frodi fiscali e di altri reati. Da dicembre, Kočner è stato messo in isolamento, segno che si è voluto interrompere completamente il suo contatto con l’esterno, che presumibilmente lui era riuscito a mantenere vivo nei mesi precedenti nonostante la galera. Nel servizio della Rai, la madre di Martina, Zlatica Kušnírová dice: «Entrambi sentivano che qualcuno li stava seguendo e intercettando […], ma entrambi hanno sempre detto che nessuno poteva trovare nulla di serio su di loro».

Per Kočner, «Kuciak era più pericoloso della polizia» 
Nel servizio di Mazzola, giornalista nota per il suo lavoro di indagine sulle mafie italiane, risalta una frase agghiacciante pronunciata da Peter Bárdy, direttore del sito di informazione Aktuality.sk, il datore di lavoro di Kuciak. Bárdy dice che per Kočner «Kuciak era più pericoloso della polizia, e Marian Kočner ne era consapevole». Il presunto coinvolgimento di Kočner nell’assassinio era stato citato, secondo indiscrezioni, da Zoltán Andruskó, oggi testimone di giustizia, in custodia da fine settembre perchè ritenuto essere stato il mediatore tra la donna che ha ordinato il crimine, Alena Zsuzsová, e i due esecutori materiali, il killer Tomáš Szabó e l’autista, suo cugino Miroslav Marček, rispettivamente ex investigatore della polizia ed ex militare. Per l’assassinio Zsuzsová avrebbe pagato cinquantamila euro, e avrebbe cancellato al mediatore un debito di ventimila euro. Un prezzo forse non all’altezza dell’enormità del delitto e che lascia pensare ad altri scenari. La donna, secondo fughe di notizie dal fascicolo di indagine, era piuttosto attiva nell’avvicinare sul web personaggi influenti, molti nella politica ma non solo, e flirtare con loro, per poi archiviare le comunicazioni e gli scambi di fotografie, presumibilmente per un successivo ricatto. Nella sua rete erano caduti un procuratore della procura generale, che ha perso il posto, e diversi politici. Una fitta attività svolta da Zsuzsová forse per conto dello stesso Kočner (che era stato il padrino di sua figlia) per “farsi amiche” persone utili o zittire qualcuno. La donna è stata di recente accusata anche per un altro omicidio, l’esecuzione del sindaco di Hurbanovo, László Basternák nel 2010, e per di più il gruppo di fuoco che ha liquidato Jan e Martina avrebbe dovuto far fuori anche il sostituto procuratore generale Peter Šufliarsky. Nel frattempo, nei media slovacchia è uscita anche la notizia delle possibili responsabilità della donna nell’omicidio di un italiano a Trnava nel 2006, l’imprenditore udinese Davide Casellato, che aveva alcune attività economiche nella città slovacca.

La ‘ndrangheta in Slovacchia
I media slovacchi hanno riportato che l’interesse di Maria Grazia Mazzola per la morte di Kuciak era legato anche agli articoli del reporter sugli affari loschi dei sussidi agricoli nella Slovacchia orientale, questioni tutt’ora lontano dall’essere state risolte e che coinvolgono personaggi vicini o congiunti con la ‘ndrangheta calabrese, che avevano intessuto relazioni anche con la politica al governo. dopo l’interesse del Parlamento europeo e dell’OLAF, l’ufficio europeo di contrasto alla corruzione, sono oggetto di indagine da parte dell’Agenzia anticrimine slovacca NAKA e hanno portato all’accusa di frode per un noto personaggio politico, l’ex deputata Smer-SD Ľubica Rošková, conosciuta nell’area di Michalovce come “grófka”, la contessa. Su di lei l’accusa di avere incassato nel 2017 40mila euro di sussidi per terreni che non erano suoi e suoi quali l’azienda richiedente non aveva alcun titolo. Pealtro, una parte delle superfici ammesse a contributo non erano nemmeno terreni agricoli: c’erano tra l’altro un campo volo e un parcheggio asfaltato.

