In Slovacchia si torna a parlare di leva militare obbligatoria

È tornato di attualità negli ultimi giorni il tema del servizio militare obbligatorio, istituto che era stato abolito nel 2005. Da allora le Forze armate sono composte solamente di militari professionisti.

Alcuni giorni fa il ministro della Difesa Peter Gajdoš del Partito nazionale slovacco (SNS) ha citato, parlando all’agenzia Tasr, lo scarso interesse dei giovani slovacchi ad arruolarsi nelle Forze armate, ragion per cui il suo ministero sta pensando di dare il via ad un’ampia discussione sulla possibilità di reintrodurre la leva militare. «Al momento disponiamo di personale sufficiente, in servizio attivo o nelle riserve, per svolgere i nostri compiti, ma in futuro si dovrebbe prendere in considerazione questa opzione», ha detto Gajdoš, non dimenticando che se si andasse per questa strada sarebbero necessari anche notevoli investimenti in infrastrutture e materiali. Per ora si cerca comunque di rendere la professione più attraente, e nel 2019 si potrà contare su aumenti salariali del 40%. Alla fine del 2019, grazie a un provvedimento deciso dal governo in ottobre, le Forze armate potranno contare su 17.756 militari professionisti e 4.104 impiegati civili, per un totale di 21.860 individui.

Al ministro ha risposto poco dopo il premier Peter Pellegrini, osservando che per avviare un passo di tale portata si renderebbe necessario un accordo nazionale sostenuto da un ampio consenso di tutte le forze politiche e dell’opinione pubblica. Il tutto preceduto da una grande e seria discussione pubblica. Pellegrini vuole ragionare sul lungo termine, e ritiene necessario evitare ad ogni costo «la possibilità che il prossimo governo possa avere un’opinione completamente diversa su questa questione e decida di abrogare la decisione». Il primo ministro ha comunque espresso dubbi sulla bontà dell’idea. «Abbiamo diverse generazioni di giovani che non hanno completato l’addestramento militare di base»», ha detto, lasciando intendere che «la Slovacchia potrebbe avere un problema in caso di crisi», per quanto remoto.

Il ministro delle Finanze Peter Kažimír, intervenendo sul tema, ha affermato che a suo parere il possibile ritorno del servizio militare obbligatorio dipenda dai prossimi sviluppi della situazione della sicurezza in Europa e nel resto del mondo. In ogni caso, il bilancio della Difesa è sufficientemente attrezzato per cercare di rendere più remunerativa, e dunque più attraente, la figura del soldato professionista.

Dagli alleati di governo, precisamente dal partito minore di coalizione, Most-Hid, arrivano segnali poco incoraggianti. Il suo presidente Béla Bugár ha detto che reintrodurre l’obbligo di servizio militare non è una proposta realista, anche perché l’esercito slovacco non ha né le capacità né le infrastrutture per sostenere un tale passo. Il partito pertando non sosterrà questa idea. Bugár dice che le necessità di soldati per il paese sono attualmente soddisfatte al 75%. Se si andasse verso una leva obbligatoria si dovrebbero lasciare a casa una parte di soldati professionisti per addestrare i soldati di leva. Ma in questo caso il numero di militari professionali preparati e disponibili nell’immediato per un eventuale utilizzo rapido sarebbe ancora inferiore a quello attuale.

Dall’opposizione – i partiti Libertà e Solidarietà (SaS) e OLaNO – è arrivato un secco rifiuto all’idea di tornare indietro al tempo della leva per i neomaggiorenni. Il vicepresidente di SaS ed ex ministro della Difesa Ľubomír Galko afferma che la Slovacchia, quale paese membro della NATO, non ha bisogno di un esercito numeroso, demoralizzato e poco realistico composto di soldati di leva poco inclini a servire il paese. Piuttosto, si dovrebbero risolvere alcuni dei problemi di lungo corso del mondo militari, come salari adeguati, attrezzature ed edifici moderni e condizioni sociali adatte ad un esercito del ventunesimo secolo.

(La Redazione)

Foto FB/mosr.sk

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