Klub 500: troppe pressioni dal governo sull’industria slovacca

Con un comunicato inviato alla stampa, il Klub 500, organizzazione dei datori di lavoro slovacchi con oltre 500 dipendenti, invita il governo ad allentare le pressioni sull’industria slovacca, la cui competitività è colpita in particolare dall’aumento progressivo dei costi del personale, ma anche da un livello insufficiente di sostegno agli investimenti. Se l’aria non cambia, il Klub 500 prevede un peggioramento delle condizioni per fare business in Slovacchia e di conseguenza ripercussioni sui dipendenti.

L’associazione si riferisce soprattutto alle riduzioni e riorganizzazioni nel personale e ai rallentamenti alle linee di produzione annunciati nelle case automobilistiche Kia Motors e Volkswagen Slovakia. La prima ha previsto di licenziare 27 lavoratori nel reparto dei motori diesel, e la seconda ridurrà il numero di turni nello stabilimento di Bratislava sulle linee che producono city car e SUV. Due misure prese in conseguenza del calo di vendite di automobili a livello globale e della celere perdita di interesse dei clienti nelle motorizzazioni diesel. Anche altre aziende stanno ragionando su una ristrutturazione dei reparti produttivi, e a pesare non sono soltanto i costi crescenti del lavoro ma anche gli alti prezzi dell’elettricità. Il prezzo pagato lo scorso anno dalle industrie slovacche per MWh di energia elettrica, incluse le tasse, è stato il terzo più alto nell’Unione europea, lamenta Klub 500.

Allo stesso modo, alle grandi imprese membre dell’associazione non piacciono misure “creative” inventate dal governo che aumentano i costi e le responsabilità, come i voucher ricreativi, i buoni per lo sport o l’imposta speciale sul fatturato delle catene di vendita al dettaglio. Ma è soprattutto nel settore manifatturiero che le aziende slovacche risentono di più dell’aumento dei costi, un «settore dove le imprese slovacche devono competere con i rivali di altri paesi dell’UE».

Di recente il Klub 500 aveva inviato una lettera a tutti i membri del Parlamento europeo e ai commissari dell’UE, accusandoli di dare poca attenzione allo sviluppo e alla competitività dell’industria europea e di prendere decisioni politiche “miopi”, che finiscono per dare vantaggi alla Cina, in grande crescita nei paesi terzi a spese delle aziende europee.

(Red)

Foto Artfotodesign CC0

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