Uccisi il 21 febbraio 2018, uno sconquasso per la società slovacca
Ján Kuciak e Martin Kušnířová, 27 anni entrambi e in procinto di sposarsi, sono stati uccisi la sera del 21 febbraio 2018 nella loro casa nel villaggio di Velka Mača, 50 chilometri da Bratislava. I loro corpi sono stati scoperti solo quattro giorni dopo, quando la polizia ha fatto irruzione su richiesta della madre di lei che non riusciva da giorni a contattarla al telefono. Per entrambi è bastato un colpo di pistola 9 millimetri, al petto per lui e alla testa per lei, con un’arma proveniente dall’Ungheria. L’esecuzione in stile mafioso ha portato all’arresto pochi giorni dopo di sette italiani residenti nella Slovacchia orientale, ritenuti collegati alla ‘ndrangheta. Il fermo dei sette non è stato convalidato e tutti sono ritornati a casa tre giorni dopo. Uno di loro, Antonino Vadalà, è stato in seguito incriminato dalla procura di Venezia per traffico internazionale di droga dal Sudamerica per conto delle cosche calabresi, e la Slovacchia ne ha concesso l’estradizione in Italia per il processo. Le connessioni tra costui e certi personaggi dentro l’ufficio di governouna avvenente assistente e un funzionario di Smer – particolarmente vicini al premier Robert Fico, e lo shock provocato in Slovacchia dall’uccisione di un giovane giornalista hanno portato in piazza centinaia di migliaia di persone la cui pressione ha provocato in poche settimane le dimissioni del ministro degli Interni Robert Kaliňák e dello stesso primo ministro Fico, rispettivamente vice e capo del partito Smer-SD al governo da dodici anni con una sola pausa biennale.

La svolta e gli arresti degli esecutori
A muovere le acque e velocizzare le indagini, dopo mesi senza informazioni, è stato il rilascio in settembre dell’identikit di un uomo che poteva avere visto qualcosa dell’omicidio. Pochi giorni dopo la svolta, l’arresto prima di tre persone e poi il giorno dopo della donna che gli inquirenti accusano di avere materialmente organizzato l’uccisione di Kuciak. L’uomo dell’identikit è poi stato trovato suicida qualche settimana dopo. Tra le questioni ancora non risolte c’è il o i mandanti dell’omicidio, e il movente. Ma anche se l’uccisione di Martina sia solo stata fortuita o voluta. La ragazza, che dopo il fatto gli inquirenti dicevano essersi trovata “nel posto sbagliato nel momento sbagliato”, sapeva molto del lavoro di Ján Kuciak, e poteva essere un testimone molto scomodo per chi ha voluto far tacere per sempre il giornalista.

La giornalista Mazzola, che ha intervistato i genitori delle due giovani vittime, ha sostenuto nel servizio che anche Martina era un bersaglio. La mamma di Martina ha riferito che perfino i colleghi di Ján non sapevano quello che sapeva Martina, e lei andava spesso dalla famiglia nel weekend, lasciando Ján da solo nella casa di Velka Mača. Se avessero voluto, gli assassini avrebbero potuto trovarlo solo quando volevano. Dal canto suo la mamma di Kuciak ha affermato di aver detto a suo figlio più volte di stare attento. Ma lui le rispondeva che stava solo facendo il proprio lavoro di inchiesta «per la Slovacchia».

