Cinema ceco e slovacco sullo schermo tra Bologna e il Trieste festival

Due film cecoslovacchi e altri più recenti da Slovacchia e Repubblica Ceca saranno al cinema nei prossimi giorni a Bologna e Trieste.

Dal Festival di Cannes 1969 arriva “Nejkrásnejsí vek“, “L’età più bella” del ceco Jaroslav Papoušek, che sarà proiettato alla Cineteca di Bologna nell’ambito della rassegna Art City Cinema il 19 e 20 gennaio. La trama si incentra su alcune persone di diverse generazioni che per soldi si prestano a fare i modelli di nudo per studenti di scultura in un atelier universitario. Invitato alla Quinzaine dei registi sulla Croisette, a cavallo tra commedia e dramma, il film appartiene alla corrente della Nová vlna che negli anni Sessanta produsse capolavori premiati in numerosi festival internazionali. “I giovani artisti, le scuole d’arte e gli studi collettivi sono probabilmente gli ingredienti migliori perché ego, ambizioni e innovazioni giungano allo scontro, e sono il soggetto di questo brillante film, che a sua volta si scontrò con l’estetica del periodo successivo all’invasione sovietica e rappresentò uno degli ultimi atti di ribellione del cinema ceco prima della normalizzazione”. (Ehsan Khoshbakht).

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

_
Sabato 19 e domenica 20 gennaio 2019
Cinema Lumière, Cineteca di Bologna
Info qui


Mentre a Trieste, dove sta per prendere il via il trentesimo Trieste Film Festival che dedicherà una retrospettiva all’Europa centro-orientale e ai 30 anni della Rivoluzione di velluto, saranno più di una le proiezioni di opere di autori cechi e slovacchi.

Intanto ci sarà in gara al concorso principale un lungometraggio di produzione slovacco-ceca diretto dallo slovacco Martin Šulík. Il film “Tlmočník“, “L’interprete” del 2018, una sorta di road movie alla slovacca, ritrae la figura di Ali Ungár, interprete ormai ottantenne, che va a Vienna in cerca dell’ex ufficiale nazista responsabile della morte dei suoi genitori. Trova solo il figlio dell’uomo, Georg, che già da tempo ha preso le distanze dal passato del padre ma la visita di Ali risveglia il loro passato e così i due uomini partono per un viaggio attraverso la Slovacchia in cerca di testimoni sopravvissuti alla tragedia della guerra. Nel ruolo di Ali il grande regista ceco Jiří Menzel. Sarà proiettato sabato 19 gennaio.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"


Mercoledì 23 gennaio sarà proiettato “Sedím na konári a je mi dobre“, “Sono seduto sul ramo e mi sento bene“, opera del 1989 del regista slovacco Juraj Jakubisko. Anche questo film, finito appena tre mesi prima della caduta del regime comunista in Cecoslovacchia, si muove su una linea di confine tra realtà e fantasia, dove non manca la forte vena grottesca del regista Jakubisko. La pellicola fu presentata al Festival di Venezia del 1990, dove ebbe una menzione speciale, e nello stesso anno vinse il Gran Premio del Festival internazionale di Mosca.

La trama prende avvio nel maggio del 1945, quando anche in Cecoslovacchia la guerra può dirsi finita: tra i residui focolai e le cannonate contro i tedeschi in ritirata e nella sarabanda di reduci, sbandati e contadini che tornano alle loro case, stringono amicizia Prengel, un soldato mite che arriva addirittura dall’Italia, ed un ameno saltimbanco, Pepe, sopravvissuto al lager. Vivendo di baratti e arrangiandosi, i due giungono alla dimora di Prengel fra i boschi, ma la casa è distrutta e la famiglia sparita. Insediatisi nell’abitazione di un ebreo deportato, dopo aver causalmente scoperto, nascosto in una bicicletta, un tesoro di perle e caternine d’oro, i due reduci si improvvisano, con la tolleranza della autorità, fornai. Successivamente conoscono Ester, una ragazza muta dai capelli rossi, che essi, per una foto trovata in casa, credono essere figlia del deportato. Costei, sempre come assente e pressochè muta, è reduce da un bordello, dove ha subìto umiliazioni e violenze di ogni sorta. Pepe e Prengel l’adorano, lavorano meglio e sembrano contenti. Poi i tempi cambiano: Ester, che ha dato alla luce una bambina non si sa di chi, viene trovata uccisa da teppisti che circolano da un paese all’altro; Pepe ha il torto di respingere le grazie di una fanatica passionaria che in nome del partito dà ordini a tutti e i due finiscono processati e poi in carcere perchè, scopertosi il tesoro, hanno violato le nuove leggi sulla proprietà. Usciti un pò incanutiti di prigione, troveranno che la bambina di Ester, sistemata in un orfanotrofio per essere indottrinata a dovere, è ormai cresciuta e felici se la riprendono. Essa è il ritratto della madre e li chiama “papini”. Vivranno tutti insieme, tra la farina e le torte e spesso saliranno sul vecchio albero fronzuto accanto a casa, installandosi fra i rami, sicuri che finalmente “stanno bene”, nell’attesa di tempi migliori. (fonte)

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"


Venerdì 25 gennaio sarà invece la volta del ceco Petr Zelenka del quale si presenta “Knoflíkáři“, “Maniaci di bottoni”, una black comedy del 1997 composta da sei racconti che combinano fatti storici e fiction, naturalismo e finti esperimenti scientifici. Tutto si svolge a Praga nella notte del 6 agosto 1995, cinquant’anni dopo il lancio della bomba atomica su Hiroshima. Pluripremiato all’estero in numerosi festival internazionali, Knoflíkáři è diventato un film di culto per il pubblico ceco, vincendo anche come Miglior Film ceco del 1998.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"


A Trieste sarà in gara anche il documentario “Okupácia 1968“, una larga coproduzione tra Slovacchia, Cechia, Polonia, Bulgaria e Ungheria, che tratta l’occupazione della Cecoslovacchia come è stata vista dalla parte degli occupanti. Cinque paesi del Patto di Varsavia occuparono la Cecoslovacchia nel 1968. Cinquanta anni dopo, cinque registi provenienti dagli stessi paesi hanno girato ognuno un cortometraggio su quell’occupazione dal punto di vista delle persone che vi presero parte. Un progetto di Peter Kerekes, già noto al pubblico del Trieste Film Festival per i suoi precedenti lavori.

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

_

Trieste Film Festival
19 gennaioL’interprete – Politeama Rossetti Trieste
20 gennaioOkupácia 1968 – Politeama Rossetti
23 gennaio – Sono seduto sul ramo e mi sento bene – Teatro Miela
25 gennaioManiaci di bottoni – Teatro Miela

 

Articoli più letti

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.