L’elemosina dei miliardari. Quando la beneficenza è parte di una strategia

Sempre più frequentemente miliardari promettono di cedere parti del proprio patrimonio, spesso per aiutare a risolvere i problemi causati dalle loro stesse aziende. Alcuni lo chiamano “filantrocapitalismo”, ma è solo ipocrisia? Un editoriale del Guardian di Carl Rhodes e Peter Bloom, pubblicato il 24 maggio 2018, cerca di dare una risposta, analizzando tutti gli aspetti e le conseguenze di questa presunta generosità. 

Nel febbraio 2017, il fondatore e amministratore delegato di Facebook Mark Zuckerberg era su tutte le prime pagine per le sue attività di beneficenza. La Chan Zuckerberg Initiative, fondata dal miliardario della tecnologia e da sua moglie, Priscilla Chan, annunciava di voler elargire oltre tre milioni di dollari in aiuti per la crisi abitativa nella zona della Silicon Valley. David Plouffe, presidente per le strategie e la promozione dell’Iniziativa, ha dichiarato che questi aiuti erano destinati a “sostenere organizzazioni impegnate per aiutare le famiglie in urgente crisi, finanziando la ricerca di nuove idee per soluzioni a lungo termine – una strategia in due fasi che guiderà gran parte delle nostre strategie e azioni di promozione”.

Questa è solo una piccola parte dell’impero filantropico di Zuckerberg. L’iniziativa destinava miliardi di dollari a progetti filantropici mirati ad alleviare problemi sociali, con particolare attenzione alle soluzioni trainate dalla scienza, dalla ricerca medica e dall’istruzione. Tutto era iniziato nel dicembre 2015, quando Zuckerberg e Chan avevano pubblicato una lettera scritta al loro ultimo figlio Max. Nella lettera si impegnavano nel corso della loro vita a destinare il 99% delle loro azioni di Facebook (che in quel momento ammontavano a 45 miliardi di dollari) alla “missione” di “far progredire il potenziale umano e promuovere l’uguaglianza”.

L’iniziativa abitativa si teneva ovviamente molto più vicino a casa, poiché affrontava problemi che si manifestano letteralmente alle porte della sede centrale di Facebook a Menlo Park. In quest’area il prezzo medio di una casa era quasi raddoppiato nel quinquennio tra il 2012 e il 2017, raggiungendo circa i due milioni di dollari.

Più in generale, San Francisco è una città caratterizzata da enormi disuguaglianze di reddito e la reputazione di avere il mercato immobiliare più caro degli Stati Uniti. L’intervento della Chan Zuckerberg era chiaramente mirato a compensare i problemi sociali ed economici causati dagli affitti e dai prezzi delle case, saliti alle stelle, a un livello tale che persino dipendenti con stipendi a sei cifre hanno difficoltà ad arrivare a fine mese. Per chi ha un reddito più modesto, vivere decentemente, per non parlare di avere una famiglia, è quasi impossibile.

I nuovi filantropi hanno apportato alla beneficenza uno “spirito imprenditoriale”, ma lo scopo ultimo è “distogliere attenzione e risorse dai fallimenti delle manifestazioni contemporanee del capitalismo”.

Ironia della sorte, proprio il boom del settore tecnologico in questa regione – un boom nel quale Facebook è in prima linea – è stato un importante catalizzatore della crisi. Come spiega Peter Cohen del Council of Community Housing Organizations: “A fronte di una tale concentrazione di ricchezza, il fiume di denaro che circola nel mercato immobiliare non è giustificato dallo sviluppo degli alloggi necessari a una popolazione in crescita. Si tratta semplicemente di speculazione edilizia.”

A prima vista, l’apparente generosità di Zuckerberg è un piccolo tentativo di rimediare al disastro causato dal successo dell’industria nella quale opera. In un certo senso, le sovvenzioni abitative (pari mediamente al prezzo di un vano e mezzo a Menlo Park) cercano di mettere una toppa su un problema che Facebook e altre società della Bay Area hanno causato ed esacerbato. Sembrerebbe che Zuckerberg, in uno slancio di generosità, voglia investire una parte dei proventi del capitalismo tecnologico neoliberista per cercare di affrontare i problemi di polarizzazione della ricchezza creati dallo stesso sistema sociale ed economico che ha permesso a quei proventi di accumularsi.

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Foto thenickster cc by sa

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