Italiani all’estero e targhe straniere: interrogazione al governo

«La mancanza di considerazione del governo Lega-M5S verso le nostre comunità estere è del tutto evidente nel momento in cui i provvedimenti approvati trovano applicazione nella realtà di tutti i giorni. È il caso del “decreto sicurezza” che, oltre ad affrontare in modo inumano la gestione dei migranti nel nostro Paese, interviene su materie che coinvolgono anche i cittadini italiani, residenti o meno all’estero, e le loro famiglie». È quanto sostiene Angela Schirò, deputata Pd eletta in Europa, che aggiunge: «è accaduto con le modifiche introdotte dal decreto Salvini in materia di acquisizione della cittadinanza italiana per matrimonio, non soltanto per l’estensione del periodo di concessione a 48 mesi ma anche per le limitazioni legate alla richiesta del possesso di un elevato livello di competenza linguistica. Ma per gli italiani all’estero il “decreto sicurezza” riserva altre sorprese».

«Intervenendo in materia di circolazione degli autoveicoli – spiega la parlamentare – la legge ha modificato l’articolo 93 del Codice della strada con l’obiettivo, condivisibile, di arginare la cosiddetta esterovestizione dei veicoli o l’intestazione fittizia di veicoli immatricolati all’estero. L’applicazione della normativa, tuttavia, in mancanza di chiare disposizioni, ha finito per colpire moltissimi cittadini italiani residenti all’estero che utilizzano veicoli di proprietà con targa straniera».

«In queste ultime settimane, – riporta Schirò – sono state decine le segnalazioni di connazionali residenti in Europa che denunciano di essere stati sanzionati. Per questa ragione, ho presentato un’interrogazione ai Ministri Salvini e Toninelli in cui chiedo di chiarire quale sia la documentazione di cui il cittadino italiano residente all’estero debba dotarsi se iscritto AIRE, o non ancora iscritto AIRE in quanto residente all’estero da meno di 12 mesi».

«Questo – chiarisce la deputata Pd – anche per evitare, come ripetutamente segnalato, che vengano sanzionati cittadini AIRE che, in seguito ai controlli, risultino ancora iscritti al comune di origine a causa del mancato allineamento delle anagrafi. Ai ministri, inoltre, ho chiesto se non ritengano possibile introdurre – anche attraverso atti amministrativi – forme di “comodato privato” al fine di consentire l’utilizzo di un veicolo con targa straniera (anche per prestito) ai familiari di un cittadino AIRE che, per varie ragioni, risiedono in Italia (sono tanti i casi di familiari, ad esempio, fermati alla guida di un veicolo con targa straniera nel periodo delle festività). Infine, se non ritengano necessaria una capillare campagna informativa mediante la rete diplomatico-consolare e il diffuso network associativo e dei media italiani all’estero, finalizzata a fornire indicazioni circa le nuove disposizioni e i documenti necessari per evitare sanzioni».

«Insomma, – conclude Schirò – anche per quanto riguarda la mobilità, i tre milioni di cittadini italiani in Europa (all’incirca la popolazione di Trentino Alto Adige, Umbria, Basilicata e Molise) continuano ad essere cittadini di serie B».

(aise)

Foto Andy Mabbett cc by sa

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