Corte costituzionale, candidatura di Robert Fico scatena polemiche

Una battaglia senza risparmio di colpi è in corso da alcuni giorni sulla nomina di nove giudici della Corte costituzionale che il presidente Andrej Kiska dovrebbe scegliere nel mese di febbraio.  Sono una quarantina i candidati che aspirano a diventare giudici costituzionali, ma quello che fa più rumore è il nome dell’ex primo ministro Robert Fico, presidente del partito di governo Smer-SD, inviso a buona parte del mondo politico e che trova la forte contrarietà delle Ong più in vista che si occupano di questioni attinenti la democrazia, la separazione delle cariche e il ruolo dello Stato nella società.

Altri nomi noti sono il deputato della coalizione Peter Kresák, eletto nel partito Most-Híd, il presidente della Corte suprema slovacca Daniela Švecová, i due sottosegretari al ministero della Giustizia Monika Jankovska (Smer-SD)  ed Edita Pfundtner (Most-Híd) e l’ex candidato presidenziale e leader del partito #Siet (Rete) Radoslav Prochazka. Il Parlamento sarà chiamato a eleggere i candidati a giudice – diciotto – nella prossima sessione parlamentare che si terrà a partire dalla fine di gennaio. I nomi verranno proposti al presidente che ne nominerà nove sui tredici giudici totali che compongono il senato costituzionale. Nove infatti sono quelli che sono in scadenza a febbraio a conclusione del mandato di 12 anni.

La candidatura di Robert Fico, che ha lasciato la guida del governo dopo dieci anni nel marzo scorso, proposta dal vicepresidente del Parlamento e collega di partito Martin Glvač, ha provocato una ridda di polemiche. Glvač, che ha presentato personalmente la proposta all’ufficio di presidenza del Parlamento, ha detto che l’esperienza di Fico lo qualifica per il posto di giudice costituzionale e che nessuno ha caratteristiche migliori di lui per entrare alla Corte costituzionale. Ha anche detto che lo vedrebbe bene come presidente della corte stessa.

Già un anno fa era girata la voce di possibili mire di Fico alla Corte costituzionale, di cui peraltro vorrebbe, si dice, diventarne il presidente, una delle più alte cariche dello Stato. Era stato il quotidiano Dennik N a riportare le voci per primo, ricordando che l’attuale presidente della Corte, Ivetta Macejkova, è anch’essa in scadenza a febbraio. Voci che Robert Fico aveva subito smentito, dicendo di ambire a vincere di nuovo con il suo partito le elezioni parlamentari del 2020, e guidare un altro governo – il quarto. Tutto questo accadeva ancora prima delle sue dimissioni. Anzi, anche prima dell’omicidio di Jan Kuciak che pochi giorni dopo cambierà forse per sempre la società slovacca e presumibilmente anche il modo di fare politica in Slovacchia. Le parole di Fico sulle elezioni 2020 erano state del resto ripetute al congresso Smer-SD del mese scorso, quando aveva garantito tutto il suo impegno per un risultato vincente.

Sulla candidatura di Fico a giudice costituzionale si sono registrati diversi interventi, molti critici. La ONG Via Iuris considera Fico non esattamente un candidato che possa garantire imparzialità e indipendenza, caratteristiche richieste ad ogni giudice della Corte costituzionale. Il ruolo del tribunale infatti è controllare le azioni del governo, dando il veto a leggi o sentenze di altri tribunali inferiori, e anche decidere sulla validità di una elezione o sulla messa sotto accusa del presidente della Repubblica. Come giudice costituzionale, Robert Fico potrebbe essere chiamato a dare un giudizio sulla costituzionalità di leggi che lui stesso ha voluto. Per cui, dice Via Iuris, una carica del genere non può essere data a chi è stata a lungo primo ministro o presidente di un partito politico di maggioranza come Fico.

Veronika Remišová del partito di opposizione OLaNO ha criticato la candidatura di Fico dicendo che la Corte costituzionale «è una delle istituzioni più importanti dello Stato e sarebbe una disgrazia per la Slovacchia se la Corte costituzionale dovesse diventare la longa manus dei partiti politici». Se Fico si vuole candidare, significa che ha perso tutti gli scrupoli e il buon giudizio. Secondo il partito di opposizione Libertà e Solidarietà (SaS), Fico è un candidato assolutamente inappropriato per la carica di giudice costituzionale. Secondo Tibor Kollar, presidente del partito di opposizione Sme Rodina,  i nomi da candidare a giudici costituzionali dovrebbero provenire esclusivamente da organizzazioni professionali ed avere competenze ed esperienza. Il suo partito, ha detto, è preoccupato per il grado di indipendenza che possono garantire dei candidati politici.

Il partito di coalizione Most-Híd ha fatto sapere attraverso la sua portavoce che chiunque soddisfi le condizioni statutarie ha il diritto di candidarsi, e che deciderà i 18 candidati da votare in aula dopo l’udienza pubblica in commissione costituzionale. Ieri due suoi ministri – László Sólymos all’Ambiente e Árpád Érsek ai Trasporti – hanno dichiarato che l’ex premier Robert Fico ha i requisiti necessari, come esperienza e competenze, per diventare giudice della Corte costituzionale. Parole che lasciano intendere il sostegno del partito alle ambizioni del capo socaidemocratico.

Il presidente Kiska ha detto di vedere tra i 40 nomi di candidati alcune personalità che potrebbe nominare con piacere, ma altri non li avrebbe mai nominati. Ha spiegato che per lui esistono soltanto due requisiti per divenire giudici costituzionali: competenza e moralità e ha annunciato l’intenzione di inviare un suo rappresentante alla sessione della commissione parlamentare costituzionale dove si terrà dal 23 gennaio un’audizione pubblica di tutti i candidati.

Ieri il ministro delle Finanze Peter Kažimír, membro della direzione di Smer-SD, ha detto che se Fico viene eletto giudice alla Corte costituzionale il nuovo presidente del partito diventerebbe il primo ministro Peter Pellegrini.

(Red)

Foto FB/robertficosmersd

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