La legge sul prelievo speciale delle catene commerciali all’esame della Corte costituzionale

Un drappello di deputati di opposizione ha presentato alla Corte costituzionale la richiesta di esaminare la legge che ha introdotto dall’inizio dell’anno un prelievo speciale per le catene di vendita al dettaglio. Il partito Libertà e Solidarietà (SaS) è convinto che la legge voluta dalla maggioranza al governo su spinta del Partito nazionale slovacco (SNS) sia discriminatoria e ambigua, e provochi una distorsione della concorrenza nel settore delle vendite al dettaglio di generi alimentari.

Inoltre, secondo il partito il testo di legge – definito “assurdo” – non ha minimamente chiarito come verranno spesi i soldi raccolti con l’imposta speciale (stimati in 87 milioni di euro), malgrado le promesse di utilizzarli per sostenere la produzione alimentare interna e gli agricoltori nazionali. La tassa è stata fissata al 2,5% del fatturato netto delle imprese commerciali che hanno punti vendita in almeno due distretti e almeno un quarto del loro giro d’affari proviene dalla vendita di alimentari. Ne sono immuni le piccole e medie imprese e i punti vendita situati nei distretti ricompresi nell’elenco stilato dal governo dei distretti meno sviluppati del paese.

I deputati SaS si aspettano che la Corte costituzionale sospenda la legge fino a quando non deciderà se la legge rispetta o meno la Costituzione e auspicano che la Commissione europea prenda misure per evitare in futuro l’introduzione di tali leggi in Slovacchia. La legge è stata aspramente criticata dalle associazioni di consumatori che temono un rincaro dei prezzi dei generi alimentari anche di prima necessità. Gli operatori commerciali hanno anche annunciato un ricorso presso i tribunali slovacchi e la Corte europea.

Il ministro per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Gabriela Matecna (SNS) ha risposto all’azione di SaS dicendo che non ci sono stati né ci saranno aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari. Il ministro ha ribadito che l’intento del ministero è proteggere le componenti più deboli della filiera alimentare, ovvero gli agricoltori e i produttori alimentari, ai quali «vogliamo restituire tutti i soldi» incassati.

(Red)

Foto Karen282 CC0

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