 

SE RIMANIAMO LUCIDI non possiamo abituarci a omicidi che violano il midollo della democrazia e il rispetto della…

Uverejnil používateľ Maria Grazia Mazzola Nedeľa 3. februára 2019

Slovacchia e Malta, due storie speculari
Mazzola ha parlato nel servizio anche degli investimenti milionari di Marian Kočner a Malta, fatto che si può collegare a un altro omicidio irrisolto di una giornalista pochi mesi prima di Kuciak proprio a Malta, anch’essa impegnata a smascherare grandi affari sporchi centinaia di milioni di euro. Tra le altre cose, Maria Grazia Mazzola ha detto a Sme in una intervista pubblicata domenica: «Penso che sia mio dovere occuparmi dell’omicidio di Ján e Martina, così come dell’omicidio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia. Sto lavorando avoro su uno Speciale del Tg1 sulle mafie in Europa e sugli omicidi di questi colleghi». Diverse sono le attestazioni di gratitudine da parte di slovacche e slovacchi pervenute alla giornalista, alcune delle quali arrivate sul suo profilo Facebook. Uno è il più significativo: ««Grazie di cuore, Maria Grazia. Sembra che la Sua presenza, come la presenza di giornalisti dall’estero, abbia mosso un po’ le acque. Altrimenti sarebbe finito tutto in nulla perché gli amici degli indagati sono sempre al potere. Se non ci fossero state pressioni dall’estero oggi non avremmo nemmeno dei sospettati. Quando subito dopo l’omicidio di un giornalista non arriva nemmeno il patologo, o il procuratore, è già tutto chiaro».

Gli ultimi sviluppi. Le ombre sull’ex capo della polizia
A tutto questo intreccio, già sufficientemente complicato, si sono aggiunte negli ultimi giorni le accuse all’ex capo della polizia Tibor Gašpar di avere ordinato la “lustracia”, ovvero un controllo approfondito, su Kuciak, svolto dal capo dell’intelligence finanziaria Pavol Vorobjov. Gašpar ha stretti legami famigliari e di affari con la famiglia Bödör, proprietaria della società di sicurezza privata “SBS Bonul” che ha ottenuto grandi commesse di servizi resi allo Stato nel settore della sicurezza. E proprio Norbert Bödör, il figlio del titolare, aveva collaborato con Peter Tóth durante il pedinamento di Kuciak, insieme a Miroslav Kriak, ex dipendente del fisco ed ex agente segreto comunista di ŠtB. Gašpar, che si era dovuto dimettere dalla posizione di presidente del corpo di polizia l’estate scorsa su pressione del nuovo premier Peter Pellegrini, era poi rientrato al ministero degli Interni come consulente, un incarico ben pagato, con un corollario di polemiche infinite. In questi giorni Gašpar ha negato sue responsabilità nel dossieraggio di Kuciak, e il primo ministro Pellegrini aveva ammesso che il funzionario negava ogni coinvolgimento. La ministra dell’Interno Denisa Sakova ha infine ammesso che esiste un ordine di Gašpar per la verifica completa su Kuciak, e l’ex capo della polizia è stato costretto a dimissioni anche da consigliere del ministro. Parlando ieri alla televisione TA3, Sakova ha detto che il governo ha saputo di questo dossier su Kuciak soltanto dai media, e che Gašpar ha lasciato il ministero allo scopo di stemperare l’atmosfera di tensione che stava nascendo non solo sulla scena politica ma anche nell’intera società. Lei ha negato tuttavia che Gašpar possa avere in qualche modo influenzato l’esito delle indagini sul caso di doppio omicidio.

(La Redazione)

 


 

Qui di seguito il servizio di Maria Grazia Mazzola, andato in onda la sera dell’1 febbraio su TV7, Rai 1. Si tratta di una prima parte dell’inchiesta. Un servizio più completo con altre novità che secondo Mazzola apriranno nuovi scenari uscirà più avanti in uno Speciale Tg1 sulla stessa rete Rai.

Vedi il video su Facebook


Qui alcuni dei principali media slovacchi che hanno riportato la notizia:
Aktuality.sk
Pravda
Denník N
TV Markiza
Sme che domenica ha anche intervistato Mazzola
Nový Čas
Topky.sk
– Plus Jeden deň

Foto: Rai1

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