Libri: “Il museo della lingua italiana”, tour virtuale nella lingua reale

Un viaggio virtuale in quindici sale disposte su tre piani corrispondenti ad altrettante epoche: italiano antico, moderno e contemporaneo.

“Il museo della lingua italiana” è un libro del linguista Giuseppe Antonelli pubblicato recentemente per i tipi della casa editrice Mondadori. Con la sua lettura si entra in un ideale museo della lingua italiana e si attraversa, pagina dopo pagina, una storia fatta di parole ma anche di oggetti da cui sprigionano suoni, colori, profumi, rumori, emozioni, ricordi, sapori.

La lingua italiana non ha mai avuto un suo museo. Un museo grande, articolato, tecnologico come quelli dedicati ad altre lingue. Nel museo virtuale dell’autore, che ricostruisce la storia secolare dell’italiano, sessanta pezzi distribuiti in quindici sale disposte su tre piani corrispondenti ad altrettante epoche: l’italiano antico, moderno e contemporaneo.

Quando l’Italia ancora non esisteva, Dante definì gli italiani come “le genti del bel paese là dove ‘l sì suona“. La lingua come essenziale punto di riferimento e il suono di quella parola – che serve a esprimere accordo e consenso – come base di una comune identità. L’italiano è stato per secoli una lingua fondata sul prestigio letterario: una lingua soprattutto scritta, perché il parlato era dei dialetti. Ma attraverso la lingua non passa solo la cultura intellettuale, passa l’intera vita di una comunità. Passano i cambiamenti sociali, i rivolgimenti politici, l’immaginario collettivo, le abitudini individuali. Ecco perché un viaggio nella storia della lingua italiana non può fermarsi alla lingua letteraria, ma deve prevedere molte tappe nei territori della lingua comune. E un museo della lingua italiana non può accontentarsi di esporre solo testi e documenti, ma deve lasciare spazio alla cultura materiale: agli oggetti che nel tempo hanno segnato la vita di tutti i giorni.

Sala dopo sala, una teca dopo l’altra, i sessanta pezzi di questo museo virtuale ci accompagnano lungo un percorso che dalle più antiche testimonianze scritte arriva alla lingua dei predicatori e dei mercanti medievali, all’italiano stentato degli emigranti di fine Ottocento e dei soldati della Grande guerra, a quello pop della pubblicità, della televisione e della musica leggera fino al disinvolto e-taliano usato oggi nei social network. E ci aiutano a cogliere i profondi cambiamenti intervenuti, la ricchezza dei contributi apportati dalle tradizioni locali e dai continui scambi con le altre lingue. Ci permettono di ritrovare, sparse un po’ ovunque nell’odierno villaggio globale, le storiche tracce della nostra lingua. Un ulteriore segno della sua vitalità, della sua bellezza, del fascino che ancora oggi l’italiano continua a esercitare in tutto il mondo.

Giuseppe Antonelli (Arezzo 1970) è professore ordinario di Storia della lingua italiana all’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, collabora all’inserto “La Lettura” del “Corriere della Sera” e racconta storie di parole su Rai Tre (Kilimangiaro, Quante Storie). Tra i suoi ultimi libri: “Comunque anche Leopardi diceva le parolacce. L’italiano come non ve l’hanno mai raccontato” (Mondadori, 2014), “La lingua in cui viviamo. Guida all’italiano scritto, parlato, digitato” (Rizzoli, 2017), “Volgare eloquenza. Come le parole hanno paralizzato la politica” (Laterza, 2017). Con Matteo Motolese e Lorenzo Tomasin è curatore della “Storia dell’italiano scritto” (Carocci) giunta al quarto volume.

(Inform)

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