Sette slovacchi su dieci pensano che l’antisemitismo non sia un problema

L’ultimo sondaggio Eurobarometro sull’antisemitismo indica (vedi qui) che la metà degli europei lo vedono come un problema. Tuttavia in Slovacchia, un territorio che è stato toccato in modo profondo dalle persecuzioni e deportazioni nel periodo dell’ultima guerra (oltre 70mila deportati), l’analisi di Eurobarometro riporta che soltanto il 20% dei 1.013 intervistati ha giudicato “un problema” l’antisemitismo nel paese. E se il 10% non risponde o non sa, per ben sette slovacchi su dieci l’odio verso gli ebrei “non è un problema”. Dal grafico relativo alle fascie di età si evince che sono soprattutto i giovanissimi – tra i 15 e i 24 anni – a non vedere il problema nel proprio paese, giusto la generazione che è più attratta dalle idee e dalle opinioni politiche estremiste, secondo un recente sondaggio e diverse analisi.

Anche sulla percezione dello sviluppo dell’antisemitismo negli ultimi cinque anni, la gran maggioranza degli slovacchi ha affermato che il sentimento di avversione al popolo ebraico in Slovacchia è rimasto costante (58%) o addirittura diminuito (9%), mentre solo una piccola parte di intervistati crede che invece il fenomeno sia cresciuto (15%). Anche qui la generazione più giovane (15-24 anni) è la più scettica: solo il 9% crede in un aumento dell’odio antisemita.

Sulla percezione dell’antisemitismo nel paese, nessuna delle categorie proposte raggiunge la maggioranza degli intervistati nel definirlo un problemo. Soltanto la negazione dell’Olocausto (32%), la profanazione di cimiteri ebraici (29%) e la presenza di idee e opinioni antisemite sul web (26%) vengono percepiti come un problema da almeno un quarto degli slovacchi. Al contrario, le maggiori convinzioni che vada tutto bene sono state espresse riguardo a “attacchi fisici a persone ebree” (68%), “espressioni di ostilità e minaccia verso gli ebrei in luoghi pubblici” (68%), l’antisemitismo “nelle scuole”, “nelle università”, “nei media” (tutte al 66%) e “nella politica” (64%).

L’intero documento relativo alla Slovacchia si può scaricare qui in inglese e qui in slovacco.

La prima Repubblica slovacca nata nel 1939, e di cui dunque quest’anno ricorre l’80esimo anniversario, era retta da presidente Jozef Tiso (foto sopra) asservito alla Germania nazista. Dopo pochi mesi il governo slovacco approvò le leggi razziali, il cosiddetto “Codice ebraico” (Židovský kódex), con circa 300 norme in buona parte riprese dalle leggi antisemite tedesche che definivano l‘appartenenza alla razza ebrea. Nel 1941 entrò in vigore il Codex Judaicus, regolamento sullo stato giuridico degli ebrei che portò alla spoliazione degli ebrei slovacchi dei diritti civili e delle loro proprietà, obbligado tutti gli appartenenti alla comunità ebraica sopra i sei anni a indossare una stella gialla sui loro abiti. Solo nel maggio 1942, due mesi dopo le prime deportazioni, il Parlamento di Bratislava legalizzò retroattivamente i trasferimenti, insieme alle norme del Codex.

Il primo trasporto di ebrei dalla Slovacchia ad Auschwitz ebbe luogo (vedi foto sopra) il 25 marzo 1942 da Poprad (regione di Presov), in cui furono stipate circa un migliaio di giovani donne e ragazze ebree. Seguirono altri 57 viaggi nel giro di pochi mesi. Anche se i numeri sono discordanti, si ritiene che siano circa 71.000 gli ebrei di nazionalità slovacca deportati (lo Shoah Resource Center (yadvashem.org) ha contato circa 100 mila slovacchi morti nell‘Olocausto). In gran parte, dopo la guerra i circa 15 mila sopravvissuti sono emigrati in Israele.

Il campo di prigionia Sereď (regione di Trnava) vide transitare dal 1942 al 1945 tra i 10 mila e i 16 mila slovacchi ebrei verso i campi di sterminio. Proprio nelle baracche del campo è stato aperto nel 2016 il Museo dell’Olocausto, che è parte del Museo Nazionale Slovacco (SNM). La struttura del campo fu creata nel 1941 come campo di lavoro, ma cambiò le sue finalità nel 1944 quando divenne campo di concentramento. Era diretto da Alois Brunner, braccio destro dell’ideologo nazista Adolf Eichmann che è il padre della “soluzione finale della questione ebraica”. Il 1° aprile 1945 l’esercito sovietico entrò nell’area e la liberò. Dei tre campi per ebrei situati in Slovacchia – Nováky, Vyhne e Sereď – solo l’ultimo è stato conservato, e utilizzato successivamente come caserma dell’esercito.

(La Redazione)

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Foto: Il Museo dell’Olocauso a Sereď
Bratislavsky kraj cc by
Sotto: Jozef Tiso con Hitler a Berlino nel 1941
Più sotto: treno di ebrei per Auschwitz (Poprad 1942)

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