Dopo la COP24. Quale il ruolo dell’Europa nella lotta al riscaldamento globale?

Se la conferenza sul clima di Katowice ha finalmente dato vita a un protocollo per l’esecuzione dell’accordo di Parigi che mira a limitare i cambiamenti climatici, i dirigenti europei si sono fatti notare per la loro assenza. Un’analisi.

Il padiglione più grande nella sala E delle delegazioni nazionali alla Cop24 era quello dell’Unione europea. Quelli dell’Austria, del Benelux, della Francia, della Germania, della Polonia e del Regno Unito, tutti paesi membri dell’Ue, erano, invece, i più vistosi.

È evidente che l’Europa detiene un ruolo chiave nella lotta contro i cambiamenti climatici. A partire dal 2008, l’Ue ha intrapreso in questo senso azioni importanti in materia: gli obiettivi “20-20-20” (20 per cento in meno di emissioni di gas a effetto serra, 20 per cento in più di energie rinnovabili e 20 per cento in più di efficacia energetica) entro il 2020.

Gli Stati Uniti, al contrario, stanno andando in una direzione opposta da quando Donald Trump, le cui posizioni scettiche sul clima sono note, ha conquistato la Casa Bianca. Il Canada, nonostante gli annunci altisonanti del primo ministro Justin Trudeau in occasione del suo insediamento, non sembra intenzionato ad abbandonare il progetto di oleodotto KeyStone XL, per il raffinamento delle sabbie bituminose.

I paesi emergenti e in via di sviluppo non possono porsi come promotori di questa trasformazione, essendo stati per troppo tempo vittime delle ineguaglianze climatiche; inoltre il loro impatto carbonio per abitante resta di gran lunga inferiore rispetto a quello dei paesi occidentali. D’altronde, il nuovo presidente brasiliano Jair Bolsonaro sta seguendo l’esempio di Trump, rimettendo in discussione la fondatezza della lotta contro il riscaldamento climatico. La delegazione brasiliana ha addirittura minacciato di far saltare l’accordo finale della Cop24. La Cina, malgrado le velleità di accompagnamento del movimento mondiale per il clima, di fatto cerca di far portare il peso ad altri mentre la Turchia temporeggia epretende di essere classificata tra i paesi in via di sviluppo per beneficiare degli aiuti elargiti alla conferenza.

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Foto Akcja Demokracja cc by sa

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