Il mea culpa di Juncker: l’Europa ha esagerato con l’austerity e contro Atene

Durante la celebrazione dei vent’anni dell’euro a Strasburgo, il presidente uscente della Commissione europea ha fatto mea culpa: l’Ue non ha fatto abbastanza per la Grecia

Il presidente uscente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha parlato di “austerità avventata” durante la seduta del Parlamento europeo del 15 gennaio, volta a celebrare i vent’anni della moneta unica. Secondo Juncker, negli anni più difficili della crisi economica, tra il 2009 e il 2012, il Fondo monetario internazionale, l’istituzione nata nel dopoguerra per promuovere la cooperazione monetaria – che fa parte insieme a Banca centrale europea e Commissione Ue della cosiddetta Troika – avrebbe avuto troppo potere.

Contemporaneamente, secondo il lussemburghese l’atteggiamento delle istituzioni comunitarie non sarebbe stato abbastanza solidale con i paesi ad alto debito, in particolare la Grecia.

La crisi greca e gli aiuti internazionali
La Grecia è lo stato dell’eurozona dove la crisi, conseguente allo scoppio della bolla finanziaria americana, ha avuto gli effetti più drammatici. Il problema greco ha mosso i primi passi nell’autunno del 2009, quando il governo di George Papandreou ha reso noto che i bilanci inviati dalla Grecia all’Ue negli anni precedenti erano stati truccati per favorire la posizione ellenica.

Nel 2010, poi, il debito greco è stato declassato al livello “spazzatura” dalle agenzie di rating.

A quel punto sono intervenute le istituzioni europee e il Fondo monetario internazionale, che hanno concesso alla Grecia un prestito di 110 miliardi di euro, in cambio del quale il paese avrebbe dovuto accettare le misure di Bruxelles cosiddette di austerità, cioè di contenimento della spesa pubblica.

Tra le riforme richieste e poi imposte dalla Troika, c’era anche un corposo aumento delle tasse e il taglio del 22% dei salari minimi.

L’autocritica
Il mea culpa è stato pronunciato da Juncker nell’aula di Strasburgo, con parole che non hanno lasciato spazio ad altre interpretazioni: “Le critiche me le prendo personalmente, perché all’epoca ero presidente dell’Eurogruppo. Sì, c’è stata una austerità forse un po’ avventata, ma non volevamo colpire chi lavora o chi è disoccupato”.

Il Fondo monetario e la crisi greca
Non sono mancate, nel discorso di Juncker, le critiche all’Fmi, un’istituzione sovranazionale che non ha a che fare con le istituzioni europee: “Mi dispiace aver dato troppa importanza all’Fmi. Se la California entra in crisi, gli Usa non si rivolgono al Fondo: noi avremmo dovuto fare lo stesso“.

Il Fondo monetario internazionale ha infatti avuto un ruolo di primo piano nella risoluzione della crisi del debito sovrano, avendo stilato insieme con le istituzioni Ue le condizioni a cui la Troika avrebbe erogato gli aiuti al popolo greco. In conclusione, il presidente della Commissione ha parlato delle responsabilità nei confronti del popolo greco: “Mi sono sempre rammaricato di una mancanza di solidarietà nei confronti della crisi greca: non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia“.

Non è la prima volta che Juncker ha ammesso colpe politiche nella gestione della crisi del 2009: a giugno dell’anno scorso aveva dichiarato addirittura che in quel periodo la “dignità del popolo greco” era stata “calpestata“.

(Cecilia Sala, Wired cc by nc nd)

Foto eu2018bg cc by
Foto sotto: 2015, protesta greca
contro Merkel e UE, wdm cc by

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